QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Far fronte alla transizione demografica

1. Introduzione

Nel discorso tenuto in occasione dell’edizione del 2007 della Conferenza annuale del Club di Roma, R. Rato, direttore generale del FMI, ha elencato i tre problemi principali che ci troviamo ad affrontare oggi: 1) l’instabilità finanziaria, 2) il mutamento climatico e 3) la transizione demografica. Nessuno dei tre si risolverà se perseveriamo nel comportamento che teniamo oggi: al contrario, peggioreranno tutti. Il mondo odierno è un puzzle di successi (per es. migliori condizioni sanitarie ed enorme incremento della speranza di vita) e fallimenti (impatto ambientale, nessun progresso nella non-proliferazione delle armi, disuguaglianza e instabilità politica in aumento, surriscaldamento del pianeta, inquinamento). La velocità dei cambiamenti e la globalizzazione1 fanno sì che il mondo moderno sia molto diverso da quello di appena un secolo fa. Domani è sempre troppo tardi.
    Gli “strumenti” che al momento adoperiamo per affrontare i problemi, i pericoli e le minacce che ci assillano sono stati sviluppati quando la società era notevolmente diversa da quella di oggi, quando cioè si caratterizzava per la lentezza dei cambiamenti e la scarsità di contatti al suo interno. Sarebbe utile ricorrere a “strumenti nuovi”? Quali? Possiamo inventarne? Soprattutto nell’ultimo secolo l’umanità ha cercato di adottare quelli che riteneva strumenti nuovi, causando catastrofi. L’avvertimento lanciato da von Hayek, secondo il quale dovremmo tener conto dei nostri limiti e non tentare di controllare la società creata grazie al libero contributo di milioni di persone nel corso dei secoli2, è altamente significativo. Occorre sviluppare strumenti nuovi partendo dal basso. Le idee, una massa enorme di idee diverse e sorte in maniera indipendente, potrebbero formare una rete di nuovi strumenti — carote e non bastoni. La tecnologia dell’informazione e della comunicazione è ideale per questo approccio.
I grandi problemi illustrati da R. Rato e gran parte dei pericoli e delle minacce cui siamo esposti oggi sono causati direttamente da noi, gli esseri umani. Nella proposta di P. Crutzen, sarebbe bene denominare la nostra epoca “Antropocene”3. A partire dalla rivoluzione agricola gli esseri umani hanno assunto un ruolo sempre più dominante, tanto che oggi influenzano in maniera determinante l’ambiente e la stessa evoluzione. Gli esseri umani rappresentano pericoli e minacce, ma sono anche la risorsa più importante in assoluto, una risorsa sottoutilizzata.

2. Le persone rappresentano la vera ricchezza

Nel documento State of Human Development relativo al 2004 si sostiene che le persone rappresentino la vera ricchezza delle nazioni. L’obiettivo fondamentale dello sviluppo consiste nel rafforzare la libertà e ampliare la possibilità di scelta degli esseri umani, in modo tale che essi possano condurre esistenze caratterizzate da pienezza e creatività. Tutti ne devono trarre beneficio in maniera equa4. Vanno sottolineate le espressioni “tutti” ed “equa”. Non solamente una parte, o una data classe sociale o razza o nazione, ma tutti a prescindere dal sesso e dall’età, sani o malati. Il termine “equa” non riguarda esclusivamente la ridistribuzione della ricchezza, né implica che tutti siano in grado di svolgere i medesimi compiti. Tutti sono importanti, e lo sono nello stesso modo per la specifica mansione che una persona sa svolgere e svolge effettivamente. Ogni lavoro ha una componente principalmente creativa, ma anche in questo caso esistono diversi tipi di creatività.
Di conseguenza la principale risorsa e l’obiettivo principale sono rappresentati da esseri umani che siano sani, istruiti, attivi e felici, membri di una società giusta e coesa in un ambiente sano che garantisca uno sviluppo sostenibile. I dati confermano che la globalizzazione ha ridotto le disuguaglianze tra Paesi ma le ha esacerbate all’interno di certe nazioni, comportando un peggioramento generalizzato5 e, di conseguenza, bruciando capitale umano.
Tutti gli strumenti, nuovi e vecchi, andrebbero modificati in modo tale da essere utili alle persone e garantire il costante aumento del capitale umano, che è minacciato dall’inquinamento, dal sovrasfruttamento delle risorse, dalla perdita della biodiversità e dal surriscaldamento globale. Di conseguenza, gli “strumenti” verranno giocoforza modificati per garantire uno sviluppo sostenibile, per esempio modificando — e non necessariamente scartando — un vecchio strumento come lo “Stato sovrano” per garantire che sia utile ai cittadini, invece di sfruttarli per raggiungere obiettivi che non corrispondono principalmente al rafforzamento della libertà e del benessere. Per fare un altro esempio, la guerra non può essere uno “strumento” a disposizione degli Stati sovrani, poiché comporta la distruzione dell’ambiente e delle persone. Analogamente, occorre modificare due vecchi “strumenti” previsti implicitamente dal discorso di Rato, il “denaro” e “l’occupazione”, affinché siano veramente utili alle persone. Non bisogna dimenticare che il denaro esiste da poche migliaia di anni e che il concetto di occupazione come lo intendiamo ora è ancora più recente. Si tratta di altri due elementi collegati all’attuale transizione demografica.
La transizione demografica è stata studiata in dettaglio da Kapitza e dai suoi collaboratori6. Si tratta di un fenomeno unico nel suo genere e privo di precedenti. Ci concentreremo su un aspetto in particolare: il fatto che sia cresciuta la quota degli ultrasessantacinquenni. Nella maggior parte dei Paesi sviluppati, questa classe d’età rappresenta circa il 20% della popolazione e nel giro di pochi decenni è destinata ad arrivare al 25% (cfr. Tabella 1). Si tratta di una grande risorsa che non può e non deve essere ignorata. Naturalmente, nemmeno può né deve essere considerata primariamente un peso o la causa di prelievi maggiori a fini pensionistici a scapito del bilancio pubblico, delle aziende o dei privati, o un onere aggiuntivo dovuto all’aumento della spesa sanitaria. è stato detto che la transizione demografica è all’origine della mancanza di manodopera e del declino del PIL pro capite: ciò è certamente vero finché rimaniamo nell’alveo del “vecchio paradigma”, la cui validità resta tutta da dimostrare. Abbiamo bisogno di questa struttura del lavoro? La generazione degli over 65 può essere una risorsa invece che un fardello? Come?

Tabella 1: Ultrasessantacinquenni in Europa
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Ivo Šlaus: Presidente, Divisione del Sud Est Europa della World Academy of Art and Science.
1 Anderson, W. T. (2004): All Connected Now: Life in the First Global Civilization, Westview Press, Boulder, Colorado; Foreign Policy and Kearney, A. T. (2005): Measuring Globalization, May/June, ; see also Globalisation Index, 2007.
2 von Hayek, F. (1979): Unemployment and Monetary Policy, Cato Institute, San Francisco.
3 Crutzen, P. J. (2002): Nature, 415 (Jan 3) 23.
4 The State of Human Development (2004): Human Development Indicators, p. 127, UNDP, New York.
5 WIDER World Income Inequalities Database (2007): World Development Indicators, X. Sala-i-Martin, Global Inequalities Fades as Global Economy Grows.
6 Kapitza, S. P. (2006): Global Population Blow-up and After — The Demographic Revolution and Information Society, Global Marshall Plan Initiative, Hamburg.


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