QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Dinamiche demografiche e mercato del lavoro in Italia

4. Brevi riflessioni conclusive

Appare chiaro, dalle riflessioni e dalle semplici analisi sin qui compiute, come il processo di invecchiamento demografico porrà delle enormi sfide al mercato del lavoro e, più in generale, al sistema economico italiano. La forza lavoro italiana scenderà al 77% circa del suo valore attuale entro un quarantennio, con una diminuzione in termini assoluti di oltre 8 milioni di unità. Altrettanto avverrà per la popolazione in età produttiva. Gli indici demografici calcolati mostrano un deciso peggioramento del ricambio all’interno della fascia produttiva di popolazione, oltre che una crescente concentrazione della popolazione in età lavorativa stessa nelle fasce d’età più elevate. L’attenzione istituzionale a tali tematiche è testimoniata anche dalle diverse risoluzioni e direttive europee, culminate nella definizione degli obiettivi di Lisbona, Stoccolma e Barcellona. Il cammino dell’Italia verso il raggiungimento di tali obiettivi appare ancora difficile: in particolare, il nostro paese manifesta un notevole ritardo per quanto riguarda i tassi di occupazione femminile e dei lavoratori senior, rispettivamente 15 e 19 punti percentuali al di sotto dei valori prefissati, con una percentuale di raggiungimento solo del 76% e del 63%. La strada per la conquista degli obiettivi passa attraverso un generale riassetto, non solo del sistema economico e fiscale (mediante una ridefinizione dei criteri di ingresso ed uscita nel mercato del lavoro), ma anche attraverso una generale revisione del sistema formativo ed educativo e la messa a punto di politiche pubbliche realmente a favore della partecipazione al mercato del lavoro.
Per quel che concerne l’occupazione femminile, sono necessari interventi a sostegno della conciliazione lavoro-maternità e la predisposizione di strutture che possano supportare la funzione genitoriale (gli asili nido, ad esempio). In un lavoro recente (Stranges, 2008b) abbiamo, infatti, messo in evidenza come l’Italia sia, tra i paesi europei, quello che destina le minori risorse alle politiche a sostegno delle famiglie e come tale dato influenzi poi la fecondità complessiva nel nostro paese. Studi recenti (al riguardo si veda anche Del Boca e Rosina, 2007) hanno anche sottolineato come la correlazione esistente tra partecipazione femminile al mercato del lavoro e fecondità sia positiva e non negativa, come lungamente sostenuto da diversi studiosi in passato. Quindi la partecipazione femminile al mercato del lavoro avrebbe la duplice funzione positiva di migliorare i tassi di occupazione complessivi contribuendo, quindi, a mitigare gli effetti negativi del processo di invecchiamento, ma anche, attraverso l’aumento delle nascite che ne deriva, quella di accrescere la base della piramide, arginando il fenomeno nella sua azione “dal basso”.
Grande attenzione va posta, poi, ai giovani, attuando strumenti che consentano di anticipare il loro ingresso nel mercato del lavoro, ad esempio forme di apprendistato e tirocini che si concilino con le attività di studio e formazione 1. Per favorire la partecipazione delle coorti più anziane di lavoratori, invece, un concetto chiave dovrà necessariamente essere quello di active ageing, o invecchiamento attivo, ossia la promozione di una serie di strategie che consentano alle persone di rimanere produttive e socialmente integrate per un periodo di tempo più lungo e anche in una fase avanzata della loro vita. Per applicare concretamente politiche complete ed efficaci di active ageing in Italia sarà anche necessario rivedere l’intero sistema formativo (che oggi investe quasi esclusivamente sui giovani), prevedendo l’implementazione di programmi di formazione continua (lifelong learning processes), che possono favorire la ritenzione dei lavoratori maturi e anziani nel mercato del lavoro. È poi necessario rivedere il meccanismo degli incentivi/disincentivi alla permanenza nel sistema produttivo delle coorti più anziane di popolazione, aumentando i vantaggi per coloro che decidono di continuare a lavorare anche dopo la pensione rispetto a coloro che decidono di uscire in anticipo dal mercato del lavoro. Sarà, infine, necessario prevedere una serie di stimoli al prolungamento del periodo lavorativo, quali l’introduzione di forme di lavoro part-time (e, naturalmente, di una pensione part-time), specifici programmi di inserimento e reinserimento dei lavoratori over 55, oltre che ripensare le politiche salariali e lubrificare i meccanismi di ricollocamento delle coorti più anziane di lavoratori, attraverso la previsione, ad esempio, di sezioni dei centri per l’impiego dedicate proprio a questi specifici segmenti di forza lavoro.

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