QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’apprendimento contro l’invecchiamento. Le opportunità di formazione per gli anziani all’uso delle nuove tecnologie

5. La presenza di opportunità formative sul territorio

Una ricerca empirica esplorativa è stata condotta per analizzare l’effettiva localizzazione delle attività formative dedicate agli anziani, in particolare quelle connesse all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione. Queste tipologie di iniziative, se adeguatamente progettate e capillarmente diffuse, possono divenire l’anello mancante in grado di stimolare la partecipazione di una popolazione che vive più a lungo e che è inserita in un’economia fondata sui servizi, nella quale le attività di informazione e comunicazione attraverso i nuovi media sono elementi imprescindibili.

La ricerca sul campo si è composta di due fasi9:

● Ricerca qualitativa: interviste qualitative semi-strutturate ad operatori degli Uffici di Relazioni con il Pubblico di 9 Comuni italiani, equamente distribuiti tra Comuni del Nord, del Centro e del Sud Italia. Obiettivo di questa fase di ricerca è stato quello di esplorare, nel contesto più generale delle politiche di welfare adottate dagli Enti Locali analizzati, le specifiche politiche di educazione degli adulti, le iniziative per la formazione degli anziani e tra queste quelle relative all’avvicinamento e all’utilizzo dei nuovi media.

● Ricerca quantitativa: rilevazione delle attività formative su un campione di Comuni italiani e di Università della Terza Età (afferenti ad una delle maggiori associazioni nazionali: Federuni, Auser, Unitre). Obiettivo di questa fase è stato quello di mappare (attraverso l’invio di un breve questionario) la presenza di risposte alle domande di formazione sul territorio italiano, pianificate da queste strutture nell’ultimo anno10. Il campione è costituito da 810 Comuni italiani (pari al 10% circa del totale dei Comuni; per ogni Regione sono stati selezionati per il 40% Comuni con più di 20.000 abitanti; il 30% tra i 5.000 e i 20.000 abitanti; il restante 30% Comuni con meno di 5.000 abitanti). Il campione delle Università della terza età si compone complessivamente di 220 università, distribuite in modo da rispettare la distribuzione territoriale delle stesse per Regione. L’invio dei questionari agli Enti e alle Università è avvenuto attraverso la posta elettronica e integrato da una somministrazione telefonica (nei casi in cui l’indirizzo email non era reperibile o era scorretto). Il tasso di risposta è stato del 63% dei questionari somministrati.

Dalle interviste con gli operatori comunali si coglie come nel corso di questi ultimi anni, all’interno delle politiche rivolte alla popolazione anziana, vada ad affermarsi una sorta di “terzo settore” (Tramma, in a cura di Facchini, 3003) che si riferisce a quell’area di interventi ricreativi, culturali e formativi. Un settore che, a differenza di quello previdenziale, socio-sanitario o socio-assistenziale, è ancora oggi dai confini incerti e ciò è in parte connesso a bisogni difficilmente identificabili e generalizzabili, che richiederebbero una produzione teorica più corposa. Tuttavia, se da un lato gli interventi ricreativi, culturali e formativi, non sono adeguatamente strutturati e gli intervistati segnalano la mancanza di sufficienti orientamenti progettuali ed operativi, dall’altro la “rosa” delle attività promosse a favore dei soggetti anziani sembra piuttosto ricca. All’interno delle iniziative citate, sia organizzate direttamente dall’Ente, sia invece patrocinate o sostenute, è stato possibile individuare alcuni “filoni” principali di intervento nei quali è presente il carattere di apprendimento formale, non formale ed informale:

● Attività socialmente utili: utilizzo degli anziani come volontari (ad esempio in progetti relativi alla tutela ambientale).
● Attività di tipo culturale: cicli di film (o ingressi gratuiti a cineforum) o rassegne teatrali e/o musicali.
● Gestione o sostegno di attività di aggregazione:
● centri di aggregazione ricreativi, centri sociali per anziani;
● soggiorni di vacanza;
● “Festa dei nonni”, associata spesso ad iniziative culturali con approccio intergenerazionale (nonni-nipoti).
● Attività di tipo corsale:
● legata alla salute: attività motoria, incontri informativi sulla prevenzione o sull’uso corretto dei farmaci, informazioni sulla sicurezza nelle case;
● di tipo culturale-umanistico: corsi di musica, storia dell’arte, letteratura, decoupage, spesso tenuti presso le biblioteche comunali;
● di apprendimento all’uso di computer e Internet: i progetti si riferiscono a cicli di incontri (tenuti presso locali comunali, oppure presso Università della terza età o l’Auser). Generalmente essi hanno l’obiettivo di una generica alfabetizzazione digitale: qualche Comune (ad es. Desio) cita invece corsi specifici su come utilizzare i servizi della Pubblica Amministrazione online.

● Si ritengono degne di nota alcune iniziative citate da alcuni Enti intervistati, che sono emblematiche dell’attenzione all’alfabetizzazione digitale soprattutto per la popolazione considerata anziana:

● i PAAS (punti di accesso assistito) presenti nei Comuni della Regione Toscana, nei quali un tutor assiste i soggetti al loro primo approccio informatico;
● una campagna di sensibilizzazione presso aziende affinchè rendano disponibili agli anziani i computer che vengono dimessi (Comune di Tortona –AL);
● il progetto “Internet Saloon” dell’Associazione Interessi Metropolitani del Comune di Milano, un luogo dedicato agli over-60, per l’insegnamento della navigazione in internet, l’uso della posta elettronica e di altri software, dove gli anziani possono accedere a postazioni connesse alla Rete e seguire corsi curati da tutor e studenti universitari.

Dall’analisi dei dati quantitativi, il ruolo delle politiche nella creazione di attività che favoriscano l’invecchiamento attivo e sostengano interventi di formazione e di avvicinamento ai nuovi media, presenta ancora possibilità di sviluppo: sul totale dei Comuni del campione la percentuale degli enti che hanno dichiarato di avere pianificato o promosso attività educative per gli anziani è del 67%; di questi, il 56% hanno inserito nell’offerta formativa anche momenti di apprendimento all’uso delle nuove tecnologie.

Il panorama è caratterizzato dalla presenza di una varietà di iniziative formative, ma anche da una forte eterogeneità territoriale.
Se da un lato si è rilevato che esse tendono a concentrarsi nelle aree a maggiore presenza abitativa (e ciò può essere interpretato come fattore positivo) dall’altro esse tendono a lasciare scoperte aree meno popolate, piccoli Comuni dove non sempre possono esistere risorse in grado di attivarsi autonomamente.

L’apprendimento contro l’invecchiamento
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E’ inoltre necessario rilevare evidenti differenze tra Nord, Centro e Sud: considerando la totalità delle attività di apprendimento per anziani organizzate o promosse dai Comuni del campione si rileva come per il 43,6% queste attività si riferiscono a Comuni del Nord Italia, il 33,3% a Comuni del Centro Italia e il 17,9% a Comuni del Sud e isole. Le differenze territoriali lungo la penisola sono invece meno marcate se consideriamo in particolare gli interventi di formazione volti all’accesso e all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione da parte degli anziani: come si può cogliere dalla mappa sovrastante, anche se le attività di formazione promosse dal settore pubblico al Sud Italia sono di molto inferiori rispetto al resto del Paese, una buona parte di queste attività sono proprio relative al tema dell’alfabetizzazione digitale degli anziani. Sulla base delle considerazioni emerse a seguito della Conferenza Unificata (2000) tra Stato ed Enti locali, a questi ultimi compete un ruolo rilevante nella programmazione degli interventi formativi e dell’analisi dei bisogni di formazione della popolazione anziana. Per questo motivo i dati ottenuti con la rilevazione sui Comuni sono stati aggregati per Regione di appartenenza, in modo da avere uno sguardo più puntuale del fenomeno. L’analisi dei dati, riferita sia in generale ad interventi volti al lifelong learning, sia nello specifico ad interventi formativi per avvicinare gli anziani ai nuovi media, evidenzia la disparità territoriale sopra emersa è connessa al fatto che in tre grandi regioni del Nord Italia, la Lombardia (12,1%), il Veneto (12,1%) ed il Piemonte (7,3%), si rilevano la maggior parte di tali attività formative promosse dagli Enti del campione.

Tra le Regioni del Sud (con percentuali riferite a queste attività tutte più basse), sono stati gli Enti locali della Sicilia ad avere dichiarato un’attenzione relativamente più elevata ad interventi di formazione destinati alla popolazione anziana (6% sul totale), di cui buona parte di queste iniziative sembrano legate ad attività di alfabetizzazione digitale11. Riguardo ai dati raccolti dal campione di Università della Terza Età è opportuno indicare alcune premesse. Nel complesso è possibile affermare che la dislocazione sul territorio nazionale è sostanzialmente capillare, sebbene con significative differenze: le Università promosse dalla Federuni sono molto numerose in Veneto e Lombardia e quelle di Unitre sono molto presenti in Piemonte e anch’esse in Lombardia. E’ possibile spiegare questo fenomeno come legato al fatto che il Veneto, Vicenza nello specifico, è la città dove ha la sede principale e dove è sorte la Federuni, mentre è a Torino dove nasce e iniziano ad aprire le università afferenti ad Unitre.

Degno di nota è quindi il dato che le università affiliate all’Auser sono in genere dislocate in tutta Italia, numerose anche al Sud: questo conferma la vocazione maggiormente “popolare” di questa associazione, per cui tali strutture accademiche nascono come piccole associazioni di anziani che poi si uniscono all’Auser per promuovere un servizio formativo come Università della terza età12. I corsisti delle Università della terza età hanno un livello culturale per lo più medio-alto ed una caratteristica comune a tutte le Università è quella di avere molte più donne che uomini tra gli iscritti: un dato spiegabile non solo come connesso ad una femminilizzazione della vecchiaia, ma anche da altri fattori, quali un bisogno formativo proprio delle donne, la rinuncia ad una vita culturale in gioventù e la necessità attuale di una vita sociale più attiva (D’Ovidio in Facchini, 2003). Nella nostra indagine sui corsi di apprendimento all’uso dei nuovi media rivolti agli anziani, è interessante notare come dai questionari emerge un dato rilevante: le Università della terza età del campione hanno per la maggior parte dichiarato di aver inserito nei propri programmi didattici corsi di informatica e alfabetizzazione digitale in media negli ultimi quattro anni (dall’anno accademico 2003/2004). Sono quindi corsi relativamente recenti, ma presumibilmente sorti anche sulla base della domanda e dell’interesse degli iscritti a conoscere qualcosa di “nuovo”, con la percezione da un lato che le tecnologie della comunicazione siano divenute un motore nella società in cui vivono, e dall’altro che questi artefatti possono consentire loro di ottenere dei benefici in termini strumentali, relazionali e identitari.

I corsi e le attività formative proposte nel corso di questi quattro anni hanno subito comunque dei cambiamenti (in linea con la velocità del cambiamento peculiare dei nuovi media): si è passati da laboratori e lezioni di approccio al computer e all’uso dei principali software; alla navigazione in Rete; all’uso di funzionalità dei nuovi media in un’accezione più allargata, come ad esempio l’utilizzo della macchina fotografica digitale e la gestione delle fotografia con alcuni software e l’uso del commercio elettronico per acquistare prodotti a distanza.
Di seguito la mappa di queste opportunità formative:

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UNIVERSITA’ DELLA TERZA ETA’
Percentuali attività formative di alfabetizzazione digitale fatto 100 la totalità delle stesse: gradazione corrispondente a: sopra il 5%, da 3 al 5%, inferiore al 3%

Da essa si evince da un lato la citata maggiore presenza di Università della Terza età in alcune regioni italiane, dall’altro però anche una maggiore attenzione all’inserimento nel ventaglio delle offerte formative dell’educazione all’uso dei nuovi media soprattutto nelle regioni del Nord (Lombardia: 24%, Piemonte: 12% e Veneto: 19%) e, una relativamente attenzione anche delle Università del Centro Italia (Lazio: 5,7% e Marche: 5,5%).

6. Riflessioni conclusive

Secondo l’OMS l’invecchiamento attivo “si riferisce alla partecipazione continuativa nella vita sociale, economica e culturale e non sono all’abilità di partecipare attivamente ad una forza lavoro. L’anzianità attiva vede gli anziani come attivi partecipanti in una società age-integrated” (2002). Il discorso fin qui condotto ci porta in prossimità di nuovi territori dell’educazione degli anziani e dell’esperienza dell’apprendere lungo tutto il corso della vita. In questo contributo il lifelong learning è stato considerato come un elemento chiave per il supporto di un’anzianità attiva e si è visto come gli anziani abbiano diversi bisogni conoscitivi, tra cui l’apprendimento all’uso delle nuove tecnologie della comunicazione e allo sfruttamento dei benefici connessi al loro utilizzo. Alcune ricerche hanno evidenziato che gli anziani non sono da considerarsi più attivi o più partecipi degli adulti: la quantità di tempo in più a disposizione di un pensionato non risulta di per sè un mutamento positivo degli stili di vita; d’altra parte non è nemmeno vero che l’invecchiamento comporti un declino sistematico portando a stili di vita passivi. Ben più consistente invece appare il ruolo giocato da alcune caratteristiche individuali quali il livello di scolarità, il genere o la presenza di iniziative presenti nel contesto territoriale (Facchini, 2003; 2005).

Le politiche sociali dovranno quindi muoversi in una logica sempre più intergenerazionale, contribuendo in tal modo a qualificare le forme della convivenza umana di età, che possono profondamente incidere sul piano della qualità della vita. Come si è in precedenza osservato, l’esperienza dell’apprendere è possibile anche in età avanzata, grazia alla plasticità del cervello anziano di utilizzare strategie cognitive che si basano sull’esperienza precedente. L’esperienza personale, che molto spesso viene pregiudizialmente considerata un nostalgico attaccamento al passato, può invece essere fondamentale e venire valorizzata attraverso l’educazione e la formazione alla cittadinanza attiva.

Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione hanno fatto perno sul mutato scenario di un’economia dei servizi che è andata ad afferarsi, accelerando lo spostamento della valorizzazione di lavori basati sulla gestione della conoscenza piuttosto che sull’esercizio della forza delle braccia umane. Le riflessioni e gli interventi in materia di welfare sul futuro della doppia elica formazione-lavoro, dovranno perciò considerare e prendere le mosse anche dalla portata dell’adozione sociale delle nuove tecnologie nella vita dei cittadini. Proprio in ragione della rapidità delle trasformazioni economiche, sociali e culturali, il modello educativo-formativo dovrebbe avviarsi a mutare, muovendosi in una direzione di distribuzione della formazione in periodo di tempo molto più lungo.

Emerge con chiarezza l’importanza dei processi di lifelong learning, testimoniata anche dall’interesse a livello istituzionale. Usando le parole di Donati (2003) la prospettiva futura delle politiche sociali andrebbe inoltre inquadrata dentro un modello di welfare societario plurale, altamente differenziato sul piano territoriale ma fortemente ancorato alla valorizzazione delle competenze e delle funzioni delle diverse sfere e attori che interagiscono nella società. Dalla ricerca empirica (di natura esplorativa) si è notato che, sebbene si siano rilevate interessanti iniziative di formazione e di apprendimento all’uso delle nuove tecnologie dedicate agli anziani, il ruolo degli Enti locali nella creazione e gestione di attività che favoriscano l’apprendimento lungo il corso della vita, stimolando un approccio all’invecchiamento attivo, è piuttosto eterogeneo e localizzato solo in alcune Regioni.

E’ necessario tuttavia precisare che dati così ottenuti non vanno tuttavia letti in un’accezione completamente negativa: i dati ISTAT13 indicano infatti che la maggiore presenza sul territorio di over 65 è maggiore nelle Regioni del Centro-Nord, dove effettivamente risulta localizzata l’offerta di iniziative di educazione per anziani.
In questo scenario, le Università della terza età assumono un ruolo centrale nell’offerta di attività formative per gli anziani, ed hanno mostrato segnali molto positivi che configurano i loro corsi di apprendimento al passo con i tempi, in una società sempre più basata sull’uso delle tecnologie. Anch’esse però mostrano una distribuzione territoriale alquanto diseguale e che potrebbe essere sicuramente potenziata. In generale inoltre, un nota critica che viene mossa nei confronti di alcune di queste strutture è quella si privilegiare i bisogni di una certa fascia di utenza a discapito di altre meno alfabetizzate (Ripamonti, 2005). Con queste fasce sarebbe opportuno invece avviare iniziative di sensibilizzazione culturale, di avvicinamento al piacere dell’apprendimento e di promozione dei benefici che l’utilizzo dei nuovi media e della Rete possono portare alla qualità della vita degli anziani.

8 Fonte: europa.eu.int/information_society/eeurope/2005/all_about/einclusion/index.htm
9 La scelta di procedere ad una ricerca empirica con dati primari è dovuta al fatto che l’elaborazione secondaria sarebbe stata relativa a dati che, nonostante il loro carattere istituzionale, non erano disponibili, erano elaborati a livello aggregato e non quindi di facile interpretazione e/o reperibilità.
10 La rilevazione è stata effettuata nei mesi da Giugno a Settembre 2008 e si riferiva all’anno precedente con cadenza scolastico-accademica, spesso adottato dalle iniziative formative, che generalmente si intende dal mese di Settembre a quello di Luglio.
11 Tale dato va considerato con tutte le dovute precauzioni, in quanto non si riferisce ad attività oggettivamente rilevate, ma ad una rilevazione condotta con una survey su operatori degli enti pubblici, che può essere stata condizionata da bias relativi a quanto percepito dagli stessi.
12 Alcune ricerche (cfr. D’Ovidio, in Facchini, 2003) hanno evidenziato le differenze riguardanti il tipo di offerta che viene proposta nelle Università per la terza età e gli anziani che frequentano questi servizi. La università associate all’Unitre, ed anche alcune della Federuni, hanno soprattutto finalità educative e privilegiano corsi e laboratori, affiancati da lezioni di materie tradizionali di alto livello culturale. Le Università dell’Auser e molte delle università associate a Federuni svolgono invece una funzione aggregativi oltre che culturale: nella programmazione quindi inseriscono anche attività manuali e legate al tempo libero dell’anziano.
13  Gli indici di vecchiaia al 1° Gennaio 2006 sono del 161,3 per il Nord-Ovest, di 155,4 per il Nord-Est e di 161,8 per il Centro. Tali indici sono inferiori per il Sud e le Isole, e risultano rispettivamente del 106,9 e 116,5. Fonte: ISTAT- www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20070430_00/testointegrale.pdf -


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