QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Capitolo 9: Una perorazione: Lettera aperta a tutti coloro che hanno – o avranno – 65 anni e più

*** Gestire bene i costi di una salute migliore…
L’ultimo punto riguarda la salute, la vostra e la mia a partire dai 60-65 fino agli 80 anni, al fine di facilitare una vita attiva e soddisfacente. Quasi tutti gli studi condotti sulle persone della nostra età dimostrano che il miglior modo di godere di buona salute è quello di essere attivi, naturalmente senza esagerare. Vengono poi le raccomandazioni per un’alimentazione ragionevole ed equilibrata, un po’ di esercizio fisico, l’esortazione a smettere di fumare. Tuttavia state tranquilli, un paio di bicchieri di buon vino sono permessi, anzi auspicati…
Detto ciò, con l’età la macchina umana ha bisogno di essere riparata e di poter utilizzare anche un certo numero di pezzi di ricambio. Tale possibilità esiste da quasi un secolo con dei risultati in progressivo aumento. I libri degli storici della medicina sono concordi nell’affermare che fino alla fine del XIX secolo, l’intervento dei medici non influiva minimamente sul corso degli eventi, anzi era praticamente nullo. Viviamo dunque in una nuova era benedetta, anche se non mancano gli incidenti e se vi è ancora un buon numero di false diagnosi e di trattamenti inutili. Eppure si riesce ormai a curare in modo soddisfacente almeno un cancro su due.
Prendiamo l’esempio delle protesi d’anca. Ad un certo punto, l’osso superiore della gamba (il femore) non riesce più a ruotare sotto il bacino a causa dell’usura della cartilagine il cui ruolo è lo stesso dell’olio di macchina che permette alle porte di girare sui cardini. Una persona su dieci, dopo i 60 anni, finisce per avere dei problemi, ed è piuttosto doloroso. Se l’età media della popolazione non supera i 60 anni, ciò non riguarda che poche persone. Una volta, fino alla metà del secolo scorso, quando l’articolazione si bloccava, l’unica soluzione consisteva nell’inserire un chiodo per bloccare la gamba e ridurre i dolori, con la conseguente e definitiva perdita della mobilità e di qualsiasi lavoro a tempo determinato. Durante l’ultimo anno, sono stati praticati più di un milione di interventi di anca nel mondo, e l’età media per il primo intervento era di 63 anni. L’insieme di queste operazioni ha un costo totale di circa 20 miliardi di euro o di dollari (comprese le spese pre e post-operatorie). Vi sono poi anche molti tipi di protesi, quindi il costo della sanità aumenta e noi – mediamente – stiamo sempre meglio. Forse, un giorno, si potrà sostituire o far ricrescere in qualche maniera anche la cartilagine. Anzi, è assai probabile tra qualche decina d’anni, e tanto più necessario visto l’aumento della durata del ciclo di vita della popolazione su tutto il pianeta. I nuovi trattamenti potrebbero costare di meno a termine ed essere più facilmente sopportati dai pazienti costretti attualmente a passare delle settimane, anche dei mesi, nell’attesa che si saldino non soltanto l’osso e la protesi ma anche i muscoli che sono stati sezionati per effettuare l’intervento.
Alla fine però il risultato c’è e numerose persone portatrici di protesi sciano e fanno scalate in montagna. La nostra generazione ha già una nuova opportunità.
Un altro caso è quello del controllo e della cura del cancro del colon. Con le fibre ottiche si praticano le indagini e i trattamenti necessari a un costo limitato.
Insomma, ci troviamo nel pieno di un periodo in cui il grandissimo numero di ricerche biologiche e chimiche faciliterà e garantirà un grado di salute sempre migliore, per permetterci di conquistare la nostra vita dopo i 65 anni.
è bene però riflettere sul valore economico di tali costi per la salute. Se questi aumentano, è in gran parte perché possiamo beneficiare sempre più del progresso medico. Esistono certamente problemi di efficacia dei trattamenti o di abuso dei farmaci, ma la questione principale è che noi spendiamo di più per la salute per vivere meglio e più a lungo. E se in questo settore ci sono dei momenti di crisi o di mal funzionamento o ancora di gravi incidenti, è pur vero che ce ne sono in tutti i campi dell’attività umana.
Colpisce la constatazione che i “costi” della medicina vengono spesso presentati come dei costi negativi. Non vedo la differenza tra pagare per un’automobile che ci consente (tranne che nel centro città) una grande mobilità, e pagare per delle cure come quelle sopraccitate che ci permettono semplicemente di muoverci col nostro corpo. Nel caso dell’automobile e della salute, paghiamo per ottenere dei risultati grazie ai quali viviamo meglio. Questa riflessione può sembrare ingenua ma conduce ad una visione nuova dell’economia e del pensiero economico, sulla quale ritornerò in uno degli ultimi capitoli di questo itinerario.
Infine, vi è un ultimo punto importante di cui tener conto: i costi della salute non sono ripartiti in modo uniforme durante il nostro ciclo di vita perché aumentano in media con l’età (senza contare l’infanzia) e anche secondo le nuove possibilità di cura. Si pone dunque il problema del finanziamento di tali costi in funzione dell’età.
In molti paesi, la salute riguarda essenzialmente la Previdenza Sociale gestita dallo Stato. In altri, esistono dei sistemi privati spesso associati a partecipazioni o sovvenzioni pubbliche. Nel campo della sanità si tratta di sapere se la gestione deve essere tutta o in parte gestita in base alla prima colonna portante (sistema della ridistribuzione) o se bisogna anche sviluppare una forma di riserva di denaro soprattutto durante gli anni buoni, quando non si hanno molte malattie, per far fronte successivamente ai grandi costi dopo i 60 anni. Le assicurazioni private sostengono che ci sono dei fondi accumulati durante gli anni di minori spese per compensare i costi in età più avanzata, ma ciò non è del tutto soddisfacente. Da un lato, tali riserve compensano solo molto parzialmente l’aumento dei costi (e dei premi) per le persone di età più avanzata. Dall’altro, e soprattutto quando si vive in un regime di libero mercato, le compagnie si fanno concorrenza anno dopo anno e rimane ben poco margine per accumulare delle riserve significative. A me sembra che l’interesse di noi consumatori sia anche in questo caso quello di abbinare ad un buon sistema di base, generalizzato, in base alla ridistribuzione, un sistema come quello del secondo pilastro per le pensioni, fondato sulla capacità di accantonare delle riserve da utilizzare al momento opportuno. D’altronde, le due forme del secondo pilastro possono combinarsi tra loro.
Questo dibattito non è semplice e qui possiamo soltanto ricordarne alcuni punti fondamentali, per esempio il fatto che la salute va inevitabilmente gestita nell’arco di tutta la vita. Esiste anche il problema della rapidità d’intervenire quando è necessario: nel caso dell’artrosi dell’anca, il dolore insopportabile può scatenarsi senza un evidente preavviso. Allora, essere in lista d’attesa, spesso per dei mesi, diventa inaccettabile. Qual’è dunque la possibile complementarietà tra il sistema pubblico e quello privato? Se si tiene conto dell’interesse dei malati, non dovrebbe essere troppo difficile arrivarci. La situazione è differente in ogni paese, e desta una certa perplessità la dichiarazione di Tony Blair, Primo Ministro inglese, quando l’anno scorso ha affermato che le cose andavano meglio perchè la lista d’attesa dei malati era scesa di 100.000 unità su 1,3 milioni…
Penso che sarete d’accordo con me almeno su questo punto: il sistema sanitario deve funzionare al meglio per la nostra personale qualità di vita, almeno tra i 65 e gli 80 anni. Ma anche al di là di questa fascia d’età.

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