QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Strumenti per un invecchiamento demografico sostenibile

Tabella 7: Risorse messe a disposizione dal sistema in regime part-time, fatto pari a 100 lo stipendio percepito in regime full-time
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Fonte: elaborazione propria su dati Istat.

Il sistema lavoro metterebbe a disposizione, grazie alle forme di lavoro part-time in ingresso e in uscita, 695.774.740 unità (in unità di misura fatto pari a 100 lo stipendio annuo di un lavoratore full-time). Sommando a queste risorse derivanti da lavoro part-time le risorse derivanti da quello full-time, pari ad 2.618.680.500 unità (ipotizzando uno stipendio annuo pari a 100 per ogni lavoratore full-time), avremmo un totale di risorse messe a disposizione dal sistema pari ad 3.314.455.240 unità. Per il calcolo dell’aliquota di equilibrio si considera che:
● in Svezia, nell’esperienza vissuta tra il 1976 e il 2000 con il tasso di sostituzione al 65%, si è raggiunta la quota massima di adesione a questo regime pensionistico. Sulla base di questi risultati riteniamo conveniente applicare in Italia il medesimo tasso di sostituzione ai lavoratori part-timers;
● attualmente, in Italia il sistema previdenziale retributivo garantisce al massimo il 75% del reddito percepito nell’ultimo stipendio (popolazione di 70 anni e oltre). Con il progressivo abbandono del sistema retributivo a favore di quello contributivo tale tasso è previsto che si abbasserà in modo significativo.

L’obiettivo di questo scenario ipotetico è quello di garantire ad ogni lavoratore part-time un reddito assimilabile a quello di un lavoratore full-time, ipotizzando che l’ente previdenziale trasferisca ad ogni individuo, in corrispondenza di ciascuna classe di età, il reddito necessario per coprire il proprio fabbisogno e, contemporaneamente, garantire l’equilibrio del sistema previdenziale. Dal punto di vista dei trasferimenti, la spesa previdenziale, sia per quiescenza che verso i lavoratori part-timers (in uscita e in entrata), è composta, dunque, dai trasferimenti per i part-timers pari a 648.969.960 unità e da quella per la quiescenza (ovvero la spesa per pensioni) pari a 863.550.100 unità, per un totale di 1.512.520.060, nell’ipotesi che copra l’intero fabbisogno totale di ciascun individuo. L’obiettivo è quello di proporre uno scenario teorico, che cerchi di perseguire un sistema “previdenziale in equilibrio”, ovvero capace di finanziare le proprie attività attraverso propri fondi. Se ipotizziamo un fabbisogno pari al 70% di trasferimento garantito, e non più il 100%, il rapporto tra i trasferimenti a carico dell’ente previdenziale e le risorse totali messe a disposizione dal sistema lavoro, determinerebbe un’aliquota di contribuzione pari al 32%, che risulta inferiore rispetto a quella attualmente in Italia pari al 37% (Rapporto sullo Stato Sociale, 2007). Tutto ciò è ipotizzabile prescindendo da ogni forma di finanziamento da parte dello Stato centrale. Al variare della quota di fabbisogno di trasferimento garantito, ovvero del tasso di sostituzione garantito dall’ente previdenziale, varia l’aliquota di contribuzione, così come indicato nella successiva tabella.

Tabella 8: Aliquota di contribuzione funzione della quota di fabbisogno di trasferimento garantito
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Fonte: elaborazione propria su dati Istat.

4. Conclusioni
Aumentare attivamente qualità e quantità della partecipazione dei lavoratori maturi è una necessità ineludibile per lo sviluppo del nostro paese (A. Rosina, 2009). Siamo uno dei paesi, dove non solo si vive più a lungo, ma si vive anche meglio in età anziana. È quindi necessario sfruttare questo potenziale attivo al fine di rendere meno gravoso il peso sulla spesa pensionistica di una fascia di popolazione oggi inattiva che al contrario potrebbe dare ancora molto in termini di produttività del lavoro. L’attuale struttura demografica italiana ed europea induce al ripensamento dell’intero sistema di welfare, affiancando alla posticipazione delle soglie di uscita dal mercato del lavoro in età anziana la contemporanea anticipazione dei benefici previdenziali alla popolazione giovane. Dal punto di vista puramente demografico l’introduzione del part-time in ingresso ed in uscita dall’attività rende possibile la ridefinizione delle soglie di entrata e di abbandono del mercato del lavoro assicurando l’equivalenza della popolazione dipendente.

Riferimenti bibliografici

Cagiano de Azevedo R. (2003), Invecchiamento o svecchiamento: questo è il problema?, Giornate di Studio del Gruppo di Coordinamento per la Demografia (SIS), Bari.

Cagiano de Azevedo R., Castagnaro C. (2007), A Longer Life: Scenarios for a Counter-ageing Revolution, Torino.

Istat, Previsioni demografiche nazionali 1° gennaio 2008 – 1° gennaio 2050.

Madìa M. (a cura) (2007), Un welfare anziano. Invecchiamento della popolazione o ringiovanimento della società?, Il Mulino, Bologna.

Ministero dell’Economia e delle Finanze (2006), Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e sanitario, Roma.

Pizzuti F. R. (2007), Rapporto sullo stato sociale 2007, UTET, Torino.

Wadensjö E. (2006), Le pensioni a tempo parziale in Svezia, in Quaderni Europei sul nuovo Welfare, n.5.


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