QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il mercato del lavoro per i lavoratori anziani in Svezia: cambiamenti e prospettive

4. Il sistema di protezione sociale e la partecipazione alla forza lavoro degli anziani

I sistemi di trasferimento di reddito sono importanti per la partecipazione della forza lavoro. Le riforme pensionistiche effettuate sono state un fattore incentivante verso un aumento dell’età in cui si lascia il mercato del lavoro. Queste riforme rendono più difficile anticipare l’uscita dal mercato del lavoro per malattia o per disoccupazione. Il numero delle indennità per malattia sono diminuite come anche e il numero dei sussidi di disoccupazione fino all’attuale crisi.

La nuova riforma delle pensioni è stata gradualmente introdotta dal 1999 e implementata dal 2003. La riforma è composta principalmente da tre diversi comparti: il reddito da pensione, la pensione premio (premium reserve pension) e la pensione garantita (guarantee pension), per coloro che non hanno nessuna pensione o è estremamente bassa. Nel nuovo sistema pensionistico il calcolo delle pensione è basato sul reddito da lavoro per tutti gli anni che una persona ha lavorato, non solo il reddito da lavoro ma vengono calcolati anche gli assegni delle assicurazioni sociali, come assegni per malattia, disabilità e indennità di disoccupazione. Nel calcolo della pensione vengono calcolati anche gli anni come studenti nell’istruzione superiore, gli anni dedicati ai bambini fino a quattro anni e il servizio militare. I contributi per la pensione sono il 18.5% del salario, di questo il 16% va al sistema pensionistico (conto figurativo del sistema a contribuzione definita, DC plans) e il 2.5% ai conti individuali a capitalizzazione completa (i piani pensionistici premium, DC system). Coloro che hanno un reddito basso percepiscono una pensione garantita.

Il nuovo sistema pensionistico non ha un’età pensionabile fissa, tuttavia la pensione e la pensione premio non possono essere percepiti prima dei 61 anni e la pensione garantita non prima dei 65 anni di età. La percentuale di riscatto per una pensione a 65 anni è passata dall’ 82% del 2003 al 64% nel 2007. Più donne che uomini iniziano a prendere la pensione quando hanno 65 anni.

Tabella 2: Distribuzione per età delle pensioni assegnate nel 2003, 2005 e 2007

Fonte: Försäkringskassan, ”Ålderspension. In- och utflöden i pensionssystemet”, Statistik 2007:3.

Più del 90% dei lavoratori aderiscono alle pensioni occupazionale in base agli accordi collettivi. Anche i datori di lavoro che non sottoscrivono un accordo collettivo possono dare un’assicurazione dando una pensione integrativa. Ci sono quattro sistemi per le pensioni integrative: una per coloro che sono impiegati nel settore statale, una per coloro che lavorano nelle municipalità e nelle regioni, una per gli impiegati nel settore privato e una per gli operai del settore privato. Tutti i quattro sistemi sono radicalmente cambiati negli ultimi quindici anni, per esempio sono cambiati dall’essere interamente a benefici definiti (DB plans) o essere principalmente a contribuzione definita (DC plans).

I sistemi pensionistici nel settore privato sono interamente a contribuzione definita (DC plans), ma la maggior parte dei lavoratori del settore privato attualmente impiegati prenderanno una pensione secondo il vecchio sistema a benefici definiti (DB plans), ma il periodo di transizione è molto lungo.

I sistemi delle pensioni integrative hanno un’età pensionabile flessibile. Gli impiegati statali possono percepire la pensione integrativa a 61 anni. Più bassa è l’età, più bassa è la pensione. Solamente nei sistemi pensionistici passati gli impegati del settore privato prevedevano il limite massimo di 70 anni per percepire la pensione. In tutti i piani pensionistici, tranne per il settore statale, è possibile andare in pensione prima dei 65 anni, se la persona intende smettere di lavorare. In tutti i sistemi pensionistici tranne che per gli operai (blue-collar workers) del settore privato i lavoratori percepiscono la pensione a un’età piu bassa rispetto ai sistemi pensionistici precedenti. Il reddito da lavoro dopo i 65 anni non viene calcolato per la pensione.

Le pensioni integrative elargiscono un alto trasferimento economico alle persone con redditi più alti rispetto al limite massimo del sistema pensionistico di base. I sistemi pensionistici integrativi eliminano più o meno il limite massimo. Nel 2007, il 36% di tutti i lavoratori avevano parti di reddito sopra il limite massimo. Le pensioni occupazionali stanno diventando sempre più importanti. La tabella 3 mostra che le pensioni occupazionali per gli uomini con età 65-69 anni sono aumentate dal 20.3% del 1996 al 27.7% nel 2007 e dal 15.6%al 19.0% per le donne con età 65-69 anni.

Tabella 3: Percentuale della distribuzione dei redditi da pensione nelle loro diverse forme pensionistiche per le persone di 65-69 anni

Fonte: Calcoli basati su HEK (Economic Statistics for the Households), Statistics Sweden.


5. Leggi sulla regolamentazione del lavoro, accordi collettivi e lavoratori anziani

La legge sulla regolamentazione del lavoro è cambiata in Svezia dalla metà degli anni 70”. Di grande importanza per i lavoratori anziani è l’aumento della copertura della legge sulla sicurezza al lavoro (LAS) per i lavoratori con età avanzate – dai 65 ai 67 anni – e la regolamentazione del pensionamento obbligatorio fino all’età di 67 anni. In questo modo ora la Svezia ha due età pensionabili, 65 e 67, o in pratica un’età pensionabile variabile dall’età di 61 anni. Un lavoratore ha il diritto di continuare a lavorare fino all’età di 67 anni. Un imprenditore che vuole che il lavoratore smetta di lavorare all’età di 67 anni deve comunicarlo un mese in anticipo. Un lavoratore che continua a lavorare dopo i 67 anni ha solamente il diritto a un mese di notifica. Secondo gli standard della legge sulla sicurezza del lavoro il contratto di lavoro dovrebbe nella maggior parte dei casi essere limitato a un periodo fisso, ma per coloro che hanno 67 anni sono permessi tali contratti a tempo determinato.

L’età in cui un lavoratore andava in pensione passò da 65 a 67 anni il 1° aprile 1991. Le parti sociali potevano comunque decidere per un’altra età a secondo degli accordi prestabiliti e per la maggio parte dei contratti era 65 anni. La legge cambiò dal 1° settembre 2001 vietando accordi per il pensionamento obbligatorio inferiore ai 67 anni. In pratica significava che l’età per il pensionamento obbligatorio divenne 67 anni dal 1° gennaio 2003. Fino al periodo dell’attuale governo i lavoratori anziani avevano una forte protezione per il lavoro secondo i termini legislativi. Il governo attuale ha tolto quella qualifica da qui si è creato un certo indebolimento per la sicurezza del lavoro degli anziani.

6. Percorsi di uscita anticipata dal lavoro

Anche se più persone ora più di prima rimangano nel mercato del lavoro fino e oltre i 65 anni, molti lasciano il mercato del lavoro prima di quella età. Nel 2007 l’età media per il riscatto della pensione era 64.6 anni. Nello stesso anno l’età media in cui si lasciava il mercato del lavoro era 63.1. Per età media in cui si lascia il mercato del lavoro qui intendiamo l’età in cui una persona termina di pagare i contributi per la pensione. Altri sistemi di trasferimento dei redditi sono importanti nel periodo di transizione tra il lavoro e la pensione: per esempio i sussidi di disoccupazione, infortunio sul lavoro, disabilità e malattia in pratica hanno e stanno ancora finanziando le uscite anticipate.

Tabella 4: Età media in cui si inizia a riscattare la pensione e età media in cui si lascia la forza lavoro

Fonte: Försäkringskassan,”Medelpensioneringsålder”, Socialförsäkringsrapport 2008:9.

Molti lasciano, come sopra menzionato, il mercato del lavoro percependo un’altra forma di reddito piuttosto che la pensione, infatti molti ricevono la pensione di disabilità. Quasi un quinto degli uomini e un quarto delle donne con età che va dai 61 anni ai 64 anni ha una pensione di disabilità completa. A questo va aggiunto che il 6 per cento degli uomini e l’11 per cento delle donne della stessa coorte avevano una pensione di disabilità parziale. Anche il sussidio di disoccupazione è stata usato come strumento per uscire prima dal mercato del lavoro. Quasi il 10 per cento lascia la forza lavoro con un sussidio di disoccupazione, che viene elargito fino ai 65 anni. Alcune persone lasciano anticipatamente il mercato del lavoro con una rendita annua per gli infortuni sul lavoro. Circa il 5 per cento della popolazione ha una rendita annua quando raggiungono l’età di 65 anni.

7. Chi sono coloro che continuano a lavorare e che tipo di lavoro fanno

La partecipazione al lavoro degli uomini e delle donne tra i 20-64 anni è rispettivamente dell’87 e dell’81 per cento, che nella prospettiva internazionale viene considerata alta, in particolar modo per le donne. Interessantae è analizzare la partecipazione alla forza lavoro e all’impiego delle persone attive mature e sopra la tradizionale età pensionabile di 65 anni. Di questi, coloro che hanno un’età compresa tra i 55-64 anni, il 75 per cento degli uomini e il 70 per cento delle donne sono ancora attivi nel mercato del lavoro. La partecipazione al lavoro è notevolmente più bassa tra coloro che hanno 65 anni o oltre. Meno del 20 per cento degli uomini e il 10 per cento delle donne con età compresa tra i 65-69 anni sono attivi nel mercato del lavoro e tra coloro che hanno 70-74 anni per gli uomini era di circa il 10 per cento e per le donne era di circa il 3 per cento nel 2008. La percentuale di coloro che sono nella forza lavoro tra i 65-74 anni è aumentata tra il 2005 e il 2008 dal 14.6 al 16.6 per cento tra gli uomini e dal 5.9 all’8.3 per cento tra le donne.

In quali settori i lavoratori anziani sono impiegati? Le donne 65-74 anni sono occupate nel settore della salute e nell’assistenza degli anziani, nei servizi personali e culturali, istruzione e ricerca, commercio e trasporti. Gli uomini dello stesso gruppo di età sono principalmente occupati nei servizi finanziari, agricoltura, commercio e trasporti. Sia gli uomini che le donne tra i 65-74 anni sono più che rappresentati se comparati ai lavoratori della fascia di età tra i 20-64 anni nei settori dell’agricultura, nei servizi finanziari, servizi personali e culturali, e per le donne anche nei trasporti e commercio. La maggioranza degli uomini di 65 anni o più, che sono impiegati, sono lavoratori indipendenti. Il lavoro autonomo come percentuale di tutti gli impiegati è del 15 per cento per gli uomini con età dai 20 ai 64 anni e il 20 per cento per quelli con età dai 55 ai 64 anni. Per le donne le percentuali corrispondenti sono del 5 per cento per coloro che hanno un’età tra i 20 e i 64 anni, 7 per cento per coloro che hanno un’età tra i 55-64 anni e circa un terzo per coloro che hanno 65 anni e oltre.

Le donne lavorano a tempo parziale con una percentuale più elevata degli uomini. Delle donne con età tra i 20 e i 64 anni, il 35 per cento lavora part time, comparato al 10 per cento degli uomini dello stesso gruppo. Tra quelli con età 65-69 anni la maggior parte delle persone, sia uomini che donne lavorano a tempo parziale. Un terzo degli uomini e il 45 per cento delle donne in questo gruppo di età lavora di meno di 20 ore, e un quarto degli uomini e delle donne lavora tra le 20 e 34 ore. Per coloro che hanno 70-74 anni la settimana di lavoro è ancora più corta. Il numero medio di ore settimanali lavorative secondo le trattative diminuisce con l’età ed è per gli uomini tra i 20 e 64 anni e per le donne della stessa età 35 ore (vedi Tabella 5). La settimana lavorativa è leggermente più corta per i lavoratori della fascia di età tra 55-64 anni. Gli uomini tra 65-69 anni hanno 29 ore di lavoro settimanale e le donne della stessa età 24 ore di lavoro la settimana. Tra i più anziani, tra i 70 e 74 anni, la settimana media di lavoro è 25 ore per gli uomini e 19 per le donne.

Tabella 5: Ore medie di lavoro per settimana in base agli accordi

Fonte: Statistics Sweden, Labour Force Surveys.


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