Archivio della categoria 'Quaderno n.10 / 2008'
La longevità e la medicina predittiva
1. Introduzione
La nostra società è caratterizzata da un progressivo fenomeno di invecchiamento, con una elevata prevalenza di malattie croniche e degenerative ed un crescente carico di disabilità1-2-3. A livello mondiale la vita media dell’uomo è al massimo intorno agli 80 anni, mentre il suo potenziale massimo di vita (Maximum Life Span) che è specie-specifico, è di circa 120 anni, circa il doppio di quello dello scimpanzè, l’animale a noi più strettamente correlato da un punto di vista genetico (solo lo 0,6% di differenze nel genoma).
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L’assicurazione: una protagonista del New Welfare
1. Introduzione
Non più tardi dello scorso settembre, l’ex Ministro della Salute Umberto Veronesi ha dichiarato al Corriere della Sera che i bambini nati nel 2007 hanno un’aspettativa di vita di 97 anni, mentre quella delle bambine arriva addirittura a 103 anni. Un risultato — ha spiegato lo scienziato di fama internazionale — reso possibile dagli enormi progressi realizzati dalla scienza medica. Se da un lato non possiamo che rallegrarci per l’annuncio di Veronesi, dall’altro la notizia solleva una serie di interrogativi, primo dei quali è come assicurare ai futuri centenari un adeguato tenore di vita una volta concluso il ciclo lavorativo.
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Una vita più lunga: certo, ma come e a quale costo? Aspetti etici
1. Introduzione
L’argomento di questo articolo non riguarda l’invecchiamento, ma l’evoluzione verso una società che tenga conto dell’allungamento della vita (long life society).
Senza alcun dubbio la speranza di vita aumenta costantemente e anche l’età in cui si è considerati anziani si sta innalzando. In Francia, rispetto al 1945, la speranza di vita è aumentata di 17 anni per gli uomini e 19 anni per le donne. I dati relativi al Giappone sono ancor più sorprendenti: 32 anni per le donne e 28 per gli uomini. Avere 72 anni — la mia età — oggi non ha più lo stesso significato che poteva avere nel 1945 o nel 1900. In Francia, il 70% degli ultrasettantenni conduce una vita senza problemi di salute. Nel 2040 la popolazione con oltre 75 anni sarà probabilmente pari al numero degli ultrasessantenni nel 1940.
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La necessità di un ridisegno del sistema di welfare
In questo quaderno autorevoli esponenti del mondo accademico, delle professioni, uomini di finanza e assicurazione, policy makers si confrontano sul tema dell’invecchiamento della popolazione. In particolare sulle ripercussioni della longevità e dell’aumento della speranza di vita sulla sostenibilità economica dei sistemi di Welfare.
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Far fronte alla transizione demografica
1. Introduzione
Nel discorso tenuto in occasione dell’edizione del 2007 della Conferenza annuale del Club di Roma, R. Rato, direttore generale del FMI, ha elencato i tre problemi principali che ci troviamo ad affrontare oggi: 1) l’instabilità finanziaria, 2) il mutamento climatico e 3) la transizione demografica. Nessuno dei tre si risolverà se perseveriamo nel comportamento che teniamo oggi: al contrario, peggioreranno tutti. Il mondo odierno è un puzzle di successi (per es. migliori condizioni sanitarie ed enorme incremento della speranza di vita) e fallimenti (impatto ambientale, nessun progresso nella non-proliferazione delle armi, disuguaglianza e instabilità politica in aumento, surriscaldamento del pianeta, inquinamento). La velocità dei cambiamenti e la globalizzazione1 fanno sì che il mondo moderno sia molto diverso da quello di appena un secolo fa. Domani è sempre troppo tardi.
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Editoriale: Alcuni punti fermi sulla rivoluzione demografica
Ci sembra utile richiamare l’attenzione su tutta una serie di punti strategici che riguardano la rivoluzione demografica in corso, da ora verso il futuro, e che motivano la pubblicazione di questi Quaderni Europei sul Nuovo Welfare:
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