QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Capitolo 5: Il Club di Roma e i limiti della crescita

*** Il valore dell’incertezza
Che cosa è dunque avvenuto nell’ambito del pensiero scientifico? La nozione di incertezza ha progressivamente sostituito quella di certezza. La scienza moderna ormai, per la maggioranza degli scienziati, non è un edificio dove, una volta per tutte, si stabilisce una definizione certa della realtà che resta valida per sempre, nel tempo e nello spazio. La scienza non consiste nell’aggiungere un po’ alla volta dei mattoni in un edificio dove ogni elemento rappresenta una certezza eternamente valida. Ogni volta che la scienza produce un nuovo mattone, un nuovo materiale da costruzione, questo materiale impone di rivedere l’insieme del sistema della costruzione di riferimento. È una visione dinamica che si impone, non una visione in cui si definisce una volta per tutte una verità eterna, universale e immutabile nel tempo e nello spazio. Non si trova mai la verità ma soltanto una maggiore verità. Ogni “Verità” antica viene ridefinita e modificata in “verità” nuove.
La storia stessa dell’evoluzione appare sempre meno come una serie di situazioni di equilibrio, e sempre più come una sequenza di situazioni di non-equilibrio. È l’identificazione di uno “squilibrio” che permette di indicare uno scopo e anche di mettere in evidenza delle diramazioni dove esistono sempre numerose possibilità di sviluppo. Infatti, la definizione di “equilibrio” sancisce uno scopo, spesso scelto implicitamente, che può tranquillamente rivelarsi uno “squilibrio” se cambiano le circostanze di osservazione e di percezione. Si possono citare per esempio alcuni moderni libri sulla matematica, come quello di Kline, che mettono in luce come per un problema dato, le possibilità logiche e matematiche difendibili possono arrivare a soluzioni differenti, tutte ugualmente valide. Quello che si scopre è che non si possono più usare le idee sulla scienza naturale dell’epoca determinista del secolo scorso per giustificare delle visioni deterministe, o delle visioni nelle quali ogni avvenire non può consistere che nello svolgimento inevitabile di una evoluzione con un’unica via di uscita, considerata “scientifica”.
L’evoluzione può prendere varie direzioni: esse appaiono determinate soltanto a posteriori mentre tutto ciò che avverrà nel futuro è incerto. Per fortuna. In altre parole, è paradossalmente attraverso l’accettazione della nozione di incertezza nelle scienze naturali che si riannoda il legame verso un’unità, una nuova alleanza tra le scienze umane e quelle cosiddette esatte. Queste ultime, scoprendo di essere esatte soltanto per un periodo limitato nel tempo e nello spazio, si differenziano dalle scienze umane solo per un grado diverso di incertezza. Si tratta di un’ondata culturale di fondo che è possibile ritrovare in centinaia di pubblicazioni, e che giustifica l’idea che la segreteria dell’esattezza e dell’anima proposta da Musil nel suo romanzo attraverso Ulrich, ha effettivamente compiuto la sua opera quasi un secolo dopo. Pur essendo partiti con un’idea che non si è mai concretizzata dal punto di vista organizzativo, si può parlare di un bilancio positivo. Le due mezze verità non sono più separate in modo schizofrenico. Siamo in una realtà post-cartesiana, le idee non sono più eternamente distinte. Se rimangono sempre distinte, diventano spesso inconciliabili. C’è un consenso sempre maggiore sul fatto che, tra un campo della conoscenza umana e l’altro, esistono delle zone grigie, delle zone di sovrapposizione. Tra la poesia e la letteratura, l’economia, le scienze politiche, la chimica e la fisica, non esistono fratture inconciliabili. L’ispirazione del poeta è prossima all’intuizione del fisico. L’abitudine di tagliare a fette la realtà è stata in fondo soltanto un facile strumento di comodo per far avanzare la ricerca in un certo numero di settori, finché il dettaglio non si fosse integrato nella totalità. Questo antico metodo di pensiero è quello che ha generato i disastri dell’Europa nel secolo scorso. Era lo Stato-Nazione esclusivo e l’incomprensione del federalismo politico, condannato perché “confuso” e perché ammetteva e anzi stimolava una divisione delle sovranità.
Ci vorrà un po’ di tempo perché la cultura sia sufficientemente coraggiosa e matura da accogliere queste idee in modo migliore: perché accetti le incertezze senza ricorrere alle droghe fisiche, intellettuali o ideologiche, sperando così di eliminare le sfide della vita e il pluralismo, nella quotidianità così come nella dimensione storica. Ne va di un migliore avvenire della globalizzazione.
Cerchiamo dunque di evitare di costruire i castelli del nuovo Medio Evo con la falsa speranza che nascondendoci dietro a questi baluardi, potremo godere di una maggiore sicurezza. Proprio questo tipo di atteggiamento permetterà agli psicanalisti di constatare facilmente che stiamo preparando la nostra rovina nella realtà in movimento del mondo contemporaneo. L’incertezza è nell’ordine delle cose. Attraverso l’incertezza esiste una vera possibilità di progresso e, con i rischi presi nel superare frontiere di ogni genere, è possibile la nostra migliore sopravvivenza e il nostro sviluppo. È su questa incertezza che si gioca l’avvenire dell’Europa e del Mondo.
Ora si potrà comprendere meglio perché il mio rapporto al Club di Roma – dopo quello sui Limiti della Crescita – avesse come obiettivo, con “I Limiti della Certezza”, un’analisi economica strettamente legata ad alcuni fondamenti culturali.
Ho quindi immaginato il dialogo seguente, come “Intermezzo”.


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