QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento in strutture residenziali: la narrazione come pratica di attivazione

3. Fasi della ricerca

La ricerca è stata condotta da un’equipe multidisciplinare composta da tre sociologi, una psicologa e due assistenti sociali. È stata svolta in una struttura residenziale comunale che ospita ottanta anziani autosufficienti e non. Il campionamento è stato effettuato sulla base dell’adesione volontaria dei soggetti. 16 soggetti, tutte donne, di età compresa tra 69-91 anni hanno deciso di partecipare alla ricerca.
La ricerca/intervento si è articolata nelle seguenti fasi:
•    Prima fase: presentazione della ricerca.
Durante la fase di presentazione della ricerca la maggior parte dei soggetti ha mostrato perplessità sull’iniziativa e resistenza alla pratica narrativa.
•    Seconda fase: valutazione neuropsicologica.
Tale valutazione ha avuto come obiettivo principale quello di definire le caratteristiche cognitive del campione studiato prima che si avviassero le attività previste dalla ricerca. La valutazione è stata realizzata attraverso tre strumenti molto utilizzati nell’ ambito della ricerca sulla popolazione degli anziani, che ci permettono di valutare la presenza o l’assenza di un deterioramento cognitivo e di una compromissione del funzionamento nella vita quotidiana. Il protocollo è stato composto dal Mini Mental State Examination (MMSE), dal Clock Darwing Test (CDT) e dal Activities of Daily Living (ADL).
Il MMSE (Folstein et al. 1975) consiste in uno screening iniziale volto alla misurazione del funzionamento cognitivo nel suo complesso. Questo strumento è composto da 11 item che comprendono compiti di orientamento spazio-temporale, di memoria immediata e differita, di attenzione e calcolo, prove di linguaggio e prassico-costruttive. Attraverso la somministrazione del MMSE è possibile ottenere un’indicazione circa la condizione delle principali attività cognitive di un individuo e rilevare la possibile presenza di un declino intellettivo. Il CDT (Sunderland et al. 1989) consiste nel richiedere al soggetto di disegnare un orologio con i numeri e le lancette che indicano un orario particolare. Questo strumento ci fornisce una valutazione della eventuale compromissione delle funzioni corticali che caratterizza il deterioramento tipico della demenza. L’ADL (Katz et al. 1963), indica, invece, il livello di autonomia funzionale nello svolgimento delle attività di vita quotidiana, come la cura della persona e la mobilità. Alla somministrazione ha fatto seguito un colloquio psicologico individuale. Si sono sottoposti volontariamente alla valutazione neuropsicologica solo dieci soggetti.
Attraverso un’analisi dei risultati ottenuti ai singoli test neuropsicologici, è possibile affermare che il campione presentava in media, segni di un decadimento cognitivo lieve, riportando un valore MMSE medio pari a 19 < al cut-off (= 23.8) con una deviazione standard di 4.7. Tale profilo neuropsicologico che corrisponde al Mild Cognitive Impairment consiste in deficit isolati di alcune funzioni cognitive senza compromettere il livello di funzionamento globale del soggetto.
•     Terza fase: rievocazione narrativa.
Sulla base dei risultati dei test neuropsicologici i soggetti apparivano perfettamente in grado di realizzare autonomamente processi narrativi. Si è avviato pertanto il laboratorio di racconto autobiografico che ha avuto una durata di quattro incontri per ogni gruppo, stimolando le partecipanti al ricordo di eventi personali attraverso input differenti. Immagini colorate, foto personali, musica, pennarelli e svariati oggetti di uso quotidiano sono stati utilizzati dal gruppo di ricerca per “fare insieme” e nel fare favorire il processo rievocativo.
Il kit autobiografico (Demetrio 1997) dal quale eravamo partiti si è subito rivelato in parte inadeguato. I soggetti infatti del nostro campione erano a malapena in grado di scrivere. Non era quindi possibile utilizzare strategie narrative che prevedessero l’uso della scrittura, né del resto la narrazione avrebbe potuto produrre la scrittura di sé.
Si è ricorso pertanto alla stimolazione tattile attraverso gli oggetti, alla stimolazione uditiva attraverso la musica, alla stimolazione visiva attraverso le immagini e le foto. Ciò ha permesso la partecipazione di tutti. Le registrazioni effettuate sul campo sono particolarmente eloquenti in questo senso.
Ricercatore: “Parliamo di te…”.
Anna: “Non c’è molto da dire, non c’è nulla da dire perché sono sette anni che sono chiusa qui dentro… qui non si ride e non si parla mai”.
Ricercatore (rivolto ad un altra partecipante): “Mi vuoi raccontare?”.
Elena: “Non voglio ricordare e raccontare mi fa troppo male. Ho avuto una vita di disgrazie e dolori… non ne voglio parlare”.
Ricercatore (rivolto ad un altra partecipante): “Proviamo a raccontare un po’ la tua storia”.
Antonietta:”Non ho storia, la mia storia è finita quando è morto mio marito e mia sorella e sono entrata qui dentro”.
Ricercatore (rivolto ad un altro partecipante): “Raccontami, se vuoi”.
Olga4:”Sto male, sto troppo male, non so più parlare”.
Sebbene nella fase di presentazione i partecipanti avessero mostrato reticenza nei confronti della pratica narrativa, a seguito delle attività condivise i soggetti si sono lasciati andare alla narrazione in maniera spontanea e fluida, al di là delle aspettative dello stesso gruppo di ricerca. Anna, Antonietta, Olga, solo per fare qualche esempio hanno raccontato di sé con dovizia di particolari anche eventi particolarmente dolorosi.
Il contatto con gli oggetti, la stimolazione visiva attraverso le immagini colorate e la stimolazione uditiva attraverso la musica hanno ottenuto l’effetto di superare le iniziali reticenze e di rompere le barriere che si interponevano tra il gruppo di ricerca e i soggetti.
È stata anche utilizzata una telecamera5. Tutti i soggetti hanno avuto una reazione positiva, mostrando interesse e curiosità verso un oggetto al quale non erano abituati.
•    Quarta fase: primo output ovvero la costruzione di sequenze narrative
Il processo rievocativo ha prodotto una ricchissima serie di sequenze narrative:
1.    narrazione orale individuale e/o collettiva
2.    videonarrazione individuale e/o collettiva
3.    narrazione con immagini e disegni
•    Quinta fase: nuova valutazione neuropsicologica
Al termine di tutti gli incontri previsti, ogni soggetto è stato sottoposto ad un primo follow-up basato sulla somministrazione del protocollo neuropsicologico utilizzato in ante, ovvero prima dell’intervento. E a un nuovo colloquio psicologico.


4 Il corpo di Olga appare consumato dagli anni e dalla malattia.
5 Uno degli output previsti alla fine della ricerca sarà appunto un video


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