QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Archivio di aprile, 2018

La “vittimizzazione” della popolazione anziana in Italia: alcuni indicatori statistici

1– Note introduttive

Negli anni recenti, un vivo interesse è stato rivolto alla necessità di un ampliamento e adeguamento del concetto di “sicurezza sociale”, ponendo in particolare risalto l’individuazione e la precisazione del tipo di interventi per la prevenzione e l’assistenza alle persone anziane.

Solamente negli anni a noi più vicini i danni e le difficoltà subiti dalle vittime di svariati crimini sono stati portati all’attenzione dei governi su scala internazionale; ciò spiega la scarsa conoscenza dei fenomeni connessi alla cosiddetta“vittimizzazione”, anche in relazione alle notevoli disparità nei vari sistemi di giustizia civile e penale, frutto di differenziazioni più o meno marcate in campo legale, sociale ed economico, sia pur in presenza di un’apparente somiglianza delle istituzioni politiche e delle procedure amministrative.

La “vittimologia” è la disciplina che si occupa delle conseguenze di violazioni dei diritti delle persone, in presenza di eventi criminosi che consentano l’individuazione delle parti offese nonché, più in generale, dei comportamenti che intercorrono tra autori e vittime dei reati.

La finalità principale delle ricerche inerenti la disciplina suddetta è quella di prevenire comportamenti lesivi dell’altrui incolumità o, comunque degli altrui interessi. Ciò può attuarsi in primo luogo accertando l’esistenza di predisposizioni nelle vittime ad essere tali attraverso l’individuazione e lo studio di “fattori di rischio” o di vulnerabilità. Si tratta di caratteristiche socio-demografiche o riconducibili a stili di vita che possono in qualche modo condurre i soggetti in esame a subire episodi criminosi. La letteratura in questo senso ha permesso di individuare alcune categorie di persone – quali, ad esempio, le donne, gli immigrati, gli anziani – maggiormente esposte al rischio di subire reati.

In definitiva, nel generale contesto dei fenomeni di vittimizzazione, appare evidente come la categoria degli anziani presenti aspetti del tutto peculiari, data la maggiore vulnerabilità determinata, com’è logico, dai numerosi svantaggi di ordine psico-fisico e socio-economico connessi con l’età avanzata. In presenza di efficienza fisica e capacità cognitive ridotte, di vista e udito spesso seriamente compromessi, di scarse o nulle possibilità di difesa personale, nonché di costi considerevoli per procurarsi qualche forma di assistenza, moltissimi anziani vivono una vita prevalentemente solitaria, risultando in buona parte o del tutto dipendenti dalle cure dei parenti, dei vicini di casa o dei servizi sociali.

2 – Informazioni statistiche di base e principali risultati

Nel 2016 l’ammontare dei residenti in Italia in età 65 anni e oltre è stato stimato dall’Istat in circa 13 milioni e 200 mila unità, pari al 22,0% dell’intera popolazione. Detto ammontare risultava di 2,8 punti percentuali superiore rispetto al corrispondente valore medio (19,2%) dell’intera Unione Europea, e di 1,8 punti rispetto all’analogo dato italiano (20,2%) del 2008. E’ anche da dire che il processo di invecchiamento della società italiana proseguirà con assoluta certezza nei prossimi anni, tanto che – secondo le previsioni Istat del 2017 – la quota di anziani salirà dal 26,1% nel 2030 fino al 33,1 del 2050.

Stante il tipo di evoluzione demografica sopra delineata, è il caso di evidenziare come l’accresciuto peso, in termini sia assoluti che relativi, della popolazione in età avanzata comporti, come fatale conseguenza, l’aumento del numero di individui che vivono situazioni di fragilità psico-fisiche e socio-economiche, con ciò compromettendo fortemente le condizioni generali di sicurezza della società.

E’ comunque il caso di rimarcare che nel nostro Paese il fenomeno della criminalità a danno delle persone anziane è sostanzialmente sottostimato e poco conosciuto, malgrado il sopra menzionato tendenziale aumento numerico delle età avanzate. Si tratta di un campo di indagine ancora poco sviluppato che sembra, di fatto, destare minore interesse – sul piano sia scientifico che giudiziario – rispetto a quanto riguarda altre categorie di vittime. Occorrerebbe al contrario, appunto in ragione delle caratteristiche peculiari delle persone colpite dai crimini, prestare particolare attenzione ai reati contro gli anziani, le cui conseguenze sono solitamente più gravi di quelle subite dai più giovani, sia per quanto si riferisce all’incolumità fisica, sia con riguardo agli aspetti negativi psicologici e socio-economici.

Le principali fonti qui utilizzate per lo studio del fenomeno della “vittimizzazione” degli anziani in Italia, sono rappresentate dalle statistiche della delittuosità e della criminalità raccolte dagli organi periferici del Ministero degli Interni. I dati vengono quindi trasmessi all’Istat che ne controlla la qualità e l’attendibilità, successivamente curandone la diffusione al pubblico. Tali rilevazioni offrono un quadro senz’altro interessante del fenomeno della criminalità “subita”; tuttavia, mentre nel caso degli omicidi le statistiche sono certamente attendibili ed esaustive, circa gli altri crimini è da dire che la raccolta dei dati risulta non poco influenzata – sia in termini quantitativi che qualitativi – dalla più o meno marcata “propensione” delle vittime a sporgere denuncia alle autorità preposte. Il livello di tale propensione può assumere proporzioni differenti e dipendere da svariate motivazioni, così come può essere molto variabile in relazione alla zona geografica. La diversa inclinazione degl’individui danneggiati a denunciare può essere inoltre dovuta alla mancanza di fiducia nelle istituzioni, oppure a uno sbilanciato rapporto costi-benefici, ovvero quando si possono avere particolari interessi a non rendere pubblico il torto subito, ad esempio per timore di ritorsioni o di perdita d’immagine.

Passando a descrivere i principali risultati di questo lavoro, saranno presi in sistematico esame i valori dei “tassi di vittimizzazione” degli ultra 65-enni contenuti nella Tabella 1, che sono espressi dal rapporto (per 100.000) tra il numero degli anziani che hanno subito un reato nell’anno di riferimento e l’ammontare medio della popolazione residente dell’anno stesso, appartenente alla medesima classe di età.

Se si esaminano i valori riferiti al 2016 degli indicatori sopra descritti, si nota in primo luogo che i “furti” (2190 per 100 mila), i “danneggiamenti” (330) e le “truffe e frodi informatiche” (160) sono i reati che colpiscono le persone in età avanzata con maggiore frequenza. Inoltre, ancora con riguardo al 2016, è immediato riscontrare livelli di rischio di vittimizzazione assai differenziati in relazione alle tipologie di reato e al sesso delle vittime: ad esempio, gli ultra 65-enni di sesso maschile subiscono molto più spesso i “furti” rispetto alle donne (nell’ordine 2.773 per 100 mila contro 1.521). Le disparità tra i generi appaiono anche rilevanti a svantaggio delle donne per la particolare tipologia dei “furti con destrezza” (368 per 100 mila contro i 317 dei maschi) e quella dei “furti con strappo” (54 e 19 per 100 mila rispettivamente per femmine e maschi).

Per dar conto di alcune delle cifre sopra citate occorre tra l’altro tener presente il numero assai rilevante dei nuclei familiari composti solamente da una o due persone anziane (quasi un quarto delle famiglie italiane in totale nel 2016): tali persone sono chiaramente esposte a un forte pericolo di subire reati quali, in particolare, furti e truffe. Si consideri, inoltre, che la gran parte di dette persone è costituita da donne rimaste sole a seguito di vedovanza, ciò aggrava le situazioni di solitudine ed emarginazione sociale che di per sé rappresentano indubbi fattori di rischio.

Sembra il caso di osservare che, allo scopo di contenere il numero dei crimini come quelli cui sopra si è fatto cenno, sarebbe utile alle autorità politico-amministrative impostare piani di protezione per gli anziani quali, ad esempio, campagne di comunicazione dirette alla pubblica opinione e anche corsi di formazione per gli addetti ad organismi assistenziali, ovvero, su scala locale, iniziative specifiche per il controllo della sicurezza nel territorio.

Per quel che concerne le vittime di “danneggiamenti”, è da rimarcare che tali reati colpiscono in misura dissimile i due sessi, in ragione di una netta prevalenza di quelli che riguardano il sesso maschile: gli indicatori del 2016 segnalano 493 e 138 casi per 100 mila in relazione, nell’ordine,

agli uomini e alle donne, mentre con riferimento al 2008 si riscontrano, rispettivamente, 442 crimini contro 109. Ma disparità non dissimili si osservano con riguardo alle “truffe e frodi informatiche”, stante che le vittime più esposte sono comunque di sesso maschile: a un tasso del 2016 pari per gli uomini a circa 200, si contrappone un indice femminile di soltanto 122 casi per 100 mila. Viceversa, le differenze tra i sessi non appaiono particolarmente pronunciate in relazione alle “rapine in abitazione”: 6,7 e 8,3 per 100 mila, rispettivamente, per femmine e maschi.

Allo scopo di dar conto dell’andamento temporale degli indicatori in oggetto, conviene far riferimento alle differenze percentuali figuranti nella Tabella 2. Basta dare uno sguardo d’insieme al segno algebrico, positivo nella gran maggioranza dei casi, di tali differenze, per constatare un deciso e generalizzato aumento di intensità – nel sia pur breve periodo considerato – del fenomeno della vittimizzazione che colpisce la terza età. Particolarmente marcata, ad esempio, appare la crescita del rischio per gli anziani di subire crimini di tipo predatorio: tale è il caso dei “delitti informatici” (+192%) e dei “furti” (+71%).

Infine, prendendo in considerazione la distinzione tra i sessi, i valori della Tabella 2 mostrano che dal 2008 al 2016 l’aumento più forte per il sesso maschile (+290%) è ancora da attribuire ai “delitti informatici”, cui seguono i “furti con destrezza” (+95%), e le “truffe e frodi informatiche” (+55%). Con riguardo al sesso femminile sono invece decisamente in crescita i “furti con destrezza” (+69%), le “lesioni dolose” (+69%) e i “delitti informatici” (+50%). Contestualmente, tuttavia, altri tipi di crimini sono calati di numero in relazione ad entrambi i sessi: è questo il caso degli “incendi”

(-46%), nonché delle “rapine in esercizi commerciali” (-21%).

Tab.1 – Residenti in Italia ultra 65-enni vittime di reati negli anni indicati.
Tassi di “vittimizzazione” (valori per 100.000 abitanti)

Fonte: elaborazioni dell’autore su dati dell’Istat e del Ministero dell’Interno.

 

Tab. 2 – Differenze percentuali tra i tassi di “vittimizzazione”
(tab.1) del 2016 e quelli del 2008

Fonte: elaborazioni dell’autore su dati dell’Istat e del Ministero dell’Interno.

3 – Osservazioni conclusive

I dati sopra brevemente analizzati mostrano come le persone in età avanzata siano fortemente esposte ai fenomeni di criminalità e quanto sia necessaria una generalizzata campagna di informazione, che fornisca suggerimenti e norme di comportamento utili ad evitare a tali persone di incorrere in situazioni di pericolo. Il problema della vittimizzazione degli anziani s’impone dunque in modo impellente, così da sollecitare soluzioni orientate sia ad una più profonda solidarietà sociale, sia verso una sorta di rivalutazione della cosiddetta terza età.
Il certo e inevitabile processo di invecchiamento demografico, che caratterizza la nostra come le altre popolazioni sviluppate, comporta la necessità di preparare adeguatamente tutte le parti in causa – governi, società civile, settore privato, comunità assistenziali e famiglie – al conseguente forte incremento numerico dei contingenti in età senile, così da adattare le istituzioni politico-amministrative nazionali e locali all’incedere prepotente di un mondo che invecchia.
Quanto mai necessario sarebbe, in primo luogo, garantire alle persone anziane condizioni di dignità e sicurezza, fornendo loro un sicuro accesso ai servizi sociali e alle cure mediche di base, oltre – possibilmente – ad un reddito minimo che gli conferisca autonomia e l’indipendenza economica in misura almeno sufficiente.
Pure importanti risulterebbero interventi volti a rafforzare il senso di “utilità” degli individui, valorizzando le opportunità e le capacità proprie delle persone in età avanzata, quali, ad esempio, la maggior disponibilità di tempo libero, nonché il possesso di un prezioso patrimonio di conoscenze, regole e valori da trasmettere ai più giovani, con ciò favorendone, al contempo, il reimpiego in concrete attività, così da introdurre, a loro beneficio un più ampio concetto di produttività.
In relazione a quanto sopra accennato, è da segnalare che già ora esistono sporadiche ma interessanti esperienze di coinvolgimento degli anziani come forze ausiliarie per la sorveglianza in alcuni musei comunali, e così pure per attività di pulizia di strade e parchi cittadini organizzate da associazioni di quartiere.
Si consideri, infine, l’assoluta necessità di supportare le strutture sanitarie, le comunità e le famiglie perché siano garantite alle persone in età avanzata più fragili e talora non indipendenti – anche nel lungo periodo – l’assistenza e le cure necessarie ad assicurare loro condizioni di vita sufficientemente dignitose o comunque accettabili.

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Dr. Velia Bartoli: Ricercatore di Statistica presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Uno studio sulle capacità cognitive degli anziani di Trieste

1. INTRODUZIONE

Trieste, città italiana capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia è la più piccola provincia d’Italia con una superficie di soli 212 km quadrati e per dare un quadro conoscitivo di questo territorio servono informazioni e conoscenze tali da poter comprendere l’emergere di necessità e priorità di intervento.
Le caratteristiche demografiche della popolazione consistono in 208.781 abitanti con il 27,51% di persone dai 65 anni in poi, con una maggior presenza femminile 34.854 femmine contro 22.540 maschi in tutte le fasce di età over 65. Gli ultraottantenni sono più di 18.000 e 2.616 persone hanno più di 90 anni. La suddivisione tra anziani (65-74 anni) e grandi anziani (dai 75 anni in poi) permette di individuare come la percentuale di crescita sia costante nel tempo per entrambe le fasce, ma risulti maggiore nella fascia over 75. L’aumento dell’aspettativa di vita è ovviamente positivo, in linea generale, e per molti anziani attesta l’esistenza di buone condizioni di salute. Leggi tutto