QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Soluzioni “made in Italy” alla non autosufficienza: dall’utopia della de-istituzionalizzazione alla domiciliarità della cura

2.2 Il rischio non autosufficienza

I più recenti studi sulle disuguaglianze in salute (Padovani 2008) ribadiscono che il disagio sociale è la principale causa non biologica dei divari di salute esistenti nella popolazione. E tra le diverse dimensioni dello svantaggio sociale, quelle che hanno maggiore peso sul fattore salute sono quelle legate all’istruzione, alle risorse materiali ed economiche, al contesto di vita (il dove si vive influenza non poco la salute). In altri termini, come ribadiscono anche Geddes da Filicaia M. e Maciocco G. (2007), lo stato di salute è il prodotto di una molteplicità di variabili tra loro interdipendenti e agenti per tutto il corso della vita (variabili non solo individuali ma anche ambientali). Secondo la più recente indagine Multiscopo dell’Istat (2007)17 gli anziani non autosufficienti sono circa 2 milioni, e quelli affetti da malattie croniche e pluripatologie circa 4.800.000. (cfr. Graf. 2).


Graf. 2: Persone di 65 anni e più per disabilità e presenza di malattie croniche dichiarate e sesso Anno 2006

Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007

Elaborando i dati dell’indagine relativi a uno specifico indicatore di salute, quale l’incidenza della disabilità18, si è ottenuto che:

– con l’avanzare dell’età aumenta considerevolmente l’incidenza della disabilità19: dai 65 ai 69 anni è pari al 5,5%, dai 70-74 anni è il 9,7%, tra coloro che hanno dai 75 ai 79 anni è il 17,8%, sale al 44,5% per gli ultraottantenni (Graf. 3).

– Sussiste una relazione tra genere e disabilità, dal momento che le donne disabili sono in maggioranza rispetto agli uomini disabili. Sono disabili l’11,4% delle donne tra i 70-74 anni (contro il 7,7% dei coetanei uomini), il 20,8% delle donne tra i 75-79 anni (contro il 13,4% dei coetanei uomini), ben il 48,9% delle donne ultraottantenni contro il 35,8% degli uomini (Graf. 3).

– emerge una relazione tra livello di istruzione e disabilità. Si osserva infatti come siano più frequentemente le persone con un basso titolo di studio a presentare peggiori condizioni di salute. In tutte le fasce di età la quota delle persone che dichiarano di stare male o molto male triplica o raddoppia tra quanti hanno conseguito al massimo la licenza elementare rispetto alle persone con titolo di studio più alto (laureati o diplomati): per esempio tra gli adulti di 45-64 anni, soffrono di una patologia cronica grave l’11,1% delle persone con laurea o diploma, mentre la quota raggiunge quasi il doppio (20,9%) tra quanti hanno al massimo la licenza elementare; tra gli anziani di 65-74 anni si passa dal 28,4% al 36,5%20.

– Gli anziani disabili si distribuiscono in modo ineguale sul territorio nazionale. Costituiscono il 18,6% della popolazione, ma mentre gli anziani settentrionali sono disabili nel 16,2% (2 punti % in meno rispetto alla media), quelli meridionali lo sono nel 22,7% dei casi (4,5 punti % in più rispetto alla media) (cfr. Fig. 7). Le regioni con la più alta percentuale di disabili sono tutte regioni meridionali: la Sicilia (26,1%), la Puglia (24,2%) e la Calabria (22,9%); viceversa le regioni con la più bassa percentuale di anziani disabili sono Trentino-Alto Adige (12,9%), la Lombardia (15,2%), seguita dal Friuli-Venezia Giulia e Emilia Romagna (15,9%) (cfr. Graf. 4).

Graf. 3: Persone di 65 anni e più non autosufficienti per classe di età e sesso Anno 2005

Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007

Graf. 4: Percentuale anziani disabili per regione Anno 2005

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Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007

Fig. 6: Italia – Percentuale donne anziane con disabilità sul totale delle donne anziane per regione – Anno 2005

Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007


Particolarmente alta l’incidenza poi della disabilità tra le donne anziane meridionali, come si rileva dalla Fig. 6, per un “effetto di cumulo” tra lo svantaggio di genere e quelli legati all’area geografica.

Il rischio non autosufficienza, tirando le somme, si distribuisce in modo ineguale tra la popolazione e si declina territorialmente. Territorialmente si declinano anche i guadagni in salute. L’Istat (2007) evidenzia che si è verificato un decremento del tasso di disabilità nella popolazione anziana tra il 1995 e il 2004. Ma, come si evince dalla Fig. 9, il calo dell’incidenza della disabilità ha riguardato in maniera più consistente gli anziani del Centro-Nord che non quelli del Sud.

Se si considera allora, in accordo con Padovani (2008), che il mancato guadagno in salute, misurato in un certo arco temporale, è un altro indicatore dello svantaggio sociale di una popolazione o di un gruppo di una data popolazione, si può senza dubbio concludere che lo svantaggio di salute degli anziani del Sud Italia ha origine nel carente sviluppo socio-economico di quest’area del paese.

Fig. 7: Italia – Percentuale di anziani disabili per ripartizione geografica – Anno 2005

Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007


Nelle regioni meridionali le principali variabili che definiscono la situazione socioeconomica (livello d’istruzione, reddito medio, tasso di occupazione…..) hanno indici significativamente inferiori rispetto alla media nazionale. I dati Istat sulla povertà (2006g) sono particolarmente esplicativi e rivelano una situazione preoccupante per gli anziani nel Mezzogiorno. Come mostra il grafico 5 in questa’area del paese:
– il 28,2% delle famiglie con almeno un anziano è povero (a fronte, per la stessa tipologia familiare, dell’8 % nel Centro, e del 6,3% nel Nord);
– il 33,2% delle famiglie con due o più anziani è povero (a fronte, per la medesima tipologia familiare, del 9,2% nel Centro, e del 7,0% nel Nord);
– il 28,4% delle famiglie con a capo una persona di 65 anni è povero (a fronte, per la medesima tipologia familiare, dell’ 8,2% al Centro, e del 6,2% al Nord).

Tra gli svantaggi legati al territorio va poi senza dubbio considerata anche la qualità del sistema dei servizi. Basti per tutti un dato: nel Sud i posti letto nei presidi socio-assistenziali sono 3,1 per mille abitanti contro l’87,2 per mille nel Nord (Istat 2007).

Fig. 9:  Variazione del tasso di disabilità della popolazione anziana tra il 1994 e il 2005 per ripartizione geografica

Fonte:  Istat 1997 – Istat 2007. Nostra elaborazione

Graf. 5: incidenza di famiglie povere con anziani per ripartizione geografica – Anno 2005 Valori %

Fonte: Tesauro-Pianelli 2008 su dati Istat 2007


3. Care domestico: problemi aperti
Nonostante l’invecchiamento della popolazione e l’incidenza della non autosufficienza la cura, nel nostro paese, si è configurata “tradizionalmente” come una questione domestica di cui si fanno carico mogli e figlie e, soprattutto nell’ultimo decennio in maniera crescente, le cosiddette badanti. Secondo i dati Inps21 i lavoratori domestici stranieri22 regolari erano nel 2007 quasi mezzo milione. Il grafico 6 mostra l’andamento dei lavoratori domestici stranieri regolari negli ultimi anni, l’incremento tra il 2006 e il 2007, la minore diffusione al Sud. Nel grafico 8 si è calcolata l’incidenza dei lavoratori domestici stranieri regolari e si conferma la loro minor presenza nelle aree meridionali. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente nel Mezzogiorno è più alta la disabilità tra gli anziani e minori i guadagni in salute. La minor presenza dei lavoratori domestici non è quindi ascrivibile a una minore domanda sociale di cura, piuttosto, plausibilmente, alle difficoltà economiche delle famiglie meridionali. Al Sud i redditi, della popolazione in generale e degli anziani in particolare, sono mediamente più bassi che altrove (Istat 2006h): le famiglie in cui il principale percettore di reddito ha 65 anni e più hanno percepito un reddito medio pari a 16.911 euro all’anno; il 50% delle coppie anziane ha guadagnato in un anno meno di 16.179 euro, ovvero 1.348 euro mensili, e il 50% delle famiglie in cui è presente almeno un anziano ha guadagnato in un anno meno di 12.592 euro, ovvero 1.049 euro mensili; particolarmente svantaggiata la condizione degli anziani soli: il 50% di questi anziani ha guadagnato in un anno meno di 10.092 euro, ovvero 841 euro mensili. È evidente l’impossibilità di sostenere i costi di un’assistente familiare.

Graf. 6: Lavoratori domestici stranieri per ripartizione geografica e anno (Valori in migliaia)

Fonte: INPS, Osservatorio lavoratori domestici – elaborazione Luca Pianelli

Graf. 7: Lavoratori domestici 51 – 65 anni e più per ripartizione geografica e anno (Valori in migliaia)

Fonte: INPS, Osservatorio lavoratori Domestici – elaborazione Luca Pianelli

Graf. 8 : Incidenza Lavoratori domestici su popolazione anziana italiana residente per ripartizione geografica – Anno 2007 (Valori %)

Fonte : ISTAT, DEMO ISTAT Popolazione Residente al 1° gennaio 2007 – INPS, Osservatorio Lavoratori Domestici 2007 – elaborazione dati Luca Pianelli

17 Le indagini Multiscopo Istat ci permettono di disporre dei dati relativi alla salute percepita. Tuttavia anche se attraverso questo indicatore non possiamo conoscere lo stato di salute oggettivo e i diversi livelli di dipendenza funzionale degli anziani, la salute percepita è considerata dalla letteratura internazionale come indicatore metodologicamente attendibile.
18 Consideriamo in questa sede l’incidenza della disabilità solo relativamente alla popolazione anziana, visti gli obiettivi del presente articolo.
19 La perdita dell’autonomia funzionale aumenta all’avanzare dell’età: tra le persone da 6 a 44 anni è pari allo 0,9%, da 45 a 54 anni è pari all’1,3%, da 55 a 64 anni è pari al 2,5% (Istat 2007).
20 La relazione tra scolarità e stato di salute era stata messa in evidenza anche nell’ambito del Progetto Finalizzato Invecchiamento del CNR dallo studio ILSA che aveva appunto rilevato una forte associazione tra livello di istruzione e disabilità fisica, ipotizzando tra l’altro che una maggiore gravità delle patologie prevalenti fosse imputabile a un ritardo diagnostico nella popolazione con minor livello di istruzione. Basti considerare a tal proposito che, come documenta l’Istat (2007) il ricorso a visite mediche per prevenzione è meno diffuso nella popolazione di status sociale basso: in tutte le classi di età le persone con al massimo la licenza elementare ricorrono in misura minore a visite di controllo di quanto non facciano le persone con laurea o diploma.
21 I dati ufficiali dell’Inps sui lavoratori del settore domestico non distinguono tra colf e assistenti familiari. Le badanti regolarmente assunte sono incluse nella categoria più ampia dei lavoratori domestici. Per la loro assunzione viene infatti utilizzato il contratto dei collaboratori domestici.
22 Secondo una recente stima (Pasquinelli, Rusmini 2008) nel nostro paese le assistenti familiari sono circa 774.000, di cui 700.000 straniere. La stima è stata ottenuta utilizzando diverse fonti ufficiali: Inps, Istat, Agenas, e un vasto insieme di segnalazioni informali.


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