QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Archivio di febbraio, 2020

Coronavirus: una menzogna globalizzata

Alle prime notizie sulla lotta alla diffusione dell’infezione da coronavirus in Cina, il sospetto nasceva che, al di là dell’informazione ufficiale, la mortalità causata dal coronavirus fosse assai più alta. Invece, dopo la diffusione dell’infezione in altri Stati, risulta chiaramente, molto chiaramente, come la pericolosità di quest’infezione sia eguale a quella di ogni altra influenza che ogni anno si diffonde nel mondo, sempre a partire dalla Cina, all’inizio della stagione invernale. Non ho la competenza politica per individuare le giustificazioni degli attuali allarmismi, salvo annotarne il danno all’economia cinese e agli scambi commerciali con la Cina. Personalmente, dopo aver insegnato i meccanismi delle infezioni nel Corso di Patologia generale che per quasi quarant’anni ho svolto in un paio di Università italiane, sono sorpreso del coinvolgimento di infettivologi esperti nelle attività di governo volte a isolare i focolai infettivi (illusione), mentre questi esperti non abbiano piuttosto consigliato di concentrare l’attenzione dei politici sull’isolamento efficace (non così facile) di individui ad alto rischio di mortalità in ogni patologia influenzale, come pazienti in reparti di rianimazione, pazienti oncologici o individui allergici o trapiantati in trattamento antiblastico, anziani defedati, individui malnutriti e vegani. Considerato che per tutti gli altri si tratta di non più di un raffreddore.

Aggiornamento 19 marzo 2020

Invero, sulla base dei dati emersi dall’esperienza italiana, non conosciuti quando ho scritto l’articolo, si chiarisce il perchè i cinesi si sono dati da fare così tanto: che oltre alla percentuale di decessi nei pazienti a maggior rischio (per età e altre patologie concomitanti) di circa il 5% in ogni epidemia influenzale, in questo caso una percentuale aggiuntiva di individui non irrilevante (10%) che per predisposizione genetica o altre cause risultano maggiormente vulnerabili (in ogni epidemia influenzale una porzione di individui ammala più gravemente degli altri) in effetti, dicevo, una percentuale del 10% degli individui, anche relativamente giovani, va incontro a morte se non debitamente assistita con ventilazione/ossigenazione forzata. Il meccanismo consiste nella induzione da parte di questo virus di una potente infiammazione all’esterno dell’epitelio delle vie aeree (polmonite interstiziale) e conseguente grave riduzione della diffusione dell’ossigeno dagli alveoli polmonari ai vasi capillari sanguigni degli alveoli. In base a questa conoscenza, appare molto giustificato rallentare la diffusione dell’infezione virale (in mancanza di un vaccino, fermarla è impossibile) così da poter disporre nel tempo di unità di assistenza provviste di apparecchiature per la ventilazione sufficienti per il maggior numero possibile di pazienti gravi. 

Dunque, vale quanto ho affermato al riguardo della grave necessità di isolamento di anziani ammalati mentre appare opportuno anche l’auto-isolamento di buona parte della popolazione fino a un consistente rallentamento della diffusione dell’infezione. 

Il rischio di decesso a seguito di incidenti stradali negli ultimi decenni in Italia: la super-mortalità giovanile e senile


1 – Generalità e significato degli indicatori

Gli incidenti stradali rappresentano da molti anni a questa parte un problema sociale e di salute pubblica di estrema gravità, stante che la stessa O.M.S. li ha recentemente collocati al nono posto, su scala mondiale, tra le principali cause di morte della popolazione adulta (O.M.S., 2018). Con riguardo al nostro Paese e ad epoche recenti, nonché considerando i soli incidenti con esito letale, ai circa 8000 casi che annualmente si verificano in ambiente domestico e ai 1400-1500 che invece avvengono nell’ambito lavorativo, fanno riscontro, collocandosi grosso modo a metà strada, quelli che si osservano sulle strade, che danno luogo mediamente a 3300-3500 decessi (ISTAT-A.C.I., 2018) . Leggi tutto