QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’allungamento della durata di vita, fondamento delle rivoluzioni sociali del XXI secolo: note per un progetto per Trieste, la Regione e il Nordest

5. Valorizzare il Capitale Umano: il privilegio di essere attivi e di lavorare

La questione dell’allungamento del ciclo di vita, mette in primo piano la necessità di rivedere gli schemi culturali, sociali, istituzionali e legislativi, che “classificano” coloro considerati “vecchi”, privandoli di una normale integrazione e rispetto sociale:
•    sfuggono spesso a questi limiti molti imprenditori, molte professioni liberali, alcuni artisti. Sono dei privilegiati. Nel mondo contemporaneo questo privilegio è destinato a diffondersi.
•    Al livello dei lavoratori, sta finendo il trend verso il pensionamento anticipato e gli studi fatti recentemente in varie imprese, mostrano che si diffonde la presa di coscienza che: bisogna trarre utile dal capitale investito, far fronte alla carenza di manodopera qualificata, ottimizzare le assunzioni potenziali, gestire le variazioni demografiche, promuovere la diversità. Da studiare il modello “Toyota”, molto dettagliato (vedi i Quaderni Europei sul Nuovo Welfare1), dove i lavoratori anziani vengono trasferiti a dei lavori temporanei in società aziendali o dell’indotto.
•    L’esplosione delle attività benevole indica anche il bisogno di essere attivi. Qui il problema culturale è quello di una teoria economica, che lega il lavoro utile alla nozione di remunerazione. Questa è una divisione non sempre accettabile: il lavoro non rimunerato (talvolta espresso come qualità e impegno) è sempre più un complemento indispensabile del lavoro rimunerato, specialmente nella economia dei servizi moderna, dove questi rappresentano più dell’80% di tutte le attività produttive.
•    Nei Quaderni Europei1, due autori hanno messo in evidenza che all’età di 60 anni può ancora cominciare l’età degli investimenti: 100 anni or sono questa cominciava a 30-40 anni, e con l’allungamento del ciclo di vita i 60enni sarebbero in posizione equivalente. Altri mette in evidenza che a 60 anni, superato il periodo di formazione di una famiglia e dei figli, si possono prendere più rischi: età, esperienza e attitudini culturali possono dunque meglio interreagire. Le agenzia di investimento ci hanno già pensato.
•    Non si dimentichi la questione del preteso conflitto fra lavoro per i giovani e lavoro per le persone anziane: mandare le persone anziane in pensione prematura vuol dire aggravare le tasse e i costi che si riversano sui giovani e scoraggiarli di entrare nel mercato del lavoro. Gruppi di giovani in vari paesi hanno ben compreso questo problema che inoltre mette in dubbio che loro stessi un giorno potranno avere una pensione fondata sulla ripartizione. Quanto al “costo” degli anziani, questo diminuisce quando lavora a metà tempo e non deve pagare più come in alcuni paesi le quote per i vari tipi di pensione. Chiaramente si deve rinunciare all’anzianità quale criterio principale di rimunerazione.
•    Da sottolineare l’estrema importanza del lavoro a metà tempo, elemento ancora considerato marginale, ma che diventerà il punto chiave, necessariamente, per la politica sociale e dell’impiego per i “dopo 60 anni”.
6. Il programma europeo

L’Unione Europea ha già da tempo un programma per promuovere “l’invecchiamento attivo” (obiettivo di “Stoccolma”) fissato all’inizio del decennio:
•    entro il 2010, l’età media per la cessazione del lavoro avrebbe dovuto aumentare in media di 5 anni. Era, in media, nel 2001, di 59,9 anni. Tra il 2002 e il 2003 c’è stato un aumento dell’occupazione dell’1,5% e dell’uscita dal mercato del lavoro di 6 mesi. C’è stato qualche limitato progresso negli anni successivi.
•    Da notare che i lavoratori “over 55” (al di là dei 55 anni) sono del 30,3 in Italia, 68% in Svezia, più del 70% in Svizzera. Quest’ultimo paese non appare nelle statistiche dell’Unione Europea, dato che non ne fa parte: peccato dato che il suo sistema dei 4 pilastri è probabilmente quello che l’Europa intera finirà per adottare entro 10 o 20 anni. Questo sistema ha un regime ragionevole di redistribuzione (primo pilastro), fondato su criteri di equità (in parte fiscale), un complemento importante sulla base della capitalizzazione obbligatoria, un sostegno ai risparmi personali e un’integrazione senza problemi di redditi da lavoro ad ogni età.
•    L’European Trade Union Institute di Bruxelles (organo dei sindacati europei) è anche molto impegnato sul problema dell’impiego per i lavoratori anziani (vedi i Quaderni Europei).
•    di importanza crescente in questo processo il contributo dei nuovi paesi membri dell’Est europeo nella formulazione del nuovo welfare, non condizionati, come certi paesi “occidentali” dal peso di vecchie abitudini, inerzie e tradizioni.

7. Qualifica e formazione

La formazione e soprattutto la formazione permanente fino oltre i 70 anni, è cruciale:
•    il primo approccio è quello di aggiornare e verificare le conoscenze di ciascuno nel suo settore;
•    ma bisogna tenere conto anche della necessità di eliminare o ridimensionare conoscenze superate;
•    inoltre, molte attività si possono condurre fino a certi limiti di età: certi lavori penosi hanno dei limiti anche a 50 anni o prima; ma altri, come per chi si guadagna la vita con lo sport, il limite può scadere prima dei trenta; nel campo della ricerca, a seconda del livello di astrazione della materia trattata, si possono individuare limiti a vari livelli di età. Questo non può voler dire che il pensionamento può cominciare a 30, 40, 50 anni a seconda del campo di attività: vuol dire che la formazione deve provvedere a permettere un cambiamento di rotta e la diversificazione. In modo che tutti possano restare attivi anche dopo i 70 anni. In questo senso è stato proposto il concetto della doppia elica (the double helix) della formazione e del lavoro (vedi articolo su un libro di Mircea Malitza nei Quaderni Europei).

8. I costi della salute

E fondamentale partire da un monitoraggio costante delle grandi conquiste scientifiche e tecniche che incidono sulla durate e la qualità della vita (inclusa l’informatica).
Si stima che nel 2030 il costo della salute in Italia potrebbe salire al doppio del costo attuale in termini di PIL. Qualche osservazione:
•    Si tratta di costi che hanno valore aggiunto reale. Aumentano il benessere, come i costi per l’automobile e la casa lo fanno per i trasporti e la salute (anche se non proprio sempre).
•    La soluzione finanziaria richiede una profonda complementarità fra i sistemi pubblici e privati: sarà uno dei punti chiave della politica economica nei prossimi decenni (come già cominciato).
•    Da una parte di tratta di individuare i limiti di sostenibilità dei sistemi di ripartizione, che si legano sempre di più a criteri di giustizia fiscale (includendo la prospettiva della  negative income tax – tassa negativa sul reddito, dove si riceve invece di pagare – come avviene già per una parte importante del sistema di ripartizione); punto chiave è quindi la creazione di riserve di risparmio sul lungo periodo, sia individuali che collettive; suggerirei l’esame approfondito dei cosiddetti “fondi di risparmio sanitario” individuali, che fanno fronte a un grosso problema: quello del moral hazard, o rischio soggettivo o morale (dove si consuma e si compra inutilmente “tanto pagano gli altri”). Il sistema più radicale è quello di Singapore (vedi anche qui i Quaderni Europei). Questo va anche valutato nei confronti dei rapporti Banca-Assicurazione-Istituzioni Pubbliche.

9. Un progetto per il Friuli Venezia Giulia, per il Nordest e per l’Euroregione?

Il Friuli Venezia Giulia (e il Nordest) ha tutta una serie di vantaggi:
•    una popolazione che prefigura dove sta andando il mondo;
•    una struttura sanitaria di buon livello;
•    centri di ricerca fondamentale avanzata e di applicazioni tecnologiche, con legami in tutto il mondo;
•    centri universitari con un ottimo potenziale;
•    un certo numero di aree utilizzabili o riutilizzabili per iniziative specifiche anche per sviluppi industriali.
Si potrebbe fissare un obiettivo che consiste:
•    farsi conoscere e specializzarsi come centro di eccellenza (center of excellence) per il processo di “svecchiamento” dei dopo 60 anni (o 55), in almeno alcuni dei vari aspetti
•    scegliere alcuni aspetti di questo processo (medicinali, protesi, materiale di laboratorio, domotica, formazione per gli anziani, economia del nuovo welfare, ecc.) sia per organizzare conferenze mirate (che in vari casi avvengono già) sia per poi accompagnarle con attività di tipo fieristico specializzato. Con l’idea di facilitare iniziative di insediamento sia industriali che di servizio. Sulla base del quadro strategico qui proposto, sarebbe possibile valorizzare iniziative (fieristiche, di congresso, di promozione ecc.) specializzate, anche in posti, città e luoghi diversi, che trarrebbero vantaggio da questa consistente visione d’assieme e di lungo periodo. Nello stesso tempo concentrandosi volta per volta su segmenti di dimensione gestibile (senza doversi confrontare ad esempio con grandi e consolidati avvenimenti e fiere già in corso – per esempio su medicina e geriatria, in alcuni paesi europei): chiave sarebbe la strategia d’assieme. Sarebbe forse un’ottima occasione a livello regionale.


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