QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

I centenari in Europa


3.2 Sintesi dell’incremento dei centenari su scala europea

Nonostante le varie dinamiche sull’aumento della popolazione centenaria nei paesi europei, è possibile raggruppare i dati sui centenari per fornire un quadro generale a livello regionale. Per una prima lista di quattordici paesi europei, si possono annoverare stime a partire dal 1946. Sono, in ordine alfabetico, Belgio, Danimarca, Galles, Inghilterra, Finlandia, Francia, Islanda, Italia, Norvegia, Olanda, Portogallo, Scozia, Spagna, Svezia e Svizzera. Complessivamente mostrano un aumento diretto del numero dei centenari maschi e femmine durante un periodo di sessanta anni, 1946 – 2006 (fig. 12).

Figura 12: Aumento del numero dei centenari (100+) in 14 Paesi europei dal 1946, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)

Fonte: Human Mortality Database (HMD)
Il numero dei centenari è aumentato, rispettivamente di un fattore di 1.4 durante il periodo 1946-1956 e di un fattore di 1.7 durante il periodo 1956-1966. È aumentato di un fattore di 1.9 durante i quattro decenni successivi a partire dal 1966. Dalla metà degli anni ‘60, il tasso d’incremento dei centenari sembra essere abbastanza costante in Europa. Nei decenni, 1976-1886 e 1886-1996, il numero dei centenari uomini è aumentato chiaramente di meno rispetto al numero delle centenarie donne.
Di conseguenza, con riferimento al 2006, il numero dei centenari uomini dall’anno 1946 si è moltiplicato soltanto 26 volte confrontato con le 34 volte del numero delle centenarie (vedi la tabella 1). Questo primo raggruppamento, che rappresentava nel 2006 il 76% del numero totale dei centenari dei 27 paesi europei oggetto del nostro studio, dimostra che i centenari non furono un gruppo eccezionale nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

C’erano almeno 235 ultracentenari uomini e 1.098 ultracentenarie donne nei 14 paesi di questo gruppo. Nel 1956, sette nuovi paesi si sono aggiunti alla prima lista. Sono Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Irlanda e Slovacchia. Nel 1966 si sono aggiunti Polonia, i tre paesi baltici e Lussemburgo mentre la Slovenia nel 1986.
Queste successive aggregazioni non cambiano significativamente i risultati riguardanti il primo elenco di paesi. Per i ventisette paesi europei, analizzati insieme, le stime 2006 della popolazione per gli ultracentenari raggiungono il numero di 57.306 persone. Le cifre sono rispettivamente 8.228 per gli uomini e 49.078 per le donne, ovvero 6 donne per ogni uomo.

Questi dati sulla popolazione sono raddoppiate rispetto al 1996 quando le stime corrispondenti erano di 4.212 per gli ultracentenari e 24.989 per le ultracentenarie, con un simile rapporto di 6 donne per ogni uomo.
Non vi è alcun segno di diminuzione tra i dati europei finora esaminati, cosicché appare possibile formulare ragionevoli previsioni per il futuro, ipotizzando un raddoppio degli over100 nel prossimo decennio. Una limitazione a questo approccio è che dal 2014 in poi, nuove coorti di centenari coincideranno con coorti di più piccola dimensione a causa della riduzione della natalità durante il primo conflitto mondiale. In Francia, per esempio, il numero delle nascite si ridusse da 750.784 nel 1913 a 597.486 nel 1914, a 389.354 nel 1915 e 315.159 nel 1916. Soltanto dal 1920 il numero delle nascite tornò ai livelli precedenti il conflitto (838.137 nascite).

Tabella 1: Numero dei centenari (100+) in Europa dal 1946
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)

3.3 Variabilità del tasso di aumento

La sintesi europea sopra analizzata nasconde la grande diversità di dati nazionali in termini di numeri assoluti, tasso di incremento, sesso, proporzione ed importanza. Per esempio ci sono cinque paesi con stime con più di 5.000 centenari nel 2006, 12.473 in Francia, 9.150 in l’Italia, 8.839 in Germania, 8.025 in Gales e Inghilterra; e 5.827 in Spagna (tab. 2). Sommati insieme i centenari di questi paesi rappresentano il 77% dei centenari europei del nostro studio. Per contro, i cinque paesi che valutano meno di 150 ultracentenari nel 2006, (20 in Lussemburgo, 33 in Islanda, 72 in Estonia, 90 in Slovenia e 145 in Slovacchia) rappresentano complessivamente meno dell’1% degli ultracentenari europei.
Come previsto, i paesi in cui vivono molti centenari tendono ad avere un forte aumento durante il periodo 1996-2006, sebbene ci fossero delle eccezioni. Nel Galles ed in Inghilterra, per esempio, si è rilevato soltanto un aumento da un fattore di 1.6 durante questo periodo. I paesi che avevano un piccolo numero di centenari nel 2006, quali l’Estonia o la Slovacchia, hanno conosciuto un forte aumento nello stesso periodo, (vedi tab. 2). Il tasso d’incremento osservato è stato di 3.3 per la Slovenia, un dato che sembra essere un po’ fuori dalla portata europea.

Tabella 2: Incremento del numero dei centenari (100+) in alcuni Paesi europei nel 2006, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)

Dalla tabella 2 si evince che vi è una significativa variabilità del tasso d’incremento che va da 2.4 per l’Italia (Slovenia esclusa) al 1.2 dell’Islanda; tutti i paesi europei del sud Europa (Italia, Portogallo e Spagna) hanno avvertito un tasso d’incremento pari al 2.1 o più e tutti i paesi europei nordici hanno sperimentato un fattore di aumento del 1.7 o inferiore (Galles e Inghilterra, Svezia, Danimarca, Scozia, Finlandia, Lettonia, Norvegia, Lituania e Islanda). Quasi tutti i paesi tra il nord ed il sud Europa hanno avvertito un fattore di aumento compreso tra il 2.2 e l’1.8 (Austria, Ungheria, Slovacchia, Germania, Repubblica ceca, Francia, Polonia e Svizzera).
Questi risultati indicano un forte dislivello geografico dal Nord al Sud Europa per quanto riguarda l’aumento del numero dei centenari. Fra i pochi paesi che non rientrano in questo modello geografico vi sono l’Estonia con un fattore di 2.4, la Bulgaria ed il Lussemburgo con un fattore di 1.2; soltanto i Paesi Bassi – con un fattore di aumento di 1.5 – ha un numero significativo di centenari.

Con riferimento all’aumento della popolazione ultracentenaria i Paesi Bassi assomigliano più ai paesi nordici piuttosto che ai paesi confinanti, anche se il relativo tasso di incremento di 1 per i centenari uomini sembra essere completamente eccezionale nel contesto europeo.
La tabella 2 inoltre mostra il rapporti tra centenari uomini e donne, un range che va dal rapporto 1 uomo per 19 donne nel Lussemburgo a 1 uomo per 0.9 donne in Lituania. Se ignoriamo i piccoli paesi in cui la composizione della popolazione può essere troppo piccola per il rapporto tra uomini e donne, e dove la qualità di dati non è sempre la migliore, il rapporto tra uomini e donne varia da 9.6 in Scozia e da 9.2 in Belgio al 3.7 in Polonia e al 3.5 in Ungheria. Raggiunge poi il 7.6 in Germania, 7.5 in Inghilterra e nel Galles e 7.1 in Francia ma soltanto il 5.6 in Italia e il 4.1 in Spagna. Anche se i paesi nordici mostrano simili rapporti (cioè 5.9 in Danimarca ed in Finlandia, 5.7 in Svezia e 4.6 in Norvegia), non abbiamo spiegazione per questa ripartizione geografica tra i sessi tra i centenari, probabilmente dovuto alle specificità nazionali.

A livello europeo, per i 27 paesi oggetto del nostro studio, il rapporto medio uomini-donne tra i centenari è di 1 uomo per 6 donne, nel 2006. Per apprezzare l’importanza relativa a questi dati, la tabella 3 illustra il Centenarian Rate (CR) calcolato nel 2006, per sesso e per paese. Il CR è il rapporto tra le persone centenarie appartenenti ad una specifica coorte, e la popolazione che aveva 60 anni quaranta anni prima, moltiplicato per 10.000. Di conseguenza, nel 2006 il CR è il numero delle persone di 100 anni (moltiplicato per 10.000) che avevano 60 anni nel 1966. Entrambi i dati appartengono alla stessa coorte di nascita, qui la coorte nata nel 1906.
La scelta dei superstiti all’età di 60 anni come denominatore per valutare l’importanza del numero dei centenari presenta parecchi vantaggi discussi altrove (Robine e Caselli, 2005). Il HMD contiene queste stime riferite alla popolazione di 60 anni per l’anno 1966 per tutti i paesi del nostro studio, ad esclusione della Slovenia che non è inclusa in questa parte dell’analisi (vedi la tab. 3).

Tabella 3: Numero dei centenari e centenarians rate (CR) in alcuni paesi europei nel 2006, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)

Oltre che il CR, la tabella 3 illustra inoltre il numero dei centenari nei vari paesi europei nel 2006. Questi dati non sono gli stessi di quelle della tabella 2. La tabella 2 evidenzia il numero delle persone con 100 anni o più (100+), mentre la tabella 3 presenta il numero delle persone con 100 anni soltanto (100). Il rapporto in entrambe le serie è di 2. in effetti in Europa il numero delle persone con 100 anni sono analoghi a coloro che hanno 101 anni e più (101+).

La figura 13 illustra le enormi discrepanze in termini di importanza del numero dei centenari nei paesi europei. Effettivamente il CR si riferisce a 96 centenari nel 2006, di entrambi i sessi, in Francia per 10.000 superstiti all’età di 60 anni nello stesso gruppo di nascita, a 11 centenari in Bulgaria per 10.000 superstiti all’età di 60 anni per la stessa coorte. La figura 13 e la tabella 3 mostrano tutti i possibili valori fra questi due estremi: quattro paesi hanno valori inferiore a 20 (Bulgaria, Repubblica ceca, Slovacchia e Ungheria), quattro paesi hanno più valori alti ma inferiore a 30 (Lussemburgo, Polonia, Lituania ed Estonia), tre paesi hanno più alti valori ma inferiore a 40 (Finlandia, Austria e Germania), tre paesi hanno più alti valori ma inferiore a 50 (Irlanda, Portogallo e Scozia), sei paesi hanno valori ancora più alti ma inferiore a 60 (Lituania, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca e Galles e Inghilterra), la Svezia ha un valore più alto ma inferiore a 70, Svizzera e Italia hanno valori elevati ma inferiore a 80, Spagna e Islanda hanno valori più alti ma inferiore a 90.
Il CR inoltre varia a secondo del genere (si veda figura 13), e va da un massimo di 157 centenari donna in Francia ogni 10.000 superstiti all’età di 60 anni per la stessa coorte ad un minimo di 17 centenari donna in Bulgaria e da un massimo di 47 centenari uomini in Lituania ad un minimo di 5 centenari uomini nella Repubblica Ceca. Tuttavia un rapido esame della figura 13 suggerisce che alcuni dati nazionali siano lungi dall’essere perfetti. A livello europeo, per i 26 paesi oggetto di questa parte dell’analisi, il CR ha raggiunto il numero di 55 centenari nel 2006 per 10.000 superstiti all’età di 60 anni con riferimento all’anno 1966. Questo numero era 87 per 10.000 per i centenari donna e 19 per 10.000 per i centenari uomini, evidenziando come la probabilità di diventar un europeo centenario è 5 volte più elevata per le donne rispetto agli uomini.

Figura 13: Tasso dei centenari (CR) in 26 Paesi europei nel 2006, per sesso
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Fonte: Human Mortality Database (HMD)


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