Capitolo 6: Assaggi di economia nelle università (1971-1999)
*** Ampliare gli orizzonti dell’economia politica
Nel prossimo capitolo ritornerò su un certo numero di concetti molto importanti che caratterizzano l’economia di servizio, come: rischio puro e rischio dell’imprenditore, vulnerabilità, rischio morale (moral hazard), assicurabilità (la nuova complementarità tra attività pubbliche e private), gli effetti della cosiddetta informazione asimmetrica, diversità e complementarità dei servizi finanziari, le nuove funzioni del capitale nell’economia di servizio, ecc.
Qui, bisogna aggiungere ancora una parola sul problema dell’ecologia e dell’ambiente. Le questioni che hanno animato da oltre tre decenni questo movimento – a cominciare dal Club di Roma – assomigliano molto a quelle che hanno dato vita a molti studi di economia politica, anche se né gli economisti né gli ecologisti si sono premurati di confrontare a sufficienza i testi.
I grandi economisti del passato avevano una preoccupazione essenziale – per alcuni si trattava addirittura di un impegno morale: migliorare la condizione umana materiale.
Ciò voleva dire utilizzare al meglio le risorse della terra.
Gli ecologisti parlano di risorse in senso lato, gli economisti faticano a spingersi oltre quelle definite da un prezzo. Da qui, l’importanza nell’economia di servizio di analizzare e studiare il passaggio tra i beni monetizzati e quelli che non lo sono. Far apparire nella sfera d’inchiesta economica un prodotto soltanto quando è divenuto raro in seguito ad un processo di inquinamento, e ignorare la causa originaria della rarità ben prima che sia diventata visibile (cioè segnata da un prezzo) non è soddisfacente.
Bisognerà ampliare gli orizzonti dell’economia politica ed includere nelle analisi e nelle teorie i movimenti di passaggio dal non monetarizzato e dal non monetizzato verso il monetizzato e viceversa.
È un fatto acquisito che l’economia tende ad essere attiva ed efficace nel breve termine. Non è sempre vero: l’assicurazione copre ad esempio rischi che possono presentarsi dopo decine d’anni.
Gli ecologisti hanno ragione quando raccomandano di fare tutto il possibile per preservare la terra e le sue risorse a lungo termine. Su questo punto, hanno ottenuto una grande vittoria politica dopo che la parola “sostenibile” è diventata un termine consacrato e applicato alla nozione di crescita e di sviluppo.
Ma il grande problema che riguarda contemporaneamente gli economisti e gli ecologisti è la previsione a lungo termine. Più passa il tempo, più cresce l’incertezza che può distogliere da un obiettivo sia in senso positivo che negativo. Qui bisogna nuovamente non lasciarsi ingannare sul significato di scienza. Non ci sono risultati buoni in assoluto, ma ci sono dei risultati migliori. Credere nella possibilità di previsioni certe al cento per cento in quanto “scientifiche” significa correre il rischio di cadere nella medesima trappola in cui è caduto il marxismo detto scientifico. Non ripetiamo gli stessi errori. Sarebbe una nuova gravissima forma di inquinamento sociale e politico.
Se il principio di “precauzione”, di cui si parla spesso, vuol dire qualcosa, si tratta della riduzione, del controllo dei rischi e della vulnerabilità, della riparazione e del risarcimento dei danni. Ci viene spesso detto che il rischio zero non esiste: volerlo credere è il rischio più grande. Perché allora non andremmo mai a letto, mobile sul quale muore la grande maggioranza degli uomini. Dobbiamo, vogliamo – lo spero – vivere. Capire, ridurre, gestire, utilizzare i rischi. E dormire…
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12