QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Lavoro e salute in età avanzata: l’influenza reciproca

4. Principali risultati

La tabella 1 indica la percentuale di persone che dichiarano di intrattenere rapporti sociali e familiari con/senza disabilità sulla totalità della popolazione maschile e femminile (con più di 15 anni d’età).
La partecipazione sociale con/senza disabilità in età avanzata va interpretata con riferimento alla situazione della popolazione in generale: nel corso della normale durata dell’esistenza gli individui stringono rapporti sociali (con amici, familiari, colleghi, ecc.) soprattutto nel corso della vita attiva. Invecchiando, diminuiscono le occasioni di interazione sociale a causa della morte dei coetanei e della diminuzione delle possibilità di movimento. Nel contempo, ci si rivolge sempre di più alla famiglia: il numero e la disponibilità dei parenti diventano fattori cruciali nella vita sociale dell’individuo. Con l’età i rapporti familiari diminuiscono a causa della morte dei parenti, soprattutto nel caso di chi è rimasto single, anche se le condizioni di salute non sembrano essere determinanti. Al contrario, la dipendenza influisce sulla vita associativa: gli invalidi risultano partecipare poco alla vita associativa e la differenza cresce con l’avanzare dell’età.

Tabella 1: Condizioni di salute e coinvolgimento sociale (dati percentuali)
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Fonte: Indagine HID-Ménage 1999.

Tuttavia, il prevalere di rapporti familiari e sociali con/senza disabilità potrebbe risentire di caratteristiche individuali quali età, sesso, posizione sociale, ecc. È possibile ricorrere a un modello di regressione logistica per illustrare il diverso impatto avuto dalle caratteristiche individuali sulla partecipazione sociale e sulle condizioni di salute.
Com’era prevedibile, con l’età le condizioni di salute impediscono la partecipazione sociale e fanno aumentare l’isolamento. In parte ciò potrebbe essere la conseguenza di un effetto generazionale (i giovani si contraddistinguono per una maggiore partecipazione sociale), ma non si può escludere che anche l’età abbia un ruolo. Il sesso sembra svolgere un ruolo ambiguo in relazione alle diverse attività. Al contrario, la vita coniugale e lo status professionale paiono avere un effetto determinante sulla partecipazione sociale (cfr. tabelle 2 e 3).
Da una prospettiva opposta, la probabilità di passare da una condizione scevra di invalidità a una situazione caratterizzata dall’inabilità risulta maggiore per gli uomini e aumenta con l’età. Le condizioni fisiche influenzano la salute mentale, ma l’analisi evidenzia anche l’effetto di altre covariate (tabelle 4 e 5): in genere l’esistenza di un ambiente familiare e sociale con cui l’individuo può interagire pare essere un fattore importante per la salvaguardia della salute, soprattutto mentale. Anche l’interesse per attività e hobby o per l’apprendimento permanente influenzano positivamente le condizioni mentali.

5. Conclusioni… o un nuovo punto di partenza?

Con l’età, agli impegni professionali e familiari si sostituiscono altre attività (associazioni, hobby, impegno sociale, ecc.), le quali rappresentano la principale valvola di sfogo per partecipare alla vita sociale.
L’analisi ha evidenziato il legame che intercorre tra attività (nel senso della partecipazione all’esistenza) e benessere fisico e psicologico in età avanzata. Secondo questo approccio, il dibattito sulla vita attiva e sulla partecipazione in età avanzata dovrebbe andare avanti, tenendo conto del fatto che l’obiettivo finale deve essere politico: la concezione che se ne ricava riguarda innanzitutto le politiche per la vita attiva, con un ruolo essenziale svolto da partecipazione sociale e integrazione intergenerazionale.

Tabelle 2 e 3: Regressione logistica relativa alle variabili:
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Tabella 4 e 5: Regressione logistica relativa a:
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Riferimenti bibliografici

Cagiano de Azevedo, R (2005): “Vieillissement et dé-vieillissement de la population en Europe”, contribution au colloque Vieillissement et territoire à l’horizon 2030, Université Paris La Sorbonne, 13-15 septembre, Paris.

Désesquelles, A. (2002): “La santé comme facteur d’exclusion: un essai de mesure”, Gérontologie et Société, n. 102, septembre.

Lièvre, A. and Brouard, N. (2003): “The estimation of health expectancies from cross-longitudinal surveys”, Mathematical Population Studies, n. 10, p. 211-248.

Robine, J.M. et Jagger, C. (2004): “Allongement de la vie et état de santé de la population”, Population et Société, Volume VI, Editions de l’INED, p. 51-84.

World Health Organisation (2001): Classification internationale du fonctionnement, du handicap et de la santé, World Health Organisation, Geneva.


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