QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Archivio della categoria 'Editoriali'

Editoriale

Questo editoriale del numero 19 della rivista segna un avvenimento significativo che deve essere sottolineato. Infatti a partire da questo numero i Quaderni Europei sul Nuovo Welfare, edizione italiana, pur mantenendo come editore l’Istituto del Rischio di Ginevra, vedono l’ARIS – Associazione Ricerca Interventi Studi sull’Invecchiamento di Trieste prendere la responsabilità del manegement editoriale. Leggi tutto

Editoriale: Alcuni punti fermi sulla rivoluzione demografica

Ci sembra utile richiamare l’attenzione su tutta una serie di punti strategici che riguardano la rivoluzione demografica in corso, da ora verso il futuro, e che motivano la pubblicazione di questi Quaderni Europei sul Nuovo Welfare:
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Verso il nuovo welfare: punti di arrivo

Quasi vent’anni orsono, in un programma di ricerca intitolato “I Quattro Pilastri”, l’Associazione di Ginevra, considerando l’allungamento in vari paesi del ciclo di vita, ipotizzava che prima o poi si sarebbe cominciato a ritardare l’età della pensione. Le prime reazioni a questa ipotesi furono decisamente negative: si mandino a casa le persone più anziane — si diceva — e largo ai giovani.
Occorre tener presente che in Italia, come ha recentemente ribadito il governatore della Banca d’Italia, il tasso di occupazione nella fascia di età tra 55 e 64 anni supera di poco il 31%: oltre 10 punti in meno rispetto alla media dell’Unione Europea; quasi venti punti al di sotto dell’obiettivo per il 2010 condiviso dall’Italia al Consiglio europeo di Lisbona nel 2000.
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Editoriale


“… un uomo di sessantaquattro anni… non si dovrebbe, con tanta incosciente leggerezza, chiamare vecchio, come sarebbe stato usuale in quelle epoche in cui i denti cominciavano a cadere a trent’anni e le prime rughe apparivano a 25… al giorno d’oggi la vecchiaia, quella autentica… sarà solo dopo gli ottant’anni che comincerà…”

da La Caverna, di José Saramago (premio Nobel per la letteratura, 1998)

Come abbiamo già varie volte rilevato, si fa riferimento quasi sempre al fenomeno dell’allungamento della durata di vita, riducendolo a una questione di INVECCHIAMENTO, che comporta implicitamente la perdita più o meno graduale dell’autonomia fisica e anche mentale degli individui. Tale perdita comporta chiaramente un grosso problema per il futuro del Welfare.
Il primo passo strategicamente vincente da fare, è di dare spazio e facilitare la presa di coscienza e la valorizzazione della fascia di età che comincia verso i sessanta anni e che si estende al di là degli ottanta, come periodo di SVECCHIAMENTO: cioè l’aumento, rispetto alle stesse classi di età del passato, della capacità di essere attivi e in ben miglior stato di salute.
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La riforma del Welfare: una sfida europea

Per molti governi europei, che devono affrontare una situazione globalizzata e sempre più permeata da una grande insicurezza economica, il modello sociale è diventato sempre più fonte di preoccupazione e questione di grande rilievo, poiché coinvolge direttamente il progetto di vita di milioni di cittadini. Condizione che impone all’Europa l’urgenza di introdurre “dosi massicce” di riforme per salvare il welfare e nello stesso tempo non pregiudicare il processo di integrazione europea. Per questa ragione non stupisce che vi siano state diverse proposte, e certamente altre ve ne saranno, non solo da parte dei governi, sulla riforma del sistema di sicurezza sociale.

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Editoriale

“La società invecchia” — quante volte abbiamo letto o sentito questa frase. Ma si tratta di una affermazione e di una visione sbagliata! L’allungamento del ciclo di vita si accompagna, nella grande maggioranza dei casi, con un miglioramento delle condizioni fisiche e mentali: di fatto entriamo in una società in fase di “svecchiamento” (counter-ageing society). Le generazioni in età avanzata sono oggi chiaramente più “giovani” di quanto non lo fossero nel passato.
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