QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Capitolo 7: L’associazione di Ginevra (1973-2001)

*** La prestazione nel tempo
Un altro aspetto molto importante del mondo moderno risiede nel legame tra diritto ed economia. Ci sono delle associazioni di professori negli Stati Uniti e in Europa che si sono specializzati in questa zona di frontiera e con i quali l’Associazione ha spesso collaborato. L’esplosione delle domande riguardanti la “responsabilità” (liability) da questi ultimi anni in poi, mi sembra essere una conferma della correttezza del punto di vista che sottolinea la natura dell’economia di servizio. In effetti, se il valore economico è sempre più legato al risultato nel tempo, la responsabilità civile – e perfino penale – la responsabilità “prodotti” (sanzionata dalle direttive di Bruxelles) ed infine tutte le indicazioni di precauzione e le date di scadenza su tutti i prodotti che acquistiamo sono effettivamente un’indicazione del fatto che la chiave del valore economico è veramente legata alla “prestazione” o risultato.
Citerò infine, tra le altre, le iniziative in tema di analisi dei rischi da parte degli ingegneri (il programma MORE – Management of Risk in Engineering), gli studi sul costo degli incendi nel mondo (che rappresenta l’1% del reddito nazionale in media) ed infine il programma di sostegno all’Istituto della Durata (Product Life Institute). Nell’ambito dell’Economia di Servizio, quest’ultimo ha proposto per anni degli studi per “ottimizzare” la durata di vita dei prodotti e dei sistemi, tenendo conto dei costi di utilizzazione e dei costi per il trattamento dei rifiuti o per i riciclaggi. Questa questione è legata alla definizione della responsabilità per la prestazione dei prodotti.

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In ventotto anni di attività (dal 1973 al 2001), l’Associazione di Ginevra ha organizzato quasi 180 seminari o conferenze per un totale di quasi 6.500 partecipanti. Più di un migliaio di esperti dell’industria, dei servizi finanziari, dei centri di ricerca e delle istituzioni pubbliche hanno collaborato con interviste approfondite ed articoli. Sono stati mantenuti dei contatti permanenti con un centinaio di Università, e ne sono state raggiunte, meno regolarmente, parecchie centinaia di altre.
Per quanto riguarda le pubblicazioni, sono usciti cento numeri dei “Quaderni di Ginevra” mentre della versione teorica ne sono usciti ventiquattro. Si devono contare anche 240 “Studi e dossiers” e circa 520 Lettere d’informazione in vari settori della ricerca. Il personale dell’Associazione e il suo presidente hanno dato circa 330 conferenze. Bisogna tener conto del fatto che la struttura si è basata all’inizio su una sola persona a tempo pieno (tre dopo alcuni anni, di cui una segretaria), e su un largo appello a dei collaboratori esterni caso per caso ma alcuni dei quali offrono il loro contributo da vari anni. È stato il caso di Tom Wilmot per le stime e le statistiche del costo dell’incendio (con la collaborazione delle Nazioni Unite) e di Julian Arkell, grande specialista dei servizi e dei negoziati al GATT e poi all’OMC – Organizzazione Mondiale del Commercio.
Quando l’Associazione di Ginevra è stata fondata, contava poco più di una dozzina di membri. Da due decenni il numero si è stabilito intorno agli 80. Sono tutti i Presidenti Direttori Generali (“CEO”) delle più importanti compagnie di assicurazione del mondo. Dopo essersi limitata all’Europa per 5 o 6 anni, l’Associazione si è aperta infatti agli Stati Uniti e al resto del pianeta. Ci sono ora dei membri in ogni continente, Asia inclusa (Giappone e Cina).
Da notare che i membri lo sono a titolo personale, cosa che sottolinea la natura dell’Associazione di Ginevra come strumento di ricerca per la strategia a lungo termine, e senza alcun mandato “politico”.
I membri si riuniscono una volta all’anno e costituiscono l’Assemblea più prestigiosa per numero e per qualità dell’Assicurazione mondiale. C’è naturalmente un Consiglio di Amministrazione che sovrintende e controlla l’attività del segretario generale. Raymond Barre ha dato lustro a questo Consiglio come presidente durante i primi tre anni. Fabio Padoa che era Amministratore Delegato del gruppo Generali, gli è succeduto per sette anni. Come già ricordato, è stato lui il principale ispiratore dell’Associazione, convinto che questa dovesse svolgere un ruolo sempre più importante nella società. Senza di lui l’Associazione non avrebbe probabilmente mai visto la luce. Mentirei se non dicessi che so di avergli dato delle soddisfazioni – me l’ha scritto – che valgono come ricompensa delle sue giuste intuizioni.
Dopo di lui è venuto Julius Neave, allora Presidente Direttore Generale della più grande compagnia di riassicurazione inglese, la Mercantile & General (oggi parte del gruppo Swiss RE). Gli devo molto per il suo sostegno pratico e il suo stile, nella migliore tradizione inglese. Julius Neave, come il presidente che gli è succeduto, faceva parte del gruppo dei padri fondatori dell’Associazione che si sentivano personalmente impegnati in questa avventura. Il quarto presidente Reiner Schmidt era il Presidente Direttore Generale del gruppo Aachener & Münchener (che ora fa parte del gruppo Generali). Ho la grande soddisfazione di pensare che siamo diventati ottimi amici, sulla base di un profondo rispetto reciproco e delle sue qualità umane. Preciso e rigoroso, impegnato molto seriamente nella sua funzione, come ci si può spesso aspettare da un tedesco. Con in più il lato umano di qualcuno che poteva raccontare gli enormi sforzi fatti per sopravvivere, per andare all’Università (diventando due volte professore, di cui una honoris causa), per trovare un lavoro e finalmente aver successo nella sua carriera, dopo essere stato sul fronte durante la seconda guerra mondiale ed esserne ritornato in condizioni assai difficili. Un’enorme passione per i libri, attivo nello scrivere dei testi sull’assicurazione fino a 80 anni.
Brian Corby della “Prudential” inglese, Jan Holsboer di ING nei Paesi Bassi e Walter Kielholz, Presidente Direttore Generale del gruppo Swiss Re a Zurigo (secondo riassicuratore mondiale), hanno portato in seguito all’Associazione di Ginevra come presidenti, il loro contributo personale, la loro esperienza e la loro visione, fino al 2000.
Non mi è possibile ricordare qui tutti i membri, in tutti i paesi, che mi hanno dato il loro sostegno con consigli, suggerimenti, disponibilità dei loro collaboratori per organizzare le assemblee generali e i numerosi seminari. Desidero comunque citarne alcuni per le loro testimonianze di simpatia e di aiuto concreto, offerto in momenti critici. È stato il caso di Georges Martin, Presidente Direttore Generale della Royale Belge (ora del gruppo AXA) uomo di un’avvedutezza e di una rettitudine eccezionali, così come John Roberts, Presidente dell’AIG (del gruppo American Insurance Underwriters) la cui vita varrebbe la pena di essere raccontata in un romanzo, e che univa una forte personalità a un atteggiamento molto americano di sostegno istintivo alle nuove avventure. Forse il mio lato “texano” ha giocato un ruolo in questo caso. E ancora Bjorn Wolrath, Presidente Direttore Generale del gruppo Skandia di Stoccolma, che mi ha sempre assicurato la collaborazione permanente dei quattro paesi nordici. Ho già citato Claude Bébéar e citerò ancora Joao Talone che ha riunito le risorse più importanti dei servizi finanziari in Portogallo, prima di tuffarsi a livello europeo, con una visione strategica notevole. Mi scuso infine con tutti gli altri: sarebbe necessario un libro intero.
Qualunque cosa si faccia nella vita, si deve anche aver fortuna per far andar le cose a buon fine. La fortuna è stata con me all’Associazione di Ginevra fino, e soprattutto, alla fine della mia attività di segretario generale, quando ho preparato la mia “pensione” (parziale, come si deve).
Grazie a Ricardo Diez Hochleitner, allora presidente del Club di Roma, al quale avevo proposto di scrivere un rapporto sull’occupazione25 nell’economia di servizio, avevo ottenuto un piccolo finanziamento da una banca di Bilbao che voleva festeggiare l’anniversario della sua fondazione. Avevo bisogno di quell’aiuto finanziario per trovare un collaboratore capace di riunire i miei appunti, di completarli e di aggiungervi i risultati delle sue ricerche. Era il 1996.
L’ho trovato nella persona di Patrick Liedtke, che curò anche la versione in spagnolo e in tedesco: quest’ultima fu menzionata sulla lista dei best-seller di economia in Germania.
Hanno scritto da qualche parte che non vi è successo senza successore. Ebbene, è fatta e nel miglior modo possibile. Liedtke ha dimostrato che si poteva migliorare tutto quello che avevo intrapreso e compiuto. L’ha fatto ed è andato oltre. È stato un vero colpo di fortuna per me, per l’Associazione di Ginevra e, io spero, anche per lui. Come diceva Peccei: “Nella vita, quello che conta è la qualità umana”.

25 In italiano: “Come lavoreremo”, Franco Angeli, Milano, 2000.


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