QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Invecchiamento e svecchiamento in Italia ed Argentina

L’idea è dunque quella di mantenere fisse solo l’età limite in cui si è ancora giovani, e quella estrema a partire dalla quale la popolazione è indiscutibilmente vecchia.
Le età “intermedie” ovvero quelle di ingresso all’età adulta e il passaggio all’età anziana, si ipotizzano graduali e variabili. Per fare ciò è necessario dunque sviluppare un approccio alternativo per includere i giovani adulti e gli anziani nell’età attiva, attraverso una serie di aggiustamenti in termini demografici in primo luogo, cui dovranno far seguito anche modificazioni da un punto di vista politico, economico e sociale.
L’approccio si basa sull’ipotesi di un’uscita graduale dal mercato del lavoro in corrispondenza delle età anziane attraverso forme di lavoro part-time con l’obiettivo di migliorare l’equilibrio economico ed il sistema di welfare; parallelamente, per garantire il sostegno alla popolazione nel passaggio dall’età giovane a quella adulta, si possono ipotizzare per i giovani delle forme di ingresso graduale nel mercato del lavoro.
In particolare:
• tra i 22 e i 29 anni, inserimento progressivo nel mondo del lavoro attraverso forme di lavoro part-time;
• tra i 65 e i 77 anni, uscita progressiva del mondo del lavoro attraverso forme di lavoro part-time;
• tra i 30 e i 64 anni lavoro full-time;
• oltre i 78 anni, uscita dal mondo del lavoro per quiescenza.
[½ P (22-29) + ½ P (65-77) + 0 P (78-ω)] = 45,5 anni di contribuzione
Secondo questo scenario la vita adulta andrebbe dai 22 ai 77 anni compiuti con spazi di capacità contributiva anche superiori a quelli oggi adottati dalla legislazione vigente.
Peraltro, questo sostegno alla popolazione giovane nel diventare adulta potrebbe innescare, nel lungo termine, un meccanismo di “anticipazione” nell’uscita dalla famiglia di origine con conseguente anticipazione nella formazione della famiglia, nella procreazione ad età meno avanzate, con auspicabile impatto positivo sui livelli di fecondità.
Negli attuali dibattiti sulla bassa fecondità si discute costantemente sulle conseguenze della cosiddetta “posticipazione del calendario riproduttivo” e delle cause che lo determinano, che portano, negli anni, alla riduzione del numero di figli messi al mondo.
L’inserimento della popolazione giovane nel mercato del lavoro, che si trova oggi in una fase di take off economico, potrebbe portare, dunque, nel lungo termine, ad un possibile aumento dei livelli di fecondità e dunque alla riduzione degli attuali squilibri tra giovani e adulti in termini di impatto economico.
Infine si potrebbe ipotizzare di spostare a favore dei giovani una parte di sicurezza sociale della popolazione anziana (che si suppone lavori).
L’attuale struttura demografica italiana ed europea, si è detto, induce al ripensamento dell’intero sistema di welfare, nel senso della contemporanea anticipazione dei benefici previdenziali alla popolazione giovane e della posticipazione delle soglie di uscita dal mercato del lavoro in età anziana e di anticipazione delle soglie di ingresso in età adulta. Dal punto di vista puramente demografico l’introduzione del part-time in ingresso ed in uscita dall’attività renderebbe possibile la ridefinizione delle soglie di entrata e di abbandono del mercato del lavoro assicurando l’equivalenza, in termini numerici, della popolazione dipendente.
Nella popolazione italiana si osserva come economicamente dipendente l’insieme degli individui di età superiore a 65 anni, mentre nello scenario proposto, che definiamo di “recupero della popolazione adulta”, si ipotizza da un lato di estendere il trattamento previdenziale attraverso un’anticipazione dei flussi finanziari alla popolazione giovane e dall’altro di recuperare tra gli adulti parte della popolazione ultra-sessantacinquenne. In tal modo la nuova popolazione dipendente sarà costruita dall’insieme degli individui che ricevono trasferimenti; tale insieme è suddiviso in tre grandi gruppi:
a) una quota della popolazione giovane (la cui entità può variare in funzione delle ipotesi di ingresso nel mercato del lavoro);
b) una quota della popolazione di età compresa tra 65 anni e la soglia di vecchiaia che determina l’uscita definitiva dal mercato del lavoro (questa componente della popolazione dipendente sarà anch’essa variabile, funzione delle ipotesi sottostanti l’uscita dal mercato del lavoro);
c) la totalità della popolazione di età superiore alla soglia di vecchiaia.
Le diverse ipotesi, in termini di tassi di partecipazione, ampiezza del periodo contributivo, soglie di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, conducono alla realizzazione di scenari previdenziali che suggeriscono l’esistenza, nella particolare congiuntura demografica europea, di un “tesoretto” demografico: a determinate condizioni, infatti, l’introduzione del lavoro a tempo parziale in specifiche fasce di età, associata alla redistribuzione dei flussi finanziari nei cicli di vita individuali, può portare ad una riduzione della popolazione dipendente rispetto alla soglia classica a 65 anni, con conseguente surplus di anni di vita attiva in regime contributivo, che si traducono in un risparmio netto in termini di uscite per pensionamenti.
In una società in cui si è giovani fino a 42 anni, diventare in modo forzato vecchi a 65 anni provoca l’assottigliarsi dell’aggregato della popolazione adulta, che, senza revisioni importanti di tipo istituzionale, tassonomico, e classificatorio, diventerà una specie di “in via di estinzione”, con profondo impatto sul sistema socio-economico e di welfare.
Nel medio termine diventa dunque sempre più evidente l’esigenza di programmi d’intervento destinati ad assorbire l’impatto della popolazione anziana sulle diverse sfere sociali – salute, sistema previdenziale, potenziale umano – e sul miglioramento dei servizi sanitari e assistenziali. Anche per questo l’anno 2012 è stato proclamato in Europa “l’anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà intergenerazionale”.
L’elaborazione di politiche a livello europeo trova un fondamento comune nel piano internazionale di azione sull’invecchiamento elaborato a Madrid nel 2002; tra le diverse misure assume, in questo contesto, particolare importanza la propensione ad assicurare alle persone anziane un ruolo attivo nella società, sottolineando gli aspetti biologici e sociali, oltre che economici dell’invecchiamento ed evidenziandone le implicazioni sullo stato di salute, fisica e mentale, della popolazione.
È opportuno sottolineare che l’attuale cammino dell’Unione Europea verso una strategia globale in materia di invecchiamento si basa soprattutto sulla lotta contro le discriminazioni fondate sull’età, sulla formazione permanente, oltre che sulla posticipazione dell’uscita del mercato, senza prendere adeguatamente in considerazione l’insieme di dimensioni che influiscono sull’attività nelle età avanzate.
I tempi di sviluppo della transizione demografica in America Latina, ed in Argentina in particolare, consentono tecnicamente un processo di riorganizzazione di un adeguato sistema previdenziale e di trasferimenti intergenerazionali: sempre che la lungimiranza politica ed amministrativa ne sostenga la continuità.

Riferimenti bibliografici
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