QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Finanziare il welfare – 4. Demografia, Occupazione e Produttività in Europa e Us

Tavola 6a – Indicatori di dipendenza strutturale corretti per occupazione e produttività, scenario peggiore

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fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat, Ocse e Us Bureau of Census

 

Tavola 6b – Indicatori di dipendenza strutturale corretti per occupazione e produttività, scenario intermedio

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fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat, Ocse e Us Bureau of Census

 

Tavola 6c – Indicatori di dipendenza strutturale corretti per occupazione e produttività, scenario ottimista

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fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat, Ocse e Us Bureau of Census

La Germania rappresenta un caso particolare. Nel 2015, I1 e i2 hanno valori nettamente inferiori alla media UE-27. Nonostante ciò, la dinamica, trainata soprattutto dalla demografica, porta a superare il 11% nel 2030 e il 134% nel 2060, con un incremento di 50 p.p., superiore a quello dell’Italia e paragonabile solo a quello della Spagna. I2 passa da poco più del 101% del 2015, al 110 del 2030, a oltre il 142 del 2060, con un +41 p.p., inferiore a quello della Spagna ma paragonabile a quello dell’Italia.

 La Francia, pur partendo da valori più elevati della Germania, e non molto distanti da quelli dell’Italia, sperimenta una dinamica più lenta. I1 passa da quasi il 91% del 2015 al 106 del 2030, al 117 del 2060, +27 p.p. circa. Mentre I2 dal 109% del 2015, al 125 del 2030, al 137 del 2060, +28 p.p. circa.

 È il Regno Unito il Paese europeo con gli indicatori più favorevoli, più vicini a quelli degli Us e nettamente più bassi della media UE-27 e degli altri Partner europei. I1 passa da circa l’80% del 2015, al 94 del 2030, a oltre il 104 del 2060, +24 p.p. circa. I2 dal 102% del 2015, a oltre il 115 del 2030, al 128 del 2060, +25 p.p. circa.

 Nello scenario peggiore, ad invarianza di occupazione e produttività, si possono riconoscere due linee di separazione:

  • tra UE-27 e Us, con l’Europa che fronteggerà problemi di sostenibilità degli inattivi significativamente più accentuati che negli Stati Uniti;

  • e tra Regno Unito, Francia e Germania da un lato e Spagna e Italia dall’altro, con questi ultimi che, pur in un contesto complessivo deterioramento degli indicatori di dipendenza, devono fronteggiare i livelli e le dinamiche più elevate.

 Alla luce di questi risultati e di quelli del Capitolo 3. L’Italia sembra toccata da una duplice linea di demarcazione: una esterna, di allontanamento da Paesi in cui le combinazioni di demografia e economia sono più virtuose; e una interna, di spaccatura, lungo le stesse dimensioni, tra il Centro-Nord e il Mezzogiorno.

 Le Tavole 6b e 6c ripropongono i calcoli degli stessi indicatori I1 e I2 ma in due scenari alternativi, paralleli a quelli già sviluppati nel Capitolo 3. Nella Tavola 6b si ipotizza che, a parità di produttività per occupato ferma al livello del 2007, il tasso di occupazione sia dappertutto, anche negli Stati Uniti, pari al 75%, il target dell’”Europa 2020”. Nella Tavola 6c si aggiunge l’ipotesi che tuti i Paesi condividano lo stesso livello di produttività. In altri termini, che in tutti i Paesi un occupato abbia lo stesso “peso”. Per i Paesi europei questa ipotesi implica una convergenza immediata al livello di produttività della Francia, mentre per gli Stati Uniti un passo indietro sul piano della produttività (un controsenso che si è voluto lasciar, in modo tale da mantenere gli scenari basati su poche semplici e intelligibili ipotesi).

 Nel passaggio dalla Tavola 6a a quella 6b e a quella 6c, tutti gli indicatori di dipendenza migliorano, ma i miglioramenti più significativi avvengono in Spagna e in Italia, lì dove i tassi di occupazione e la produttività hanno valori inferiori rispetto agli altri paesi e rispetto ai target di policy.

 Confrontando le tre tavole, si giunge ad una conclusione speculare a quelle riguardante il gap tra ripartizioni Italia nel Capitolo 3.. Miglioramenti solo sul fronte occupazionale non sono sufficienti a chiudere le divaricazioni tra Paesi europei e tra l’Europa e gli Us. È necessario che si producano miglioramenti sia sul fronte dell’occupazione che su quello della produttività.

 Solo nello scenario con doppia convergenza (occupazione e produttività), Spagna e Italia appaiono allineate alla media UE-27 e soprattutto i valori degli altri principali Partner europei. E solo in questo caso, il gap tra Europa e Us sembra scendere a livelli compatibili con gli equilibri internazionali (cfr. infra).

 Ma, proprio come nel caso del gap tra ripartizioni Italia, si deve essere consapevoli della distanza che corre tra lo scenario peggiore e quello ottimistico. Per l’Italia questa distanza conta circa 19 p.p. di occupazione nella fascia di età 15-64, circa 15 p.p. nella fascia 20-64, e circa 8 punti percentuali di produttività per occupato. Per l’UE-27 la distanza conta, rispettivamente, circa 10 p.p. di occupazione 15-64, 7 p.p. di occupazione 20-64, e circa 24 p.p. di produttività per occupato.

 Si riuscirà a raccogliere la sfida? Nel rispondere bisogna considerare che colmare i gap tra Spagna e Italia e i Paesi più virtuosi in Europa, e il gap tra l’UE-27 e gli Us, serve a raggiungere un quadro strutturale che comunque continua a presentare delle difficoltà e delle insidie. Nello scenario ottimistico (Tavola 6c), in Ue-27, I1 crescerà di oltre 33 p.p. da oggi al 2060, e I2 di oltre 34 p.p.. In Us, I1 di circa 18 p.p., e I2 di circa 14 p.p.. Anche dopo faticose, e tutt’altro che pronte, convergenze nell’occupazione e nella produttività, sia in Europa che negli Stati Uniti l’equilibrio tra demografia, economia e società avrà ancora bisogno di soluzioni e di interventi.


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