QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il lavoro di assistenza nell’Unione Europea: proposte nel contesto del cambiamento demografico

6. Carriere lavorative

In molti casi, la necessità di assistere un proprio caro si verifica durante la vita lavorativa (Anderson, 2004). Non ci sono dati ufficiali a livello comunitario, ma i dati degli studi nazionali indicano che coloro che assistono una persona non autosufficiente e ha meno di 65 anni, svolge un’attività lavorativa. Tuttavia, fra le persone in età lavorativa, indipendentemente se uomini o donne, coloro che svolgono l’attività di cargiver hanno meno probabilità di essere nel mondo del lavoro rispetto a coloro che non svolgono tale attività, e tra coloro che lavorano è più elevato il numero di chi fa part-time. Altri fattori che influenzano la probabilità che un familiare che assiste una persona non autosufficiente sia occupato sono: convivenza con l’assistito, la gravità della non autosufficienza, la natura della dipendenza e l’accessibilità ad altre forme di assistenza.

Un’indagine effettuata dall’European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions nel 1998 fornisce dati molto significativi. Furono effettuate oltre 30.000 telefonate, rivolte a coloro che avevano un’età compresa tra i 16 ed i 64 anni, tra i 15 stati membri e la Norvegia. Con riferimento alle persone che lavorano, il 9% degli uomini ed il 12% delle donne hanno indicato che assistono anziani o altri adulti malati o non autosufficenti. Questa percentuale era molto più elevata per coloro che non lavoravano, rispettivamente il 13% ed il 16%, confermando il fatto che l’assistere una persona non autosufficiente è una barriera per accedere al mercato del lavoro. In questa indagine, fra coloro che forniscono assistenza agli adulti non autosufficienti, un quarto delle donne e il 15% degli uomini hanno ritenuto che l’attività di assistenza limitasse le loro possibilità d’impiego. Coloro che hanno espresso questa opinione varia da meno del 10% in Svezia ed in Finlandia, a oltre un terzo nel Regno Unito ed in Irlanda.

Una ricerca condotta in America del Nord ed Europa indica come l’attività di assistenza abbia un impatto negativo sulla carriera, sul reddito e sulla pensione. Una percentuale significativa di persone segnala anche l’impossibilità di promozioni o di formazione, difficoltà a trovare nuovamente lavoro, qualora lo si era dovuto lasciare, come pure situazioni di stress e affaticamento psicofisico. Il quadro che viene fornito delle attività a sostegno di coloro che assistono le persone anziane è incompleto. Non c’è un indagine sistematica a livello dell’Unione Europea sulle iniziative eventualmente presenti a livello d’impresa, anche in quelle più grandi; e ci sono relativamente pochi esempi di best practice, specialmente se si considera il luogo di lavoro, che sono state specificatamente progettate per il personale che svolge attività assistenziale.

Si è argomentato che gli Stati Uniti hanno reagito alle pressioni che i dipendenti hanno esercitato, dovendo occuparsi dell’assistenza dei parenti anziani. Per trattenere il personale esperto e mantenerlo produttivo, sembra che un certo numero di aziende negli Stati Uniti stiano fornendo un supporto. Questi sviluppi sono caratterizzati solitamente da: politiche finalizzate a riorganizzare il lavoro e l’orario di lavoro, inteso come orario flessibile e scelta del luogo di lavoro (ad esempio il lavoro a domicilio); dalla fornitura di servizi, generalmente per fornire informazioni e consigli o rispondere a richieste, ma anche servizi a supporto della comunità, come il trasporto delle persone non autosufficienti e alcune forme di servizi presenti sul posto di lavoro; infine da certi benefit come premi più contenuti per le polizze long term care o compensazioni monetarie per il periodo di assenza dovuti all’assistenza.

Tuttavia, alcune iniziative sono state abbandonate poichè non sono riuscite a soddisfare le esigenze per le quali erano state pensate: gli schemi proposti erano troppo rigidi oppure proposti al momento sbagliato e nel luogo sbagliato. Altre iniziative non sono state utlizzate come ad esempio i servizi di assistenza ed informazione. Alcuni dipendenti hanno mostrato una certa titubanza avendo avuto l’impressione di una mancanza di motivazione o dubbiosi sulla effettiva capacità di far fronte al bisogno; altri solo semplicemente non sapevano delle risorse disponibili, mentre per altri ancora l’assistenza è un aspetto riservato, da risolvere privatamente. Questo ultimo può anche essere il punto di vista del personale e sembra chiaro che il successo degli sviluppi per coloro che lavorano e contemporaneamente prestano assistenza dipenda dal supporto che riceveranno dai propri superiori e dai colleghi. Naturalmente gli Stati Uniti e l’Unione Europea presentano contesti e prospettive differenti con riferimento alle politiche di riconciliazione tra lavoro e assistenza. In generale gli europei hanno un supporto molto più ampio, grazie al sistema di protezione sociale anche se questo è molto variabile tra gli Stati e può non essere direttamente a sostegnio della persona che svolge attività di assistenza. Alcune delle iniziative aziendali realizzate negli Stati Uniti possono non essere necessarie e neppure adatte al contesto europeo e, sebbbene alcune iniziative siano state prese anche a livello europeo, le imprese che danno servizi a supporto dell’assistenza non sono diffuse. In Europa, il focus – quando c’è – riguarda l’orario e l’organizzazione del lavoro, la buona comunicazione e un esplicito supporto amministrativo, piuttosto che lo sviluppo di iniziative speciali di assistenza alle persone anziane.

Altre ricerche hanno trovato che il lavoro part-time, il permesso per motivi familiari ed il job-sharing sono assai comuni; l’orario flessibile ed il lavoro a domicilio tende ad essere riservato a certi gruppi di lavoratori e ci sono poche possibilità per opzioni come la riduzione temporanea delle ore di lavoro. Alcune forme di supporto, come forum di auto-aiuto (istituito grazie alle autorità locali), erano presenti ma non diffuse. Il successo dipende dagli atteggiamenti positivi dei manager e dei colleghi, così come da una chiara informazione per coloro che possono accedere a queste facilitazioni. Inoltre appare chiaro che l’esistenza di specifiche politiche di sostegno non dovrebbero essere fraintese ed essere considerate come opzioni da mettere in pratica.

La maggior parte delle iniziative realizzate, se non tutte, dovrebbero essere sviluppate dai datori di lavoro in collaborazione con i propri dipendenti. I contratti collettivi di lavoro inoltre svolgono un ruolo importante, particolarmente nel miglioramento di alcuni ambiti, per esempio nei permessi, che possono estendersi oltre i minimi previsti dalla legge. Ci sono considerevoli differenze fra i settori per quanto riguarda le caratteristiche del permesso, in termini di autorizzazione e nell’entità economica nel caso il permesso è retribuito. Per coloro che assistono una persona non autosufficiente, la concessione di un permesso può essere utile, ma anche poco flessibile per soddisfare le esigenze normali ed imprevedibili dell’assistenza. Generalmente questi contratti collettivi consentono di passare al tempo parziale per assistere un familiare bisognoso di assistenza solo in pochi casi.

Le scelte politiche possono essere utili per aumentare la consapevolezza ed il riconoscimento del contributo e dei diritti della persona che fa opera di assistenza anche quando offrono un supporto ridotto sia nel lavoro che nell’assistenza. Fra le varie misure introdotte quelle che prevedono permessi, anche non remunerati, sono importanti, ma il diritto di assistere un parente è generalmente riconosciuto soltanto quando la persona anziana è severamente disabile o per brevi periodi. Ancora la concessione di questi permessi sembra essere limitata e ci possono essere preoccupazioni su come gli imprenditori reagiscono allorquando il permesso è concesso. Lo sviluppo delle coperture assicurative pubbliche per le persone non autosufficienti già introdotte in Germania, Austria ed in Lussemburgo o altre forme di copertura come in Francia, possono influenzare le decisoni lavorative. Sebbene le conseguenze dei benefici finanziari a favore delle persone che assistono e che contemporaneamente lavorano richieda uno studio più approfondito, i dati in nostro possesso, in questo caso, lasciano supporre che l’abbandono del lavoro per garantire assistenza sarebbe basso.


7. Facilitazioni per i lavoratori che prestano assistenza

Molte delle persone che assistono un familiare hanno un’attività lavorativa e ricevono sovvenzioni per questa loro attività; le famiglie ricevono un entità economica o dalle assicurazioni o sotto forma di sussidi o mediante altre forme di pagamento diretto; per i dipendenti sono previste facilitazioni nei contratti lavorativi. I servizi sociali di assistenza sono considerati qui come lavoro pagato a coloro che forniscono un supporto (non medico-sanitario) per le persone che hanno problemi di salute e a coloro che li assistono. C’è una diffusa preoccupazione in Europa, che per il futuro, la richiesta di questi servizi sociali di assistenza continuerà a superare l’offerta e che troppo poche persone saranno attirate da questo tipo di occupazione. I servizi assistenziali possono essere forniti dal sistema pubblico, dal volontariato o dai privati con varie modalità. Si pone una particolare attenzione al personale non medico, che fornisce il supporto nella comunità, solitamente, ma non esclusivamente, presso l’abitazione della persona non autosufficiente.

Il supporto può variare da una presenza quotidiana assai semplice, come l’aiuto nelle faccende domestiche, il fare la spesa, pulire la casa, fino ad un impegno più personalizzato e specialistico, come imboccare, aiutare a lavare, o nel rispondere a bisogni psicologici ed emotivi. È difficile dare un quadro esaustivo delle importanti diversità tra le numerose figure che si occupano di assistenza ed anche tra le differenti condizioni presenti negli stati membri caratterizzati da una differente struttura sociale e di organizzazione del lavoro. Inoltre nei diversi paesi ci sono innumerevoli definizioni che identificano gli operatori nel campo dell’assistenza, spesso in base alla loro professionalità, qualificazione e responsabilità. Tuttavia, il settore dell’assistenza ha un ruolo sociale ed economico importante; contribuisce significativamente all’occupazione: sanità e assistenza sono i settori in cui più alta è stato l’aumento dei posti di lavoro nell’Europa dei 15 nel periodo 2000-2005, creando più di 2 milioni di nuovi impieghi, principalmente per le donne.

Nonostante ciò di fronte alla domanda crescente e alla scarsità del personale sia Finlandia che Germania hanno istituito una commissione per esaminare le possibili opzioni per sopperire alla scarsità di personale. L’attività di assistenza in Europa è generalmente caratterizzato da alcuni elementi in gran parte negativi: relativamente alti tassi di turn-over del personale, particolarmente tra le mansioni non specializzate, elevati livelli di stress, bassi stipendi e scarso prestigio, ore lavorative non standard e scarse possibilità di carriera. Recentemente è stato segnalato nel Regno Unito (The Guardian, 4/9/08) che i lavoratori del settore dell’assistenza appartengono alle professioni meno retribuite e che guadagnano meno anche rispetto agli operatori ecologici. Una professione non solo pagata male, ma anche sottovalutata.

Queste ed altre caratteristiche sono viste come “perlomeno scoraggianti” e sono uno dei motivi che incidono sull’abbandono prematuro del lavoro. Una migliore enfasi sulle caratteristiche insite nell’opera di assistenza sociale (lavoro utile e importante; occupazione che consente un orario flessibile e part-time, livelli retributivi ragionevoli) sarebbe importante per promuovere le iniziative per rendere più attraente il lavoro del settore socio-assistenziali. L’assistenza affronta una sfida immensa nel tentare di sviluppare la disponibilità di mano d’opera e di creare un’immagine migliore. Fra le priorità vi è la necessità di migliorare l’equilibrio tra vita lavorativa e attività di assistenza. Molti lavoratori impegnati nel settore socio-assistenziale uniscono l’attività retribuita con quella non retribuita in famiglia. Questo equilibrio insoddisfacente interessa in particolare i lavoratori autonomi e coloro che hanno una pluralità di assistenze e che devono unire parecchi contratti part-time a tempo determinato per guadagnare uno stipendio accettabile. Una proposta per migliorare le condizioni è di promuovere misure per la creazione di posti di lavoro nei settori più stabili del mercato qual è il settore dell’assistenza in cui ci dovrebbero essere migliori condizioni di lavoro per il personale. È inoltre essenziale accertarsi che il personale con le responsabilità di assistenza informale abbia una piena accessibilità ai servizi di sostegno quali, permessi, vacanze o assistenza.

Buone condizioni di lavoro e opportunità di acquisire nuove qualifiche per mezzo della formazione sono viste come necessarie sia a livello di assunzione sia per trattenere gli assistenti al lavoro. In questo contesto la soddisfazione professionale può essere migliorata grazie ad un personale che abbia una maggior opinione riguardo la propria mansione e riducendo le attività di routine. I compiti principali non possono probabilmente essere cambiati, ma il lavoro può essere arricchito tramite l’introduzione e lo sviluppo di formazione che leghi strettamente le conoscenze e le capacità dei diversi ruoli alle responsabilità del personale. La formazione e l’acquisizione di nuove qualifiche, dovrebbero riconoscere l’esperienza maturata e le relative capacità. I miglioramenti in termini economici per il personale socio-assistenziale avrebbero un impatto positivo sulle assunzione e sul prolungamento dell’attività lavorativa. Ciò è particolarmente vero in periodi di relativamente piena occupazione in settori dove vi è un elevata concorrenza o scarsità di manodopera.

In tutti i paesi della UE c’è un notevole squilibrio nell’attività di assistenza per l’elevata presenza femminile. Questo è vero non solo tra le persone che assistono nelle mura domestiche e in centri residenziali, ma anche nel lavoro professionale. Non è insolito trovare mano d’opera femminile al 100%, anche se gli uomini sono numericamente più presenti in posti direttivi. Una maggiore presenza maschile nel settore socio-assistenziale potrebbe migliorare il problema della disponibilità di manodopera, ma è poco evidente come si dovrebbe fare. Il miglioramento delle prospettive di carriera e di salario sembra essere la soluzione, ma i motivi per la scarsa presenza maschile sono più sottili. C’è ancora un’immagine che sia l’attività informale sia quella formale debba essere ad appannaggio delle donne, anche se ci sono stati un po’ di cambiamenti negli anni recenti in questa visione tradizionalista, tuttavia con diversi livelli fra i paesi.

L’assistenza sociale deve essere illustrata ed essere attivamente promossa come lavoro e indicare come donne e uomini possono trovarla interessante. Ciò richiede l’uso dei metodi promozionali moderni e attraenti, come già utilizzati in altri settori. Dovrebbe essere riconosciuto che alcuni clienti possano preferire una presenza femminile specialmente per la cura personale. Per concludere, è chiaro che i lavoratori migranti, in particolare quelli provenienti dai paesi dell’Europa orientale, stanno dando un contributo importante alla richiesta di assistenza. Senza il loro contributo ci sarebbero serie carenze di manodopera in paesi con bassi tassi di disoccupazione. Alcuni paesi come il Regno Unito stanno reclutando attivamente personale proveniente da paesi come Romania e Polonia; l’aumento dei lavoratori stranieri in paesi mediterranei come la Spagna e Grecia vanno a colmare la mancanza di assistenza per anziani single e non autosufficienti. In Italia c’è un basso livello di offerta sia dei servizi residenziali pubblici che di assistenza domestica e una tradizione di pagamenti per l’assistenza piuttosto che di offerta di servizi. Le persone non autosufficienti possono ricevere sussidi dallo stato e dalle autorità locali. Negli ultimi anni, questi sussidi sono sempre più utilizzati per pagare persone straniere – una soluzione che è adatta ad entrambe le parti. Nel 1991, il 16% degli operatori assistenziali erano lavoratori stranieri; alla fine del 2005, la percentuale era aumentata all’86%, con la maggior parte di essi impiegata ad assistere le persone anziane con elevata disabilità. I due motivi principali per occupazione degli immigrati nell’assistenza sono: garantire un’assistenza costante e mantenere la persona anziana a casa. Non sorprende che il ruolo degli stranieri che prestano assistenza si è trasformato in una colonna fondamentale del sistema assistenziale italiano. Tuttavia, sono necessarie misure idonee per contribuire a proteggere i lavoratori migranti e per accertare la qualità dell’assistenza.


8. Conclusioni

Nella UE27 è sorprendente notare come vi siano enormi differenze nel grado di sviluppo delle misure e dei servizi a favore di chi si occupa delle persone non autosufficienti. Comunque, tutti i paesi stanno affrontando profondi cambiamenti demografici e ovunque la famiglia rimane, ed è probabile che rimarrà, il fulcro del sistema assistenziale anche in futuro. C’è una crescente consapevolezza che il tema dell’assistenza è importante per ogni età, ma questo non ha ancora innescato un adeguato dibattito politico e iniziative nei diversi stati membri. C’è però un’attenzione crescente, con relativi dibattiti, sulla sostenibilità dell’assistenza a livello comunitario. Vi sono comunque molte possibilità per gli Stati membri di condividere esperienze e strategie innovative, grazie ai programmi europei. Però con i loro eterogenei background storici, differenti valori e risorse, non c’è un unico e migliore approccio a favore dell’assistenza. Sebbene questo articolo abbia evidenziato un ampio numero di politiche e di esempi, molto rimane da fare per migliorare la consapevolezza e migliorare la situazione delle famiglie, dei lavoratori con familiari non autosufficienti e degli operatori socio-sanitari. Come illustrano recenti iniziative in Europa occidentale, efficaci misure a favore di chi svolge attività di assistenza dipenderanno sempre più dalla collaborazione che ci potrà essere tra attività formale e informale.


Riferimenti bibliografici

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