QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Diseguaglianze digitali: l’età nel modello di accesso e uso delle ICT in Italia

2.2. Le differenze d’uso di internet per le coorti più anziane

All’interno della popolazione con 50 anni ed oltre, la quota che utilizza le nuove tecnologie digitali è molto ridotta; a ciò si aggiunge che tra quelli che le utilizzano sono più diffusi modelli d’uso più semplici rispetto a quelli sviluppati dal resto della popolazione più giovane. Le statistiche disponibili sull’uso del computer e di internet evidenziano che le attività che prevedono un più elevato livello di competenza nel manipolare le tecnologie (hardware e software) hanno una frequenza più bassa tra le persone avanti con gli anni. In altri termini oltre al divario nell’accesso, emergono anche significative diseguaglianze relative alla qualità e, presumibilmente, all’efficacia dell’uso delle ICT, in particolare di internet.

Le statistiche più aggiornate relative all’uso del computer rilevano la percentuale di persone che sanno fare alcune operazioni con il PC (Tabella 2). Le operazioni su ci vengono raccolti dati statistici sono: (a) connessione e istallazione di periferiche; (b) copia e movimento di file o cartelle; (c) l’uso di copia/incolla in un documento; (d) usare formule aritmetiche in un foglio elettronico; (e) comprimere file; (f) utilizzare un linguaggio di programmazione. Rispetto a queste sei attività si rileva che sopra la soglia dei 55 anni la percentuale di persone che si dichiara capace di svolgerle è sempre inferiore alla media relativa all’intera popolazione.

 

Tabella 2: Persone che hanno usato il PC negli ultimi 12 mesi per operazioni relative all’uso del PC che sanno effettuare, per classi di età in Italia. Anno 2009, valori percentuali

Fonte: ISTAT (2009), nostra elaborazione.

Risultati analoghi si osservano anche nell’uso di internet, con scarti maggiori per le operazioni più sofisticate (Tabella 3): se la distanza tra i gruppi d’età maturi e la media relativa alla popolazione è ridotta per attività quali l’uso di un motore di ricerca e l’invio di e-mail con allegati, per tutte le altre attività la distanza tra i diversi gruppi d’età diventa più significativa.

 

Tabella 3: Competenza nell’uso di internet: percentuale di individui che hanno usato internet per tipo di attività in Italia. Anno 2009, valori percentuali

Fonte: ISTAT (2009), nostra elaborazione.

 

Il diverso livello di accesso e la differente abilità nell’utilizzo delle tecnologie digitali legate all’età vanno ricondotte ad altre variabili di stratificazione sociale in quanto si osserva che all’interno degli stessi gruppi d’età esistono profonde differenze in base al titolo di studio, alla condizione professionale, al sesso e all’area di residenza.

Sulla misura in cui le diseguaglianze sociali tradizionali si riproducono sul divario digitale e sui differenti usi delle ICT che fanno le persone avanti con gli anni si sofferma il paragrafo successivo che presenta i risultati di un’indagine empirica quantitativa relativa ai fattori che incidono sull’uso del computer.

 

3. Una ricerca sui fattori di diseguaglianza nell’uso delle ICT tra gli over 50

3.1. Il disegno della ricerca

La ricerca parte dall’evidenza statistica che l’accesso e l’uso delle ICT – in particolare il PC ed internet – è meno frequente con l’avanzare dell’età. La letteratura, facendo ricorso alla combinazione dell’effetto età e dell’effetto coorte, spiega come con l’avanzare dell’età il rapporto con le ICT diventa problematico per l’inadeguatezza della socializzazione tecnologica e per il sopraggiungere di alcune limitazioni psico-fisico legate all’invecchiamento individuale. Queste limitazioni, tuttavia, operano in maniera molto differenziata sulla popolazione, lungo il processo d’invecchiamento, in relazione a variabili individuali e contestuali. Su quali sono i fattori che influiscono su tale processo e la misura dello loro incidenza si focalizza la survey di cui di seguito si presentano i risultati, condotta nel settembre 2006 presso le strutture del Laboratorio CATI del Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell’Università di Salerno (Pirone et al., 2008).

L’obiettivo principale dell’indagine è stato quello di approfondire la conoscenza delle dinamiche d’accesso e di uso delle ICT nella popolazione adulta e anziana con particolare attenzione alle interrelazioni esistenti con il più generale sistema di diseguaglianze sociali.

La popolazione di riferimento dell’indagine è l’insieme di individui di età compresa tra i 50 e i 70 anni, residenti nelle province di Napoli e Bologna, aree urbane strutturalmente diverse, ma espressioni del dualismo territoriale del modello di sviluppo italiano.

La rilevazione dei dati è stata effettuata attraverso interviste telefoniche condotte con la tecnica CATI (Computer Aided Telephone Interviewing), somministrando ai rispondenti un questionario semi-strutturato, articolato in sei aree tematiche: (a) caratteristiche socio-anagrafiche e professionali individuali; (b) situazione e caratteristiche socio-economiche familiari; (c) familiarità, possesso e utilizzo delle tecnologie digitali; (d) attività associative e culturali; (e) atteggiamenti nei confronti delle nuove tecnologie; (f) livello di conoscenza informatica.

Il campione su cui si basa l’analisi è costituito da 1.061 individui, di cui il 55,7% residenti nella provincia di Napoli e il 43,3% in quella di Bologna. La distribuzione per età rileva che il 27,5% degli intervistati cade nella classe d’età 50-56 anni, il 19% in quella da 61 a 65 anni e il 24,1% si trova nella classe 65-70 anni. In termini di livello d’istruzione, più della metà del campione (55,9%) risulta appartenere al grado medio inferiore mentre una minoranza (12%) dichiara livelli superiori o equivalenti alla laurea.

L’analisi si focalizza in particolare sull’uso del personal computer, considerato come una tecnologia cardine, sia per la definizione del linguaggio e delle interfacce digitali, sia come mezzo d’accesso privilegiato ai flussi informazionali.

Rispetto al possesso del computer e all’accesso ad internet si registra – in maniera analoga tra le due aree territoriali – che solo il 12% del campione possiede in famiglia solo il computer senza l’accesso ad internet (PC Stand Alone), mentre circa il 49% ha sia il computer che l’accesso alla rete, di cui circa il 70% ha un collegamento ADSL, pari al 32% del campione totale. I due gruppi di famiglie più consistenti sono costituiti, da una parte, da famiglie che non posseggono né il computer né l’accesso alla rete (39%), dall’altra, invece, da quelle che hanno un computer e un accesso veloce ad Internet (32%).

 

3.2. Inquadramento teorico della ricerca

È facile intuire che la dicotomia haves/have nots, tipica dei primi approcci al problema del divario digitale (NTIA, 1999), risulta inefficace nella descrizione di un fenomeno che non basa più la sua esistenza sulla considerazione del semplice possesso di tecnologia. Negli ultimi anni il panorama teorico di riferimento, come già sottolineato in premessa, si è allargato, adottando in misura sempre maggiore una prospettiva multidimensionale capace di considerare contemporaneamente più variabili agenti nella strutturazione delle digital inequalities (Di Maggio et al., 2003). Questo approccio, preferendo individuare diversi gradi d’inclusione nei flussi informazionali in base alla capacità d’accesso e di manipolazione delle risorse veicolate dalla rete, considera il divario digitale come un concetto gerarchico tra diversi tipi di utilizzo delle ICT7.

La nostra ricerca, adottando un approccio multidimensionale ispirato al concetto di digital inequalities, si è posta l’obiettivo di dimostrare come la questione del divario digitale sia un problema complesso e intrecciato con processi di differenziazione preesistenti.

Il processo di combinazione tra effetto coorte ed effetto età pone la necessità di un ulteriore chiarimento relativo allo sviluppo delle diseguaglianze digitali. Nella letteratura sul divario digitale (Sartori, 2006) esistono due principali ipotesi di soluzione teorica del fenomeno: quella della “normalizzazione” e quella della “stratificazione”. La prima ritiene che le iniziali differenze nell’accesso alle ICT progressivamente scompariranno per effetto di alcuni processi socio-economici: il livellamento dell’accesso, infatti, sarà possibile grazie alla diminuzione dei costi e alla semplificazione delle interfacce. La seconda ipotesi, quella della stratificazione – su cui è stata costruita la nostra indagine – sostiene invece che le diseguaglianze nate con l’introduzione delle nuove ICT si vadano a sommare a quelle già esistenti, rinforzandosi in un processo circolare e cumulativo. Le categorie di persone più lente nell’adozione della nuova tecnologia non riusciranno mai a colmare la distanza con quelle più veloci, con la conseguente crescita dei differenziali di accesso e di utilizzo. È probabile che nel tempo il problema del divario nell’accesso tenderà a ridursi, tuttavia, l’esistenza di un diverso livello di diseguaglianza relativo alle differenze nelle modalità d’uso delle ICT fa supporre che non si giungerà alla condizione di “normalizzazione”, ma piuttosto ad una riconfigurazione della stratificazione sociale.

D’altra parte, è utile alla comprensione delle diseguaglianze digitali riprendere la teoria socio-economica di Amartya Sen (1992). I suoi concetti di capabilities e functioning possono essere applicati all’analisi del diseguaglianze nell’accesso e nell’uso delle ICT. Le capabilities possono essere definite come la libertà di ogni individuo di condurre un certo tipo di vita piuttosto che un altro, una serie di possibilità di scelta tra diverse alternative. I functioning , invece, devono essere intesi come un insieme di stati di essere e fare che vanno da quelli più elementari, come mangiare o vestirsi, a quelli più complessi, l’avere stima di sé o partecipare alla vita in comunità. Gli elementi che costituiscono lo star bene di una persona sono i functioning mentre le capiabilities rappresentano le possibilità, o opportunità, di cui si dispone per acquisire ciò che si vuole.

L’accesso e l’uso delle ICT rappresenta un problema di possibilità da parte della popolazione, ma soprattutto di capacità di convertire tali mezzi in reali miglioramenti della propria qualità della vita, in processo di sviluppo che deve “essere inteso come espansione delle opportunità degli individui di raggiungere, autonomamente e liberamente, un elevato livello di well-being” (Delbono e Lanzi, 2007, p. 104).

All’interno della società in rete (Castells, 1996) l’inclusione nei flussi informazionali è da considerarsi come una capacità, l’opportunità strutturale che la società dovrebbe offrire all’individuo, creando le condizioni per un’autonoma e libera scelta consapevole di utilizzo o meno delle tecnologie digitali al fine di raggiungere un più alto stato di benessere6. La partecipazione alla società in rete, da questa prospettiva, deve essere considerata una scelta, legata alla percezione soggettiva di benessere, libera dai vincoli determinati dalla struttura delle diseguaglianze sociali persistenti. Poiché l’eguaglianza oggi è sempre più legata alla disponibilità di conoscenza e all’informazione, e quindi alla capacità di usare le tecnologie per accedervi (Sias, 2002), è importante sottolineare che non tutti sono capaci, o hanno la possibilità, di utilizzarle e di usarle in maniera efficace rispetto ai propri bisogni e desideri.

7 Pippa Norris (2001) distingue tre tipi di divario digitale: quello globale, quello sociale e quello democratico. L’ipotesi teorica a fondamento della nostra ricerca si concentra sul divario digitale sociale che rivolge l’attenzione alle disuguaglianze esistenti nei singoli paesi, in modo da rilevare quali sono le variabili e in che misura condizionano l’uso delle ICT.


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