QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

TFR e previdenza complementare: si può ragionarne a prescindere dagli sviluppi del sistema di welfare?

1. Introduzione

La promulgazione del D.Lgs 252 del 2005 ha fatto compiere un ulteriore passo in avanti alla definizione del secondo pilastro del sistema previdenziale in Italia. Essa si è accompagnata a vigorose polemiche, sulla posizione più o meno privilegiata da assegnare dapprima ai fondi cosiddetti collettivi e poi sul ritardo della sua effettiva applicazione. Il clamore a esse legato ha però fatto perdere di vista una serie di altri importanti punti, altrettanto controversi e intrinsecamente legati all’opzione fondamentale con quel decreto (e già in precedenza) perseguita.
In questa nota si intende esaminare criticamente i profili di quel decreto, non solo e non tanto per quanto concerne gli aspetti legati al ruolo dei fondi collettivi, bensì partendo dalle ragioni e dai problemi che sottostanno il ricercato sviluppo della previdenza complementare. Si esporranno quindi alcune osservazioni critiche sulle scelte compiute nel decreto per concludere quindi prospettando possibili linee migliorative, che, necessariamente, non possono però prescindere dall’evoluzione dello stesso pilastro di base.
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La riforma della previdenza complementare in Italia e il ruolo dei fondi pensione

1. Introduzione

La riflessione sugli sviluppi e sulle opportunità che è possibile prefigurare per il settore della previdenza complementare in forza dei principi e dei criteri di riforma fissati nella Legge 23 agosto 2004, n. 243 “Legge delega previdenziale” comporta, innanzitutto, un richiamo delle caratteristiche che qualificano la previdenza complementare quale settore fortemente connotato di rilevanza sociale.
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