QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Evidenza da base dati Health for All

Grafico 19 – Spesa farmaceutica pubblica e privata, % spesa sanitaria pubblica e privata
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fonte: elab. Reforming su HfA

 

Grafico 20 – Spesa farmaceutica pubblica e privata, pro-capite US $ PPP
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fonte: elab. Reforming su HfA

 

Grafico 21 – Spesa farmaceutica pubblica, % spesa farmaceutica pubblica e privata

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fonte: elab. Reforming su HfA

I dati di fonte Ocse non permettono, come si è visto, di separare la spesa per farmaci in senso stretto da quella per le piccole apparecchiature medicali (i cosiddetti “non durables”). Il distinguo è importante perché si tratta di prodotti diversi, nell’utilizzo terapeutico (comprese complementarietà/sostituibilità con altre terapie), nei soggetti imprenditoriali, nei mercati.
I Grafici 19, 20 e 21 utilizzano dati di fonte HfA per focalizzare l’analisi sui farmaci. Il Grafico 19 riporta, per il periodo dal 1983 al 2011, la quota della spesa farmaceutica complessiva (pubblica e privata) sulla spesa sanitaria complessiva (pubblica e privata). La prima impressione, a colpo d’occhio è che la variabilità dei Paesi attornio alla media Ue-15 sia alta. La quota farmaceutica della spesa sanitaria sembra segue seguire logiche diverse e probabilmente anche rispondere a vincoli diversi. Di per sé questa evidenza non indica la presenza di devianze e di problemi (necessari approfonditi case-study Paese per trarre conclusioni di questo genere). Tanto più che, se si separano i Partner maggiori e relativamente più simili (Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) dagli altri, la variabilità si restringe e, anzi, sembra emergere anche una lenta convergenza verso una quota simile; convergenza interpretata soprattutto dal dato Italia che , molto più lato della media Ue-15 a fine anni ’80 (+7 p.p.), plana gradualmente sulla media raggiungendola a fine periodo.
Una lettura simile può esser data anche del Grafico 20, che riporta la spesa farmaceutica pro-capite in US$ PPP. In tutta Europa è evidente un trend comune che guida la crescita della spesa dal 1983 ad oggi. Attorno a questo trend c’è una discreta variabilità che, tuttavia, se l’analisi si restringe ai Partner maggiori e relativamente più simili tra loro (Francia, Germania, Italia, Spagna), sembra ridursi e, al netto degli effetti della recente crisi finanziaria, probabilmente rispondere anche a lente tendenze alla convergenza. A questa lettura fa però eccezione il Regno Unito, dimostrando che l’interpretazione delle dinamiche sono complesse e non immediatamente categorizzabili. L’Italia, costantemente al di sopra della media tra la fine degli anni ’80 e il 2007-2008, cade al di sotto della media negli ultimi anni, anche se lo stacco è contenuto e, quasi sicuramente, attribuibile agli effetti della crisi finanziaria e alle misure adottate per fronteggiarla.
Se ne può trarre una undicesima riflessione (XI). Sia in quota di spesa sanitaria (pubblica e privata) che in valori assoluti pro-capite, la spesa farmaceutica (pubblica e privata) mostra una significativa variabilità in Europa, ma questa variabilità di riduce se il confronto è effettuato tra i Partner maggiori e più direttamente comparabili (per dimensioni geografiche, popolosità, Pil) e se si prescinde dagli ultimi anni (post 2008) troppo influenzati dagli effetti della crisi finanziaria. Se ci si concentra su questo gruppo di Paesi, si riesce anche a riconoscere una sia pur lenta convergenza verso grandezze comuni. Sicuramente un processo di convergenza lo ha compiuto l’Italia, a fine anni ’80 nettamente al di sopra della media Ue-15 e dei valori di Francia, Germania e Regno Unito, e poi in graduale avvicinamento. La quota di farmaci nella spesa sanitaria italiana ha sempre contato molto di più che negli altri Paesi, e solo negli ultimi anni i valori sembra esservi “normalizzato”.

Per completare il focus sulla farmaceutica, c’è l’ultimo grafico sui dati HfA, il Grafico 21. Utile dedicarvi alcune osservazioni, perché potrebbe apparire in contraddizione con l’evidenza riportata nei grafici precedenti (il 19 e il 20).
Il Grafico 21esprime la quota di spesa farmaceutica pubblica sulla spesa farmaceutica complessiva (pubblica e privata). Grafici 19 e 20 mettono in evidenza la posizione dell’Italia, che da sempre ha speso in farmaci, nel complesso del canale pubblico e privato, significativamente più dei Partner Europei, sia come quota sulla spesa sanitaria che in valori assoluti pro-capite. Adesso il Grafico 21 getta luce sullo spaccato della spesa farmaceutica e fa comprende come canale pubblico e canale privato abbiano seguito dinamiche diverse e opposte. Un incrocio di evidenze, questo, molto significativo dal punto di vista della policy.
Prima di passare a commentare da vicino i dati Italia, uno sguardo di insieme alle dinamiche segnalate nel grafico. Il peso della spesa pubblica sulla spesa complessiva è molto diversificato tra Paesi. Tuttavia, anche qui, se l’analisi si focalizza sulla media Ue-15 e sui Partner più direttamente comparabili, la variabilità si assottiglia, non solo tra Paesi ma anche nel tempo: i valori sono vicini tra loro e anche sufficientemente stabili nel tempo (cfr. Austria, Francia, Germania, Portogallo, Regno Unito). Unica eccezione: l’Italia. Per l’Italia, il rapporto tar farmaceutica pubblica e farmaceutica complessiva parte da valori allineati alla media uew-15 a fine anni ’80, ma poi subisce una drastica riduzione che lo stacca dalla media di oltre 20 p.p.. Come già ricordato altre volte, sono gli anni del riaggiustamento di finanza pubblica, che ha agito pesantemente sia sulla sanità che sulla farmaceutica pubblica. Dopo il picco negativo del 1996, la quota pubblica ha una risalita che la riporta a -9 p.p. dalla media Ue-15, e poi si avvia lungo un trend di leggere diminuzione che si conclude nel 2010 con uno stacco dalla media Ue-15 di -18 p.p..
Se ne può trarre la riflessione numero dodici (XII). In un quadro europeo in cui i maggiori Partner sembrano aver acquisito (non per prescrizione regolatoria ma per evoluzione naturale) una proporzione quasi strutturale e comune (che rispecchia probabilmente la condivisione di fabbisogni, farmaci, protocolli terapeutici, e rapporti tra costi e risorse disponibili), l’Italia si stacca da tutto il gruppo. La diagnosi generale è quella che si è proposta: il controllo e la compressione della spesa pubblica si sono esercitati con particolare forza sul capitolo della farmaceutica, soprattutto per la preparazione all’ingresso nell’Euro (1990-1995) e anche successivamente. Ma questa spiegazione non basta, e non solo perché la quota pubblica è diminuita mentre la spesa farmaceutica complessiva convergeva alla media Ue-15 (Grafici 19 e 20) partendo da livelli significativamente più alti. Dietro quella compressione di spesa, avvenuta spesso in maniera rozza (con tagli dei prezzi, revisione dei Prontuari, rallentamenti all’ammissione in fascia “A” e in fascia “H”, meccanismi di pay-back), ci sono le riforme incompiute, sia quelle della sanità nel suo complesso che quelle in particolare della filiera del farmaco. Le riforme avrebbero permesso (permetterebbero in futuro) di organizzare in maniera ottimale la composizione della spesa tra funzioni e capitoli, guadagnando in qualità e anche in duttilità. Avremmo probabilmente visto per l’Italia delle proporzioni tra capitoli di spesa più allineate ai valori dei Partner europei.

La filiera del farmaco di riforme in sospeso ne ha tante: dall’ammodernamento della distribuzione al dettaglio e all’ingrosso, allo sviluppo definitivo delle copie economiche dei prodotti off-patent, all’adozione di schemi di regolazione coordinati sul lato domanda e offerta, all’avvio di forme equilibrate e trasparenti di selettività alle prestazioni farmaceutiche pubbliche, al superamento della frammentazione regionale o addirittura infraregionale che è causa di sovracosti amministrativi soprattutto in fascia “H”.
Insomma, la replica a quell’evidenza così forte per l’Italia non può essere soltanto una critica alla compressione di spesa. La risposta deve tentare di essere molto più costruttiva e, in alcuni casi, lasciare spazio ad “autocritiche”.


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