Gli anziani tra bisogni di cura e invecchiamento attivo
3. Le disuguaglianze di salute degli anziani tra Nord e Sud
I più recenti studi sulle disuguaglianze in salute (Padovani 2008) ribadiscono che il disagio sociale è la principale causa non biologica dei divari di salute esistenti nella popolazione. E tra le diverse dimensioni dello svantaggio sociale, quelle che hanno maggiore peso sul fattore salute sono quelle legate all’istruzione, quelle relative alle risorse materiali ed economiche, e quelle relative al contesto di vita (il dove si vive influenza non poco la salute tant’è che le indagini epidemiologiche mostrano, ad esempio, che nelle aree urbane si vive più a lungo che in provincia). In altri termini, come ribadiscono anche Geddes da Filicaia M. e Maciocco G. (2007), lo stato di salute è il prodotto di una molteplicità di variabili tra loro interdipendenti e agenti per tutto il corso della vita (variabili non solo individuali ma anche ambientali).
Elaborando i dati della più recente indagine Multiscopo dell’Istat (2007)6 relativi a uno specifico indicatore di salute, quale l’incidenza della disabilità7, si evince che: con l’avanzare dell’età aumenta considerevolmente l’incidenza della disabilità8 : dai 65 ai 69 anni è pari al 5,5%, dai 70-74 anni è il 9,7%, tra coloro che hanno dai 75 ai 79 anni è il 17,8%, sale al 44,5% per gli ultraottantenni (Cfr. Graf. 4); sussiste una relazione tra genere e disabilità, dal momento che le donne disabili sono in maggioranza rispetto agli uomini disabili. Sono disabili l’11,4% delle donne tra i 70-74 anni (contro il 7,7% dei coetanei uomini), il 20,8% delle donne tra i 75-79 anni (contro il 13,4% dei coetanei uomini), ben il 48,9% delle donne ultraottantenni contro il 35,8% degli uomini (Cfr. Graf. 4); emerge una relazione tra il livello di istruzione e disabilità. Si osserva infatti come siano più frequentemente le persone con un basso titolo di studio a presentare peggiori condizioni di salute. In tutte le fasce di età la quota delle persone che dichiarano di stare male o molto male triplica o raddoppia tra quanti hanno conseguito al massimo la licenza elementare rispetto alle persone con titolo di studio più alto (laureati o diplomati): per esempio tra gli adulti di 45-64 anni, soffrono di una patologia cronica grave l’11,1% delle persone con laurea o diploma, mentre la quota raggiunge quasi il doppio (20,9%) tra quanti hanno al massimo la licenza elementare; tra gli anziani di 65-74 anni si passa dal 28,4% al 36,5%9 .
Gli anziani disabili si distribuiscono in modo ineguale sul territorio nazionale. Costituiscono il 18,6% della popolazione, ma mentre gli anziani settentrionali sono disabili nel 16,2% (2 punti % in meno rispetto alla media), quelli meridionali lo sono nel 22,7% dei casi (4,5 punti % in più rispetto alla media) (cfr. Fig. 6). Le regioni con la più alta percentuale di disabili sono tutte regioni meridionali: la Sicilia (26,1%), la Puglia (24,2%) e la Calabria (22,9%); viceversa le regioni con la più bassa percentuale di anziani disabili sono Trentino-Alto Adige (12,9%), la Lombardia (15,2%), seguita dal Friuli-Venezia Giulia e Emilia Romagna (15,9%) (cfr. Graf. 5).
Graf.4 Persone di 65 anni o più non autosufficienti per classe di età e sesso – anno 2005

Fonte: ISTAT 2007, nostra elaborazione
Graf. 5 Percentuale anziani disabili per regione – anno 2005

Fonte: ISTAT 2007, nostra elaborazione
Fig.6 Italia – Percentuale di anziani disabili per ripartizione geografica – Anno 2005

Fonte: ISTAT 2007, nostra elaborazione
Particolarmente alta l’incidenza poi della disabilità tra le donne anziane meridionali, come si rileva dalla Fig. 7, per un “effetto di cumulo” tra lo svantaggio di genere e quelli legati all’area geografica.
Il rischio non autosufficienza, tirando le somme, si distribuisce in modo ineguale tra la popolazione poiché è influenzato da variabili quali l’età, il genere, il livello d’istruzione, e dal contesto di vita nel quale si invecchia. Alla luce di questi risultati ci siamo chiesti se anche il decremento del tasso di disabilità (cfr. Graf.1), fosse stato omogeneo sul territorio nazionale, o viceversa, si distribuisse in modo ineguale nelle tre macro-aree del paese; come si evince dalla Fig. 8 il calo dell’incidenza della disabilità ha riguardato in maniera più consistente gli anziani del Centro-Nord che non quelli del Sud. Se si considera, in accordo con Padovani (2008) che il mancato guadagno in salute, misurato in un certo arco temporale, è un altro indicatore dello svantaggio sociale di una popolazione o di un gruppo di una data popolazione, si può senza dubbio concludere che lo svantaggio di salute degli anziani del Sud Italia ha origine nel carente sviluppo socio-economico di quest’area del paese.
Fig.7 Italia Percentuale di donne anziane disabili sul totale delle donne anziane per regione – Anno 2005
Fonte: ISTAT 2007, nostra elaborazione
Fig. 8 Variazione del tasso di disabilità della popolazione anziana tra il 1994 e il 2005 per ripartizione geografica

Fonte: ISTAT 1997, ISTAT 2007, nostra elaborazione
Gli studi epidemiologici ribadiscono, infatti, che le condizioni di salute sono determinate in primo luogo dalle condizioni socio-economiche. In merito il Manifesto per 1’equità pubblicato nel 2005 per iniziativa dall’AIE, Associazione Italiana di Epidemiologia (citato in Padovani 2008) recita “Gran parte del differenziale nord-sud nei diversi indicatori di salute è attribuibile alla distribuzione territoriale della struttura socioeconomica. In altre parole nelle regioni meridionali le principali variabili che definiscono la situazione socioeconomica (livello d’istruzione, reddito medio, tasso di occupazione…..) hanno indici significativamente inferiori rispetto alla media nazionale. Ciò vuol dire che in questa parte della penisola una serie di svantaggi sociali si sommano tra loro e causano in molte persone una situazione di salute peggiore di quella prevalente altrove”.
Relativamente alla condizione socio-economica degli anziani, i dati Istat sulla povertà (2006g) evidenziano una situazione preoccupante nel Mezzogiorno:
- il 28,2% delle famiglie con almeno un anziano è povero (a fronte, per la stessa tipologia familiare, dell’8 % nel Centro, e del 6,3% nel Nord);
- il 33,2% delle famiglie con due o più anziani è povero (a fronte, per la medesima tipologia familiare, del 9,2% nel Centro, e del 7,0% nel Nord);
- il 28,4% delle famiglie con a capo una persona di 65 anni è povero (a fronte, per la medesima tipologia familiare, dell’ 8,2% al Centro, e del 6,2% al Nord)-cfr. Graf.6.
-l’incidenza della povertà passa dal 36,4% (2004) al 42,9% (2005) per le famiglie con un elevato numero di componenti, in cui convivono più generazioni:
peggiora dunque la condizione delle famiglie che hanno in casa un anziano.
Sempre secondo l’Istat (2006h) al Sud i redditi, della popolazione in generale e degli anziani in particolare, sono mediamente più bassi che altrove:
- le famiglie in cui il principale percettore di reddito ha 65 anni e più (2004) hanno percepito un reddito medio pari a 16.911 euro all’anno, reddito decisamente meno elevato, nella stessa ripartizione territoriale, rispetto a quello percepito dalle famiglie in cui il principale percettore ha meno di 65 anni (per queste famiglie il reddito va da un minimo di 22.135 euro a un massimo di 28.119);
- il 50% delle coppie anziane ha guadagnato in un anno meno di 16.179 euro, ovvero 1.348 euro mensili, e il 50% delle famiglie in cui è presente almeno un anziano ha guadagnato in un anno meno di 12.592 euro, ovvero 1.049 euro mensili;
- particolarmente svantaggiata la condizione degli anziani soli (2004): il 50% di questi anziani ha guadagnato in un anno meno di 10.092 euro, ovvero 841 euro mensili.
Graf. 6: Incidenza di famiglie povere con anziani per ripartizione geografica – Anno 2005

Fonte: Istat 2006
Tra gli svantaggi legati al territorio va poi senza dubbio considerata anche la qualità del sistema dei servizi. Nel Mezzogiorno i servizi socio-sanitari pubblici risultano essere spesso inadeguati e inefficienti. Basti per tutti un dato: nel Sud i posti letto nei presidi socio-assistenziali sono 3,1 per mille abitanti contro l’87,2 per mille nel Nord (Istat 2007).
Tab. 2: Numero di utenti over 65 che hanno usufruito dell’assistenza domiciliare integrata e indice di presa in carico – anno 2003

Fonte: Ministero della Salute 2004, Istat 2006a – Nostra elaborazione
Se si calcolano poi gli indici di presa in carico per l’Assistenza Domiciliare Integrata e le strutture residenziali, che sono i servizi che più di altri nel nostro paese caratterizzano l’offerta socio-assistenziale per gli anziani, risulta che quelli più bassi sono sempre e comunque quelli ottenuti per le regioni meridionali (cfr. Tab. 2 e 3) 10
6 Le indagini Multiscopo Istat ci permettono di disporre dei dati relativi alla salute percepita. Tuttavia anche se attraverso questo indicatore non possiamo conoscere lo stato di salute oggettivo e i diversi livelli di dipendenza funzionale degli anziani, la salute percepita è considerata dalla letteratura internazionale come indicatore metodologicamente attendibile.
7 Consideriamo in questa sede l’incidenza della disabilità solo relativamente alla popolazione anziana, visti gli obiettivi del presente articolo.
8 La perdita dell’autonomia funzionale aumenta all’avanzare dell’età: tra le persone da 6 a 44 anni è pari allo 0,9%, da 45 a 54 anni è pari all’1,3%, da 55 a 64 anni è pari al 2,5% (Istat 2007).
9 La relazione tra scolarità e stato di salute era stata messa in evidenza anche nell’ambito del Progetto
10 Utilizzando i dati del Ministero della Salute relativi agli utenti anziani del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata e delle strutture residenziali di assistenza pubbliche e private, (nell’ambito di uno studio Irpp-cnr per il Ministero del welfare) si è calcolato, relativamente a queste due tipologie di servizi e per l’anno 2003, gli indici di presa in carico. L’Istat definisce indicatore di presa in carico il rapporto tra utenti di un determinato servizio e la popolazione di riferimento, in questo caso la popolazione anziana; tale rapporto indica quante persone abbiano effettivamente fruito del servizio rispetto a 10.000 potenziali utenti in una determinata ripartizione territoriale.
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