QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Diseguaglianze digitali: l’età nel modello di accesso e uso delle ICT in Italia

4. Conclusioni

I risultati della ricerca presentati nel paragrafo precedente sottolineano il rapporto circolare e cumulativo che esiste tra i fattori di stratificazione sociale e le diseguaglianze digitali. Le evidenze empiriche, in accordo con la tesi della stratificazione, suggeriscono che, nonostante la tendenza alla riduzione del divario digitale sociale che si osserva nelle statistiche, una parte della popolazione continuerà ad avere poche probabilità di accedere e di usare consapevolmente le tecnologie digitali. Lo studio evidenzia che si tratta in particolare di quei soggetti che, da una parte, mostrano scarso interesse per le nuove tecnologie perché non ne conoscono e non ne capiscono il senso e, dall’altro, non hanno le competenze necessarie per un loro utilizzo efficace rispetto ai propri bisogni e desideri. In altri termini si tratta di soggetti che per la loro dotazione di capitale economico, umano e relazionale – espressa nel habitus (Bourdieu, 1979) – scontano un deficit di senso e di competenza (Zocchi, 2004) che li esclude dalla partecipazione consapevole alla società in rete.

Queste condizioni di marginalità sociale e digitale sono trasversali a tutte le classi d’età, tuttavia esse risultano più diffuse e intense all’avanzare dell’età per il sommarsi dell’effetto coorte e per l’effetto età che come già osservato incidono negativamente sia sulla dimensione dell’interesse verso le ICT, sia su quella delle competenze. Questa considerazione acquista maggiore rilevanza nelle società come la nostra dove si allunga la vita media e dove entrambi gli effetti legati all’invecchiamento individuale diventano socialmente rilevanti, sia per la creazione di un’area di divario digitale, sia per il limite che ciò comporta per lo sviluppo della società in rete16, tenuto conto della natura intrinsecamente relazionale delle ICT.

Il problema delle diseguaglianze digitali, riprendendo la concettualizzazione di Sen (1992), andrebbe quindi rimodulato soffermandosi soprattutto sulle condizioni che con l’introduzione di nuove tecnologie impediscono la “capacitazione” di certi gruppi di soggetti, limitandone i funzionamenti rilevanti, e quindi restringendo la libertà e l’autonomia individuale di conseguire diverse combinazioni di “essere e fare”.

Per l’attore pubblico ciò implica che le politiche dirette alla riduzione del divario digitale non possono limitarsi all’obiettivo di accrescere l’accesso (ovvero della disponibilità tecnologica), piuttosto esse devo elaborare una strategia più complessa capace di sviluppare i funzionamenti rilevati che associati alla disponibilità della tecnologia diano maggiori possibilità di autodeterminazione soggettiva, contrastando i processi cumulativi dei fattori di disagio sociale. A tal fine risultano più adeguate le cosiddette politiche per l’uso (Sartori, 2006) che puntano a contrastare i deficit di competenze e di senso esistenti nelle fasce della popolazione colpite dalle diseguaglianze digitali.

D’altra parte, alla luce dei risultati della ricerca sugli effetti cumulativi tra le diverse forme di diseguaglianza sociale, sembra conseguente che le politiche dirette a contrastare il divario digitale presuppongano un indirizzo politico generale che tende a ridurre o contenere le diseguaglianze sociali, pena la sterilizzare delle iniziative dirette alla riduzione delle diseguaglianze digitali.

In un contesto sociale dove il linguaggio digitale diventa sempre più pervasivo, il computer si consolida come punto d’accesso e di elaborazione centrale dei flussi informazionali e internet si afferma come l’infrastruttura su cui si fondano nuove pratiche di partecipazione politica, di attività economica e di interazione sociale, l’importanza del recupero di capacità e funzionamenti rilevanti rispetto alla diffusione delle ICT diventa cruciale per arginare processi di ulteriore esclusione dei soggetti in condizione di fragilità sociale, soprattutto nelle componenti della popolazione avanti con gli anni.

16 La rilevanza di tali considerazioni emerge chiaramente se si considera ad esempio gli orientamenti strategici della CE espressi nel programma “i2010” per la società europea dell’informazione (Commissione delle Comunità Europee, 2005).

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Ringraziamenti

Si ringrazia l’Università di Salerno che con il fondo “Grandi e medie attrezzature scientifiche e di supporto” (2003) ha finanziato lo sviluppo del Call Centre CATI presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica. Si ringrazia il direttore del Dipartimento il prof. Vittorio Dini per aver consentito l’uso di tali attrezzature e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per il finanziamento fornito attraverso il bando per Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (2004) per la ricerca: “Tecnologie e reti sociali per la qualità della vita di persone anziane e di persone disabili” (coordinatore nazionale prof. Vittorio Capecchi). Si ringraziano, inoltre, Jonathan Pratschke ed Enrico Rebeggiani con cui gli autori si sono costantemente confrontati nel corso della ricerca, ricevendo preziosi suggerimenti di studio e approfondimento.


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