QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Nipoti adolescenti e nonni: la comunicazione intergenerazionale familiare

L’allungamento della vita media, il crescente invecchiamento della popolazione e le modificazioni della morfologia familiare hanno contribuito alla maggiore partecipazione della figura del nonno in famiglia: nonni e nipoti adolescenti godono di maggiori probabilità di sviluppare un legame più forte rispetto alle generazioni passate. Lo scopo principale di questa ricerca consiste nell’individuare il punto di vista dei nipoti rispetto al tipo di rapporto che hanno instaurato con i nonni ed osservare eventuali dati significativi attraverso l’incrocio con il sesso. Dai risultati emerge un’immagine positiva della comunicazione tra nonno e nipote e una vicinanza emotiva nonostante e grazie alla non coabitazione, aspetto che sembra favorire l’armonia in famiglia.

Nell’attuale società le forme di famiglia sono caratterizzate da variabilità e, tuttavia, si fondano “costantemente a partire da valori che fanno riferimento al passato, alla tradizione, ad antiche norme e a nuovi valori che emergono dai cambiamenti nella coniugalità, nella generatività e nella genitorialità” (Censi, 2008, p. 8). La famiglia è, infatti, lo spazio sociale in cui l’essere umano fa esperienza dell’incontro con l’altro e, attraverso l’altro conosce meglio se stesso e apprende come superare ostacoli e difficoltà. E’ nella famiglia che l’uomo impara il “mestiere di vivere”. Nella famiglia si stabiliscono legami la cui complessità dipende dagli intrecci tra i diversi componenti che sono parte di una “struttura affettiva” (Elias, 1982). La pluralità di relazioni che si stabiliscono all’interno del nucleo familiare comprende quella tra coniugi, tra genitori e figli, tra fratelli e tra nipoti e avi. Le nuove modalità di fare famiglia portano a strutture che prevedono la compresenza di più adulti, di reciprocità tra generazioni che danno vita a modelli di famiglia solidale che aiuta i passaggi critici e le situazioni di vulnerabilità (Micheli, 2006). Le relazioni tra generazioni avvengono nella cosiddetta “famiglia lunga” in cui si attua una minore pressione sociale sui tempi del diventare adulti (Buzzi et al., 2002).

Gli scambi, le interazioni, le comunicazioni in famiglia possono essere comprese veramente se non si dimentica che i soggetti che costruiscono la vita quotidiana sono profondamente legati “a monte” in quanto hanno una comune origine e appartenenza.

 La famiglia in Italia
È presente un visibile cambiamento del modello italiano di famiglia, che presenta delle peculiarità molto diverse da quella tipica degli altri Paesi europei: nel nostro Paese si riscontrano bassissimi tassi di natalità e legami molto forti, misurati da una più contenuta incidenza di separazioni e divorzi e dalla tendenza dei giovani a lasciare la casa paterna sempre più tardi, nonostante l’indipendenza economica e affettiva (De Sandre et al., 1997; Scabini, Donati, 1998; Cavalli, Galland, 1993; Zanatta, 1997). La rarefazione delle nascite e la riduzione della mortalità hanno avuto come conseguenza una serie di fenomeni che hanno alterato i rapporti tra le generazioni, in particolare il rinvio dell’età al matrimonio e della nascita dei figli, cui hanno fatto seguito la riduzione dell’ampiezza media della famiglia, la frammentazione delle tipologie familiari e l’emergere della “Famiglia Lunga”, ossia di quelle famiglie in cui i figli adulti tendono a restare nella casa dei genitori sino ad età patologicamente prolungate (Rossi, Scabini, 2001). La famiglia italiana, quindi, tende a riconfigurarsi come un nucleo composto dai coniugi, entrambi occupati, tra i 40 e i 50 anni, con uno o al massimo due figli (giovani) e tre o quattro nonni di norma autosufficienti per ancora un buon periodo di tempo. La tipica piramide generazionale, composta da uno o al massimo due nonni, i genitori e più di due figli si va rovesciando (Prandini, 2002).

Dall’indagine “Famiglia e soggetti sociali” (Istat 2003) emerge che i nonni sono circa 11 milioni e 500 mila (quota rimasta immutata dal 1998). Le donne sono più degli uomini (il 37,5% contro il 28,4%), sia perché sono mediamente più giovani dei loro partner e, quindi, diventano nonne prima di loro, sia per effetto della maggiore sopravvivenza femminile. Raramente i nonni abitano insieme ai nipoti (soltanto il 7%) e, generalmente, più le nonne che i nonni (l’8% contro il 5,6%). Il 42,4% dei nonni che hanno i nipoti non coabitanti vede l’unico nipote o quello che abita più vicino quotidianamente e il 38,5% una o più volte la settimana. Altro aspetto interessante è che per i ragazzi italiani avere tanti fratelli e/o sorelle è diventato un “privilegio” riservato a pochi: dal 1998 al 2003 il numero medio di fratelli viventi è sceso da 2,4 a 1,9. Avere nonni viventi nel periodo post adolescenziale non è più una rarità: l’87% delle persone tra i 15 e i 24 anni hanno un nonno vivente. I nuovi nonni sono autonomi abitativamente, solo il 7% coabita, ma il 68% dei nonni vive vicino ai nipoti, nello stesso comune: un nonno su 4 risiede entro un chilometro di distanza dai nipoti. Il 30% dei nonni (Istat, 2003) ha o ha avuto con i nipoti un ruolo stabile e quotidiano di cura.

Nella ridefinizione dei legami familiari va considerata la valenza profonda del legame con i nonni come conseguenza del loro ruolo di supporto genitoriale (e talvolta di sostituzione, specialmente quando i nipoti sono neonati). Nelle dinamiche comunicative esaltano molto spesso il ruolo dei nonni, artefici di un tipo di comunicazione verticale capace di mettere in connessione passato e futuro, di cercare un legame con le origini e di affermare la continuità della tradizione familiare.

La scelta di fare un’indagine sulla comunicazione intrafamiliare riguardante nonni e nipoti adolescenti è dovuta a diversi fattori, primo tra tutti l’allungamento della vita media seguito dal crescente invecchiamento della popolazione che hanno focalizzato l’interesse sulle tematiche della terza età. Lo stesso allungamento della vita media, insieme alla crescita dei divorzi e dei secondi matrimoni, ha dato origine anche a cambiamenti nella morfologia familiare. I nonni cominciano ad essere sempre più presenti e ad avere un ruolo sempre più rilevante nella vita familiare, proprio per questo motivo sembra importante indagare i rapporti tra queste due generazioni che chiudono e aprono la vita familiare.

Si tratta di un’esperienza relazionale relativamente recente, che si pone come fase specifica del ciclo di vita familiare solo a partire dalla seconda metà del secolo scorso: da allora, per la prima volta nella storia, la gran maggioranza degli adulti vive tanto a lungo da conoscere la maggior parte dei propri nipoti (Romano, Cappadozzi, 2002). È interessante mettere in confronto due periodi del ciclo di vita molto lontani, ma allo stesso tempo più vicini di quanto possa sembrare. Si riscontrano, infatti, alcune importanti analogie tra adolescenza e vecchiaia, due fasi molto critiche dell’esistenza in quanto per entrambi si incontrano vissuti e tematiche molto intense, come la morte, il cambiamento e la metamorfosi fisica e mentale. L’incontro tra queste due generazioni, meno affannate, rispetto a quelle che si trovano a vivere il periodo centrale della vita, rende nonni e nipoti affini pur in un ruolo educativo che dà spazio a una relazione profonda che tiene assieme l’affetto verso la propria discendenza e il carico dell’educazione senza una pressante responsabilità. Il genitore che diventa nonno, inoltre, vede compiuto il suo “mandato generazionale” e vede nel nipote la propria vita, la vita del figlio/a che continua e ritiene inestimabile tale esperienza.

Ma ciò che interessa particolarmente è il fatto che i rapporti familiari nel loro diverso esplicarsi restano alla base della rete di relazioni per lungo tempo e sfociano in altre relazioni familiari presenti nell’allargamento delle reti stesse (matrimoni, nascite, ecc.). Si deve sottolineare che i legami familiari, così come quelli tra pari, non devono essere considerati come realtà tra loro in conflitto o in contrapposizione. Tale modello teorico non ha un adeguato sostegno nella ricerca empirica, tanto che entrambi i poli relazionali sono considerati indispensabili per lo sviluppo del soggetto (Polmonari, 1997; Noom, Dekovic, Meens, 1999; Coleman, Hendry, 1990). La famiglia nel suo insieme è considerata un insostituibile sostegno emotivo, informativo ed economico, ma anche una guida per le scelte personali che portano verso il mondo adulto (Scabini, 1995; Bina, Cattelino, Bonino, 2004). Il sostegno genitoriale e quello amicale sono, quindi, le fonti di promozione del benessere psicosociale, una vera e propria rete di salvataggio. Le famiglie allargate, nella maggior parte, è conseguenza dei divorzi, così pure le nuove unioni e si traduce in una moltiplicazione di figure di nonni, tanto che questo stesso ruolo può assumere livelli diversi.

 

Una nuova configurazione intergenerazionale
In questo nuovo scenario, l’intreccio tra le generazioni ha subito radicali cambiamenti. Il primo riguarda l’accrescimento dei carichi, economici e di cura, che ricadranno sempre più sulle spalle delle esigue leve demografiche quando saranno divenute adulte e anziane. Il secondo è dovuto al cambiamento che rende problematiche e più difficili da praticare le regole di trasmissione tra le generazioni all’interno delle famiglie al variare della tipologia e della forma familiare, anche queste regole tendono a cambiare (Sgritta, 2002). Per quanto riguarda il problema dell’accrescimento dei carichi economici e di cura sembra che si stia andando verso una divisione del lavoro tra generazioni: le reti di aiuto e scambio di carattere intergenerazionale permettono di alleggerire la generazione di mezzo dal sovraccarico, spesso insostenibile, di lavoro di cura. Sembra che la nascita di una nuova configurazione intergenerazionale: da un lato la generazione di mezzo aiuta la generazione dei nonni e dei parenti anziani non coabitanti mediante l’accudimento, l’assistenza, l’aiuto in attività domestiche, la compagnia, l’accompagnamento, l’ospitalità e anche per ciò che riguarda le prestazioni sanitarie; dall’altro la generazione dei nonni sostiene quella dei propri figli mediante l’aiuto economico e soprattutto l’assistenza e l’accudimento dei nipoti (Prandini, 2002; Censi, 2008). Nello studio dei reticoli sociali familiari si riscontra all’inizio (quando si forma la neo-coppia) una crescita di reticoli che vanno dai genitori alla nuova coppia, con l’invecchiamento dei genitori l’andamento dei reticoli si inverte (Chiesi, 1999). La relazione nonni-nipoti, dunque, svolge una funzione molto importante nella rete dei rapporti familiari e nel sistema di scambi che avvengono nella famiglia, sia per il legame affettivo che si instaura tra di loro sia per il ruolo che le generazioni più anziane svolgono nell’accudimento e nella cura delle nuove generazioni. Nonni e nipoti sono le figure posizionate all’inizio e al termine della catena generazionale e paiono saldarsi in una configurazione relazionale che non ha l’eguale in epoche passate (Sgritta, 2002b).

 

La ricerca
Per conseguire lo scopo di questa indagine è stato costruito un questionario facendo riferimento ad alcune indagini:  Di Nicola (2002); Prandini (2002), Romano e Cappadozzi (2002); Sgritta (2002a); Istat (2003); Mantovani (2005); Tessarolo, Gaddi, Nardi (2006). Si tratta di un questionario self-report con sole domande chiuse, composto di 30 item (dicotomici e Likert a 5 intervalli), che si propone di indagare il tipo di rapporto e di comunicazione che l’adolescente afferma di avere con i propri nonni attraverso domande mirate a conoscere:
– la vicinanza / lontananza fisica con i nonni;
– la quantità di tempo trascorso insieme;
– il tipo di legame e il desiderio o meno di incontro;
– il motivo degli incontri;
– il tipo di comunicazione;
– le differenze e gli scambi culturali;
– l’esperienza della morte di un nonno.

 

Dai dati raccolti sono state rilevate le frequenze o le medie e sono stati applicati i test del chi quadrato e della t di Student (per confrontare le risposte dei maschi e delle femmine) e, dove necessario, è stata effettuata l’analisi log lineare.

All’indagine hanno partecipato 178 studenti delle scuole medie superiori di Verona e Provincia, di età media compresa tra 15 e 16 anni1. La maggioranza dei soggetti intervistati è di sesso maschile (55,6%) e l’83,7% ha fratelli, in particolare un solo fratello (54%). Le professioni dei genitori più rappresentate permettono di inserire i soggetti nella classe medio-bassa: il padre nel 33,1% dei casi ha un lavoro dipendente e la madre fa prevalentemente la casalinga (32,8%).

1 Gli istituti implicati nella ricerca sono stati il Liceo Socio-Psico-Pedagogico “C. Montanari” (N=41), l’Istituto Tecnico Industriale “G. Ferraris” (N=46), il Liceo classico “G. Cotta” (N=51) e la Scuola di Formazione Professionale “CFP” (40).


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