QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Capitolo 7: L’associazione di Ginevra (1973-2001)

*** Il successo dell’assicurazione
“Mi hanno detto che avendo fatto il Politecnico, mi sarei dovuto occupare di altro che dell’assicurazione. Dovrebbero sentirLa”. Chi si esprimeva così era Claude Bébéar, mentre mi offriva un caffè in un bar a rue de Londres a Parigi, nella primavera del 1974. Era appena entrato a far parte dell’Associazione di Ginevra. Gli avevo raccontato la mia storia perché pensavo che il ruolo dell’assicurazione era destinato a diventare sempre più importante per l’insieme dell’economia. Lui aveva iniziato la sua carriera in una piccola mutua di Rouen della quale avevo visitato la sede, vicino ad un castello. Poco dopo, fece i primi passi verso la sua prima fusione, le “Mutuelles Unies”. Qualche anno più tardi, era la volta del gruppo Drouot. Più tardi ancora, il Gruppo di Parigi con la “Paternelle” e poi la “Equitable Life” a New York, e dopo ancora la UAP, prima compagnia di assicurazione francese, senza contare le altre ancora in Australia, in Inghilterra, negli Stati Uniti e altrove. Qualcuno ha detto di lui che era il Napoleone francese ed europeo dell’assicurazione, con una differenza: non ha vissuto Waterloo. Quale migliore dimostrazione del fatto che l’assicurazione poteva ora vantare storie di successi economici come quelle che si leggono nei libri delle epopee del carbone e dell’acciaio, delle ferrovie, della chimica, della banca.
Tuttavia, gli articoli degli esperti americani ed europei in management continuano a spiegare che la maggior parte delle fusioni delle imprese si chiudono con dei fallimenti. Non osservano quello che è successo nell’assicurazione mondiale da almeno trent’anni. Non hanno l’abitudine di guardare da quella parte. Claude Bébéar ed altri – soprattutto nei Paesi Bassi, in Germania ed in parte in Inghilterra e in Italia – devono essere per loro degli extraterrestri. Sostenuti da una parte dalla posizione che l’economia moderna schiude all’assicurazione, e dall’altra dall’entrata in lizza di dirigenti dagli orizzonti sempre più vasti. Claude Bébéar ha anche cercato di opporsi alle derive che hanno finito per dar luogo alle recenti grosse crisi finanziarie, con un libro intitolato “Ils vont tuer le capitalisme”23. Ed è con mia grande soddisfazione che nella sua dedica a questo libro, ha evocato le nostre discussioni del 1974 “in ricordo di una vecchia complicità”.
Quando si parla di “servizi finanziari”, è ancora alla banca che ci si riferisce in primo luogo, partendo dall’idea che in ogni modo la banca e l’assicurazione sarebbero diventate sempre più simili. È una visione superficiale. L’assicurazione ha oggi un grande vantaggio: la sua attività è legata a delle caratteristiche di base specifiche e solide. È la copertura dei rischi attraverso una mutualità, è la costituzione di riserve a lungo e lunghissimo termine, è un vincolo con dei risultati legati – almeno in parte – ai costi reali. Invece, le funzioni delle banche odierne si ritrovano confrontate ad ogni sorta di possibili concorrenze alternative: le imprese industriali stesse fanno banca con le carte commerciali, i fondi pensione, il finanziamento delle vendite. Dal canto loro, i grandi magazzini distribuiscono le loro carte di credito e gli uffici postali, in alcuni paesi, si propongono di sostituire le banche di quartiere. E così via. Fortunatamente le banche sono sostenute da una lunga tradizione e da una classe dirigente che spesso sa bene come battersi. Ma altrettanto spesso, e sempre più, tentando di fare un fatturato come intermediarie e lasciando quanto più possibile i rischi nelle mani dei loro clienti.

23 “Uccideranno il capitalismo” (“Ils vont tuer le capitalisme”), Plon, Paris, 2003, con Philippe Manière.


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