Strumenti per un invecchiamento demografico sostenibile
3.1 Primo scenario
● possibilità di ricevere una pensione part-time a partire dal compimento dei 60 anni;
● tasso di sostituzione al 65% del reddito perduto;
● riduzione minima di 5 ore settimanali;
● orario minimo lavorativo di 17 ore settimanali;
● finanziamento tramite una speciale voce in busta paga.
Questo scenario è stato realizzato con dati della previdenza svedese relativi al periodo di massima partecipazione al part-time, tenuti costanti nel tempo e applicati alla popolazione italiana per misurare quale sarebbe il potenziale contingente di lavoratori part-time tra i 60 e i 65 anni, ovvero, pensionati part-time.
Tabella 3: Potenziali pensionati part-time in Italia 1975-2020 (primo scenario)

Fonte: elaborazione propria su dati UN e dati dei Quaderni Europei sul nuovo Welfare: “Le pensioni a tempo parziale in Svezia” E. Wadensjö, 2007.
3.2 Secondo scenario con regime pensionistico a tempo parziale con i seguenti requisiti:
● possibilità di ricevere una pensione part-time a partire dal compimento dei 60 anni;
● tasso di sostituzione al 50% del reddito perduto;
● riduzione minima di 5 ore settimanali;
● orario minimo lavorativo di 17 ore settimanali;
● finanziamento tramite una speciale voce in busta paga.
Tabella 4: Potenziali pensionati in Italia 1975-2020 (secondo scenario)

Fonte: elaborazione propria su dati UN e dati dei Quaderni Europei sul nuovo Welfare: Le pensioni a tempo parziale in Svezia” E. Wadensjö, 2007.
Come emerge dalla tabella, riducendo il tasso di sostituzione, la partecipazione al pensionamento a tempo parziale si dimezza; il cittadino è evidentemente sempre meno propenso verso questo tipo di strumento che diventa meno conveniente in termini economici, per cui rimane alta l’adesione verso un pensionamento classico.
3.3 Terzo scenario con regime pensionistico a tempo parziale con i seguenti requisiti:
● possibilità di ricevere una pensione part-time a partire dal compimento dei 61 anni;
● tasso di sostituzione al 55% del reddito perduto;
● riduzione massima dell’orario di lavoro fissata in 10 ore.
Tabella 5: Potenziali pensionati in Italia 1975-2020 (terzo scenario)

Fonte: elaborazione propria su dati UN e dati dei Quaderni Europei sul nuovo Welfare: “Le pensioni a tempo parziale in Svezia” E. Wadensjö, 2007.
Come emerge dalla tabella 5, cambiando ulteriormente le condizione del pensionamento part-time, l’adesione diventa assolutamente marginale. Nell’ottica delle considerazioni postulate, l’introduzione di un sistema previdenziale, fondato sul part-time sulla base del sistema svedese in Italia, costituirebbe un risparmio significativo di oneri previdenziali nel primo scenario, con un tasso di sostituzione pari al 65%; tali oneri sarebbero reinvestibili in altre attività volte ad incentivare e aiutare le generazioni più giovani ad entrare nel mondo del lavoro, per garantire un equilibrio più soddisfacente tra le generazioni più vecchie e quelle più giovani.
Lo studio si propone di evidenziare, in presenza di determinate condizioni, come le scelte individuali possano rivolgersi verso un regime pensionistico a tempo parziale piuttosto che alla forma tradizionale di pensionamento. Inoltre, nella fase di ingresso nel mercato del lavoro, si può ipotizzare, specularmente, che i giovani possano accedervi in modo graduale. Si possono individuare diverse soglie di ingresso e di uscita dal mercato del lavoro, da quello part-time a quello full-time, così come diverse quote di adesione al sistema part-time variabili in funzione dell’età. Questo scenario teorico permetterebbe di accrescere la produttività del singolo sia nella fase di entrata che di uscita dal mondo del lavoro, mediante l’integrazione tra la new entry e il pensionato part-time; verrà consentito al primo di entrare ed accrescere la propria operatività e know how sfruttando le capacità acquisite negli anni dal pensionato part-time e a quest’ultimo di ottenere vantaggi sociali ed economici (E. Wadensjö, 2006).
I dati utilizzati provengono dalla Rilevazione della Popolazione residente per età, sesso e stato civile al primo gennaio 2008. L’obiettivo è definire separatamente la spesa per i contributi e quella per i trasferimenti in modo da rapportarli per calcolare l’aliquota di contribuzione che garantirebbe l’equilibrio del sistema. Le risorse prodotte dai lavoratori full-time e part-time si ottengono moltiplicando la popolazione residente a ciascuna classe di età per lo stipendio percepito, sempre a ciascuna classe, fatto pari a 100 il fabbisogno. Si ipotizzano dunque un inserimento graduale nel mondo del lavoro dai 21 ai 29 anni compiuti, e corrispondentemente un’uscita anche’essa graduale dai 61 ai 69 anni compiuti.
Si può ipotizzare un coefficiente di partecipazione nella fase di entrata nel mercato del lavoro come una funzione crescente dell’età per una popolazione giovane potenzialmente attiva e, specularmente, un coefficiente di partecipazione al lavoro nella fase di uscita dal mercato come funzione decrescente dell’età per una popolazione matura potenzialmente attiva.
Tabella 6: Coefficienti di partecipazione al lavoro funzione crescente/decrescente dell’età della popolazione

Fonte: elaborazione propria su dati Istat.
Il nostro scenario prende come riferimento il sistema di pensionamento part-time sperimentato in Svezia, considerato che la spesa per i trasferimenti si ottiene, a ogni età, come complemento ad 1 del coefficiente di partecipazione al lavoro; facendo il rapporto tra la spesa per trasferimenti e le risorse messe a disposizione dal sistema si ottiene l’aliquota di contribuzione che garantirebbe l’equilibrio sistemico con una imposizione reddituale inferiore a quella attuale. Fatto pari a cento lo stipendio percepito da un lavoratore full-time, verrà calcolato quello percepito dai lavoratori part-timers come funzione del coefficiente di partecipazione al lavoro. Per ogni età, le risorse messe a disposizione del sistema previdenziale si ottengono moltiplicando il numero di persone residenti (che ipotizziamo tutte potenzialmente attive) di quell’età per lo stipendio annuo percepito1 (funzione del coefficiente di partecipazione al lavoro fatto 100 nel regime full-time).
1 Lo stipendio percepito sarà pari a 100 unità nel caso di lavoro full-time, o una quota n di 100 unità per il lavoratore part-time.