QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

I centenari in Europa

3.4 Il numero dei centenari in Europa e in Giappone

L’ultima tabella compara i dati dei centenari nel 2006 tra il Giappone e i 27 paesi europei del nostro studio (26 paesi per il calcolo del CR). Se il numero assoluto dei centenari sembra essere molto più alto in Europa, essendovene 57.306 contro 27.142 del Giappone, in quest’ultimo paese la velocità di incremento è assai superiore rispetto all’Europa. Infatti il numero del centenari si è moltiplicato per un fattore di 4.2 durante il periodo 1996-2006 nel Giappone, mentre nello stesso periodo in Europa il fattore si è moltiplicato soltanto di 2. Di conseguenza, se questa è l’evoluzione in atto, si può presumere che l’aumento dei centenari in entrambe le regioni, nei prossimi 10 anni il numero dei centenari dovrebbe essere sarà abbastanza simile. Sempre in Giappone il fattore moltiplicativo tra i centenari nel corso del recente decennio è stato di 4.5 per le donne e “soltanto” di 3 per le controparti maschili. Questo eccezionale incremento nel numero dei centenari è stato anche osservato nel periodo 1986-1996 (Robine e Saito, 2003).

Interessante sottolineare che entrambe le aree geografiche in esame mostrano un rapporto uomo-donna del tutto simile: 1 uomo ogni 6 donne. La parte più intrigante di questo confronto è il valore del CR che ha raggiunto la cifra di 158 che è tre volte superiore rispetto all’Europa e 1.6 volte superiore rispetto alla Francia che detiene il più alto CR europeo. Analizando il genere, il CR ha raggiunto nel 2006 la cifra di 49 per i maschi giapponesi e di 259 per le femmine. Ovvero 259 donne giapponesi su 10.000 che avevano 60 anni nel 1966 sono diventate centenarie il 1° gennaio 2006. Dall’analisi disgregata e dal confronto delle coorti europee nate durante la Prima Guerra Mondiale appare come vi sia ancora molto spazio per un futuro aumento di centenari in Europa.

Tavola 4: Europa e Giappone: numero dei centenari nel 2006 e alcuni indicatori, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD); *Slovenia excluded

4. Riflessioni

Questo studio sull’incremento del numero dei centenari in Europa, il primo a nostra conoscenza che si sviluppi in così tanti paesi, porta diversi risultati interessanti. In primo luogo, conferma su scala europea e per gli anni più recenti che il numero dei centenari sta raddoppiando in media ogni dieci anni, risultati già trovati da James Vaupel e Bernard Jeune per alcuni paesi europei occidentali e nordici (Vaupel e Jeune, 1995). Effettivamente, nel periodo 1976-2006, il numero dei centenari si è raddoppiato, quasi esattamente ogni dieci anni nei 28 paesi europei studiati. In secondo luogo, il nostro studio ha rilevato una gamma di valori tra i paesi europei numerosi indicatori per i centenari quali il sesso, il Centenarian Rate o il fattore di aumento (raddoppio) ogni dieci anni. Mentre non si è osservato un chiaro modello a livello geografico nella distribuzione dei centenari suddivisi per genere in Europa, si è evidenziato un forte dislivello geografico, dal Nord al Sud Europa nella questione dell’aumento decennale, con un fattore di forte aumento nel sud per gli ultimi dieci anni. Che sia una questione legata al clima o alla cultura, che sia in relazione alla dieta territoriale o con le caratteristiche locali di assistenza quotidiana alle persone anziane? Solo delle analisi nazionali multidisciplinari potrebbero fornire delle risposte. In terzo luogo, l’analisi del CR ha indicato come l’importanza del numero dei centenari non è la stessa fra i paesi.

Ad esempio in Francia 157 donne su 10.000 che avevano 60 anni nel 1966 sono diventate centenarie nel 2006, mentre in altri paesi come in Bulgaria solo 17 donne su 10.000 lo sono diventate. Il confronto con il Giappone ha indicato che il valore di 260 su 10.000 può essere raggiunto dalle donne nel periodo 1966-2006 con condizioni e stili di vita simile al Giappone. In quarto luogo, a più ampia scala, facendo il confronto tra Europa e Giappone, il CR per genere sembra essere sostanzialmente costante, circa 1:6 il rapporto tra centenari uomini e donne. Le variazioni locali da questo dato non hanno evidenti spiegazioni.

Infine, paesi con un elevato numero di centenari, come Galles ed Inghilterra nel 2006, possono mostrare un fattore “dieci anni” relativamente basso mentre i paesi con pochi centenari, come la Spagna, possono mostare un fattore di incremento decennale molto più alto. In queste circostanze, la classifica dei paesi con il maggior numero di centenari potrà variare nei prossimi anni. In particolare, il numero dei centenari giapponesi potrà oltrepassare quello europeo nella prossima decade, se i tassi d’incremento decennali saranno confermati in entrambe le regioni. Da una prospettiva demografica l’aumento del numero dei centenari è determinata dalla caduta del tasso di mortalità nelle fascia di età elevate (oldest old) in particolare tra coloro che hanno più di 80 anni (Thatcher, 1992 e 2001; Vaupel e Jeune, 1995; Robine ed altri, 2003; Robine e Paccaud, 2005).

La conseguenza di questi cambiamenti demografici è l’aumento del numero delle persone più anziane e, prima dell’aumento del numero dei centenari, assistiamo ad un aumento del numero dei nonagenari. In Italia, per esempio, il numero dei nonagenari, (90 – 99 anni), è aumentato da 18.000 nel 1946 a 497.000 nel 2006, con un incremento di 27 volte (si veda fig. 14), mentre il numero dei centenari è aumentato da 59 nel 1946 a 9.150 nel 2006 con un aumento di 155 volte. La crecita dei nonagenarie in Italia ha conosciuto le seguenti tappe: 35.000 nel 1956, 53.000 nel 1966, 92.000 nel 1976, 138.000 nel 1986, 259.000 nel 1996 e finalmente 497.000 nel 2006. I dati dei centenari dovrebbero essere presi come indicatori dell’aumento della popolazione over 80 e non soltanto come una quantità rigorosamente addebitabile ai centenari
Le persone molto anziane sono “fragili” e i recenti studi in Giappone, (ad esempio il Tokyo Centenarian Study – Gondo ed altri, 2006), suggeriscono che lo stato di salute funzionale dei centenari stia peggiorando mentre il loro numero sta aumentando, confermando uno studio precedente effettuato a Okinawa (Suzuki ed altri, 1995). Gli studi danesi indicano per contro che i centenari tra il 1995 ed il 2005 hanno migliorato le proprie condizioni di salute funzionale, questo in un paese in cui il numero dei centenari è aumentato lentamente (Engberg ed altri, 2008a e b). Un progetto che coinvolge cinque paesi, conosciuto come 5-COOP e che coinvolge gruppi di ricerctori in Danimarca, Francia, Giappone, Svezia ed Svizzera, iniziato quest’anno per esaminare la possibilità di uno studio comune che metta a fuoco il possibile trade-off tra il livello di selezione di mortalità dall’età 80 all’età di 100 anni e lo stato di salute funzionale dei centenari superstiti. Questo studio contribuirà a capire meglio se l’attuale allungamento della vita è associato ad un eventuale peggioramento dello stato di salute funzionale tra le persone più anziane.

Figura 14: Incremento del numero dei nonagenari (90-99) in Italia dal 1946, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)

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