QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Funzionamento e disabilità nell’invecchiamento della popolazione europea: quale politica per quale intervento?

10. Pianificare gli interventi socio-sanitari sulla popolazione anziana europea tramite ICF

Di fatto, lo scopo delle ricerche sull’invecchiamento è lo sviluppo di strumenti che possano permettere ai ricercatori di rispondere alle seguenti domande:
•    L’invecchiamento della popolazione è il principale elemento trainante dei futuri trend epidemiologici europei e dell’impatto delle malattie?
•    Nella popolazione anziana europea risulta evidente il fenomeno della riduzione della morbilità?
•    L’invecchiamento si accompagna ad una diminuzione della qualità della vita?
•    L’invecchiamento è connesso ad una diminuzione del benessere?
•    Quali sono i maggiori determinanti degli outcome correlati all’invecchiamento?
Rispetto alle ultime tre domande, è nostra opinione che gli attuali studi spesso non si occupino in modo chiaro dei meccanismi che spiegano i collegamenti tra salute, qualità della vita e benessere. Tali studi fanno riferimento a misure che non distinguono questi tre costrutti, e ciò indebolisce chiaramente la loro validità. Questo fatto sottolinea la necessità di misurare salute, qualità della vita e benessere in modo indipendente e facendo riferimento a un chiaro quadro concettuale di salute. L’ICF fornisce appunto un tale quadro, distinguendo apertamente gli aspetti collegati alle esperienze di salute, e offrendo una terminologia e una logica di classificazione per descrivere funzionamento e disabilità nell’individuo.
L’ICF è chiaramente una classificazione e non un sistema di valutazione, ma, grazie al suo potere descrittivo, permette di ottenere valutazioni ben definite, ad esempio sulla qualità della vita, basate sulla soddisfazione soggettiva rispetto ai livelli di funzionamento o agli stati di salute. Ciò permette di separare i diversi livelli di difficoltà effettivamente vissuti dalle persone, quali indicatori dello stato di salute, dall’importanza e dal valore che viene attribuito da ciascuna persona al livello di funzionamento in diversi domini. L’ICF permette di definire i livelli individuali di salute in termini di livelli oggettivi di funzionamento in determinate aree di vita, laddove la qualità della vita di una persona è legata alla percezione soggettiva del proprio funzionamento, indipendentemente dal reale stato di salute, ed il benessere è descritto sia in relazione alla percezione soggettiva della soddisfazione in diversi aspetti della vita che al reale stato emotivo.
Identificare e soddisfare i bisogni che emergono a questi differenti livelli richiede interventi politici e socio-economici di tipo diverso. L’utilizzo del modello ICF nella programmazione delle politiche sull’invecchiamento necessita di ulteriori ricerche, ma tuttavia l’ICF rappresenta un linguaggio internazionale comparabile rispetto a tutte le dimensioni del funzionamento umano, a livello del corpo, della persona e della vita sociale. Le difficoltà nel funzionamento a livello del corpo (o limitazioni), possono essere distinte concettualmente e operazionalmente dalle difficoltà di funzionamento a livello della persona o della società (limitazioni delle attività o restrizioni nella partecipazione).
Posto che l’ICF offre un modello interattivo di disabilità, che riunisce il meglio del cosiddetto modello medico e di quello sociale in un unico modello integrato, essa contiene anche una classificazione dei fattori ambientali, vale a dire quei fattori (fisici, sociali e legati agli atteggiamenti) che, in qualità di barriere, contribuiscono a determinare menomazioni, limiti nelle attività e restrizioni alla partecipazione e, in veste di facilitatori, migliorano il funzionamento a livello del corpo, della persona o della società. La classificazione dei fattori ambientali rende possibile, per la prima volta, identificare e misurare l’impatto dell’ambiente sui livelli di disabilità di una persona. In tal modo l’ICF si rivela uno strumento utile alla misurazione dei livelli di salute e di disabilità della popolazione ed alla pianificazione di interventi a livello della persona o dei suoi fattori ambientali.

11. Conclusioni

L’invecchiamento è il più importante fattore associato ad un declino del funzionamento ed è strettamente collegato all’aumento della disabilità, come confermano i dati provenienti dal progetto europeo di ricerca MHADIE, ove si raccomanda che i futuri studi di popolazione siano maggiormente precisi nel raccogliere i dati relativi al fenomeno dell’invecchiamento. L’Europa necessita di dati stabili e comparabili sul funzionamento e sulla disabilità, e di informazioni precise sull’impatto della disabilità nella popolazione anziana, al fine di pianificare politiche adeguate.
Altrettanto fondamentale è la raccolta di dati sulla presenza dei servizi e sugli outcome delle persone con disabilità. In particolare vi è la necessità di ottenere dati qualitativamente migliori dai sistemi amministrativi, dati che possano essere confrontati nel tempo tra diversi stati e territori e tra diversi programmi di salute e welfare. Esiste inoltre il bisogno di comparare le statistiche prodotte da fonti amministrative con gli studi di popolazione ed i censimenti, in modo che da ottenere una stima di quali servizi servono a particolari gruppi di persone e di come essi possano accedervi.
L’invecchiamento è un processo che dura nel tempo, la misurazione dei determinanti dell’invecchiamento deve essere quindi fatta nei vari stadi della vita. Per capire l’impatto della disabilità sulla popolazione, è necessario valutare la salute indipendentemente dai fattori che non riguardano la salute stessa o che sono ad essa correlati. Il modello dell’ICF e il suo approccio biopsicosociale identificano chiaramente le differenze tra questi costrutti e può essere utilizzato per programmare politiche e interventi a diverso livello, come dimostra la ricerca MHADIE. Una valida misurazione della disabilità può essere ottenuta solo tramite studi di popolazione che raccolgano dati sul funzionamento in diversi ambiti di vita, anziché attraverso poche domande sulle menomazioni che danno origine a stime non appropriate sulla prevalenza della disabilità e che possono pertanto distorcere la pianificazione delle politiche e degli interventi.
Queste sono necessità urgenti negli studi di popolazione sull’invecchiamento, poiché i dati possono indirizzare le politiche. Dai risultati della ricerca europea MHADIE emerge la raccomandazione che gli studi di popolazione utilizzino un approccio multidimensionale e che gli interventi politici siano pianificati a livello del corpo, della persona e della società. Di fronte all’invecchiamento della popolazione, legato all’allungamento della vita e suscettibile di produrre un incremento di disabilità, solo questo approccio potrà permettere una razionale definizione delle politiche prioritarie in Europa.

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