QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Finanziare il welfare – 4. Demografia, Occupazione e Produttività in Europa e Us

Tavola 4 – Tassi di occupazione nella fascia di età 20-64

salerno-tab4

fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat (click per ingrandire)

 

Grafico 2 – Tassi di occupazione totali ella fascia di età 20-64

salerno-fig2

fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat (click per ingrandire)

Italia fanalino di coda anche per il tasso di occupazione femminile tra 20 e 64 anni, ultima anche dopo la Spagna che, nel 2012, mostra invece un tasso di occupazione complessivo inferiore a quello italiano. Il tasso di occupazione femminile italiano, 50,5% nel 2012, è di circa 12 p.p. inferiore alla media UE-27, e di oltre 20 p.p. inferiore rispetto alla best performer Germania.

Il tasso di occupazione 15-64 è il dato necessario per integrare il primo indicatore di dipendenza strutturale. Per il secondo indicatore sarebbe necessario il tasso di occupazione 25-69, che però il database Eurostat non mette a disposizione. Si ricorre al tasso più vicino, quello relativo alla fascia di età 20-64, consapevoli che probabilmente si sta compiendo una approssimazione per eccesso, che si tradurrà in una sottostima dei tassi di dipendenza strutturale corretti per occupazione e produttività. La differenza tra i due tassi potrebbe, tuttavia, esser meno ampia di quanto si può supporre, soprattutto per Paesi come l’Italia in cui l’elevata disoccupazione giovanile (tra 20 e 25 anni) compensa o addirittura più che compensa il ritiro dal lavoro dopo i 64 anni (tra i 65 e i 69 anni). La scelta della fascia di età 20-64 influisce solo nello scenario di simulazione in cui si ipotizza che restino invariati i tassi attuali (cfr. infra). Negli scenari in cui si ipotizza il raggiungimento del target occupazionale di “Europa 2020”, la scelta è ininfluente.

Per completare la costruzione degli indicatori di dipendenza strutturale corretti, la Tavola 5 introduce le produttività del lavoro. I dati sono di fonte Eurostat per i Pesi europei, e Ocse per gli Stati Uniti. Si tratta di valori relativi posti pari all’unità quelli della Francia, il Paese che fa registrare i livelli più elevati di Pil per occupato. I dati dell’Italia differiscono da quelli descritti al precedente Capitolo 3: in quel caso la produttività è misurata come rapporto tra valore aggiunto reale ai prezzi base (serie chain-linked) e occupati complessivi; in questo caso, i database Eurostat e Ocse obbligano a considerare il Pil reale ai prezzi di mercato (serie chain-linked) in rapporto agli occupati complessivi.

L’uso di due definizioni di produttività diverse non compromette l’analisi. Quello che si cerca, infatti, non è il valore assoluto del valore aggiunto o del Pil per occupato, ma un ranking relativo tra Paesi, di modo da poter considerare gli occupati in termini di produttività equivalente.

La Tavola 5 descrive le produttività relative posto pari all’unità, in ogni anno, il valore della Francia. Il periodo analizzato va dal 1997 al 2012. Il Grafico 3 offre, invece, un punto di vista diverso. Posti pari all’unità per tutti i Paesi i valori del Pil per occupato, il grafico n mostra l’andamento dal 1997 al 2012. Per gli Us la serie storica si ferma al 2011.

 

Tavola 5 – La produttività per occupato

salerno-tab5

fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat e Ocse (click per ingrandire)

 

Grafico 3 – La produttività per occupato

salerno-fig3

fonte: elaborazioni Ncs su dati Eurostat e Ocse (click per ingrandire)

Come già nell’analisi delle ripartizioni Italia, anche per la comparazione internazionale si sceglie di far riferimento al ranking delle produttività del 2007, l’ultimo anno prima della crisi. Può darsi che questa scelta favorisca i Paesi con le economie che soffrono di maggiori problemi strutturali, come l’Italia, per i quali c’è il rischio che la crisi lasci segni perduranti e rappresenti un vero e proprio break.

La Tavola 6a riporta, per gli anni 2015, 2030 e 2060, gli indicatori strutturali corretti per tener conto dei tassi di occupazione e dei livelli di produttività. Lo scenario è quello “peggiore” che sottintende le stesse ipotesi dell’equivalente scenario nel Capitolo 3.: sia i tassi di occupazione che la produttività restano fissi ai loro livelli del 2007. È una situazione di stallo in cui, se da un lato i Paesi riescono a recuperare rispetto alla caduta della crisi, dall’latro lato non riescono a compiere progressi rispetto al pre crisi.

Come già nel capitolo 3, il primo indicatore è I1 e il secondo è I2. Per l’UE-27 tutti gli indicatori sono ampiamente superiori al 100%, già nell’immediato. I1 è destinato a crescere di circa 50 p.p., passando dal 104% del 2015, al 124 del 2030, al 156 del 2060. I2 avrà una dinamica della stessa entità, circa 50 p.p. da oggi al 2060, passando dal 123% del 2015, al 140% del 2030, al 173% del 2060.

Gli Us mostrano valori molto più bassi. I1 passa dal 70% del 2015, all’87% del 2030, all’89 del 2060, con un incremento complessivo di meno di 20 p.p.. I2 dal 96% del 2015, al 108% del 2030, al 110% del 2060, con un aumento di circa 15 p.p.. Ad alleviare il peso dell’invecchiamento contribuiscono i tassi di occupazione, inferiori soltanto a quelli della Germania, e la produttività per occupato, significativamente più elevata di quelle europee.

Tra i paesi europei, è la Spagna a mostrare i livelli e gli incrementi più consistenti. I1 passa dal 112% del 2015, al 124% del 2030, al 177% del 2060, segnando un +65 p.p. circa. I2 da 131% del 2015, al 141% del 2015, al 197% del 2060, segnando un +67 p.p. circa. In questo caso, anche gli incrementi a breve (2015-2030) raggiungono valori significativi, oltre 10 p.p. sia per I1 che per I2 in un quindicennio, quasi 1 p.p. all’anno.

Dopo la Spagna c’è l’Italia. Anche i livelli e le dinamiche italiane mostrano valori alti. I1 passa dal 102% del 2015, al 115 del 2030, a oltre il 147 del 2060, con un +45 p.p.. I2 dal 114 del 2015, a oltre il 121 del 2030, a quasi il 157 del 2060, con un +43 p.p.. Anche per l’Italia, la dinamica a breve è intensa, poco meno di 1 p.p. all’anno tra il 2015 e il 2030.

La Spagna ha valori superiori alla media UE-27, l’Italia valori che, pur elevati, restano al di sotto della media UE-27.


Pagine: 1 2 3