QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’assicurazione: una protagonista del New Welfare

1. Introduzione

Non più tardi dello scorso settembre, l’ex Ministro della Salute Umberto Veronesi ha dichiarato al Corriere della Sera che i bambini nati nel 2007 hanno un’aspettativa di vita di 97 anni, mentre quella delle bambine arriva addirittura a 103 anni. Un risultato — ha spiegato lo scienziato di fama internazionale — reso possibile dagli enormi progressi realizzati dalla scienza medica. Se da un lato non possiamo che rallegrarci per l’annuncio di Veronesi, dall’altro la notizia solleva una serie di interrogativi, primo dei quali è come assicurare ai futuri centenari un adeguato tenore di vita una volta concluso il ciclo lavorativo.
La questione chiama in causa, in generale, il futuro della pensione pubblica nei decenni a venire, e più in particolare il tema della pensione integrativa, che costituisce senza dubbio una delle sfide più urgenti e importanti dell’agenda politica ed economica del nostro Paese.

2. Italia 2050

Per avere un quadro realistico del problema non è necessario fare riferimento alla situazione demografica della popolazione italiana al 2100, quando gli attuali neonati avranno superato il novantesimo anno di età, ma è sufficiente fermarsi alle proiezioni del 2050. Alla metà del secolo attuale, infatti, in Italia ci saranno 63 persone di età superiore ai 65 anni per ogni 100 persone attive, considerando come arco di tempo potenzialmente attivo tutte le persone comprese tra i 15 e i 64 anni. Se teniamo presente che nel 1950 lo stesso rapporto era di 10 a 100, è facile comprendere come i giovani di domani faranno sempre più fatica a produrre un reddito e uno sviluppo sufficiente a garantire una pensione dignitosa a un esercito di anziani. Ma non è tutto: nel 2050 un italiano su sette avrà più di ottant’anni, e il 25% di questi ultimi sarà formato da uomini e donne non autosufficienti, fattore che aumenterà sensibilmente i costi sociali.

3. Verso un nuovo “Welfare”

La dimensione del problema è tale che per evitare una vera e propria crisi è necessario procedere a una triplice riforma strutturale, che dovrà ripensare il sistema previdenziale, il sistema sanitario e il sistema occupazionale. Sul fronte pensionistico, come sappiamo, il legislatore ha avviato il processo di riforma che ha introdotto gli strumenti e le norme della previdenza complementare, alla cui origine ci sono ragioni e obiettivi noti a tutti: il sistema pensionistico pubblico ha accumulato crescenti squilibri causati dalle concomitanti tendenze all’allungamento della vita media e alla riduzione delle nascite, che nel nostro Paese si accompagnano a una bassa crescita dell’occupazione e a un deficit pubblico elevato. La risposta dell’ente pubblico è diretta al passaggio da un sistema previdenziale incentrato su un unico regime obbligatorio pubblico (la pensione dell’INPS) a un sistema basato su tre pilastri: la pensione pubblica (primo pilastro), ridefinita in modo da garantire una maggiore rispondenza tra i contributi versati dai lavoratori e le prestazioni da essi percepite negli anni di pensionamento; la pensione integrativa di tipo collettivo (secondo pilastro), accumulata mediante l’adesione ai fondi pensione; la pensione integrativa individuale (terzo pilastro), lasciata alla scelta di risparmio previdenziale del singolo lavoratore.

4. Previdenza integrativa e mercati finanziari

A oltre dieci anni dall’avvio del processo di riforma, tuttavia, lo sviluppo dei fondi pensione registra ancora gravi ritardi sia rispetto ai paesi anglosassoni, sia alle economie più simili alla nostra per struttura istituzionale e finanziaria come Francia, Germania e Spagna. A titolo esemplificativo, basti considerare che in Italia l’attivo dei fondi pensione rappresenta appena il 3% del PIL, livello assai inferiore rispetto alla media europea e decisamente lontano dal 66% del Regno Unito o dell’inarrivabile (almeno per ora) 110% della Svizzera. Nel nostro Paese la diffusione della previdenza integrativa è particolarmente bassa tra i giovani, le donne, i lavoratori autonomi e gli addetti delle imprese di piccole dimensioni, vale a dire tra le categorie che godono di minori tutele all’interno del mondo del lavoro. A questo proposito, è bene sottolineare che la lenta affermazione dei fondi pensionistici collettivi e individuali può generare non soltanto squilibri compensativi in un prossimo futuro, ma ha immediate conseguenze “di sistema”: il ritardo italiano, infatti, contribuisce a limitare l’articolazione del mercato nazionale dei capitali. Nei paesi in cui il secondo e il terzo pilastro previdenziale si sono diffusi rapidamente il sistema finanziario locale si è aperto all’innovazione, fornendo risorse a operatori come i fondi di private equity e strumenti di finanziamento quali le obbligazioni societarie (corporate bond) che hanno stimolato la ristrutturazione del sistema produttivo.


Fausto Marchionni: Università di Torino, Facoltà di Economia. Amministratore Delegato & Direttore Generale Fondiaria-Sai.


Pagine: 1 2


Tag:, ,