QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento demografico in Italia: verso un miglioramento della relazione tra età e lavoro

5. Riflessioni conclusive

L’invecchiamento della popolazione ridisegnerà la struttura e il profilo demografico del nostro paese, ridefinendo la forma e i significati del nostro sistema generazionale, con conseguenze abbastanza forti su tutto il sistema economico nel suo complesso. Rappresenta, pertanto, una delle più grandi sfide delle società contemporanee, il cui grado di complessità e problematicità dipenderà in maniera cruciale dalla capacità di reagire del sistema economico stesso (reattività), o addirittura di agire preventivamente (proattività). Il raggiungimento degli obiettivi europei è imprescindibile per il mantenimento del benessere sociale e per garantire la sostenibilità dei sistemi di welfare. L’Italia, in realtà, è ancora abbastanza indietro rispetto agli altri paesi europei, sia in relazione ai tassi di partecipazione dei lavoratori anziani al mercato del lavoro, sia per quanto riguarda l’età media di cessazione dell’attività lavorativa e sia, infine, per quanto concerne l’implementazione di strategie di lifelong learning.
La creazione e il mantenimento di una forza lavoro che comprenda tutte le età, cioè un mercato in cui le competenze e le capacità contino più dell’età cronologica, implica l’introduzione e il miglioramento di sistemi di istruzione e riqualificazione a carriera avanzata. Si palesa, dunque, il ruolo fondamentale dei processi di lifelong learning, vale a dire l’aggiustamento progressivo delle abilità e delle competenze, in modo tale permettere l’incontro tra i bisogni e le esigenze di una popolazione che invecchia con quelli di un mercato e di un’economia mondiale in continuo divenire. Ci sono due ordini di ragioni che avvalorano l’importanza di questo processo di formazione continua: innanzitutto, le competenze e le capacità dei lavoratori risulterebbero più rispondenti ai bisogni contingenti del mercato; in secondo luogo ne risulterebbe migliorato anche l’attaccamento al mercato del lavoro.
La formazione continua è un elemento fondamentale nella direzione del prolungamento della vita attiva degli individui. È necessario, di conseguenza, che vi siano maggiori investimenti da parte dei governi, ma anche dei singoli datori di lavoro, per l’attuazione di piani formativi mirati, che tengano anche conto delle specifiche esigenze, attitudini, capacità dei lavoratori delle fasce d’età più elevate. Percorrere questa strada appare compito tutt’altro che facile, poiché presuppone un cambiamento dell’impostazione culturale dell’intero sistema formativo, che oggi investe quasi interamente sui giovani, mettendo, invece, a punto specifici interventi mirati alle esigenze di un mercato che invecchia. Lo sforzo dei governi sarà quello di promuovere l’invecchiamento attivo, così come definito dalla Commissione Europea (1999), ossia “[…] una strategia articolata che, da un lato incentivi gli anziani a continuare ad impegnarsi nell’attività di lavoro e nella vita sociale, dall’altro dia loro la possibilità di farlo […]”.
Naturalmente, gli interventi formativi devono essere pianificati in modo tale da seguire l’individuo in tutta la sua vita lavorativa, affinché la formazione si configuri come un elemento ordinario, e non straordinario ed occasionale, del sistema produttivo. Agendo in questa direzione sarà possibile raggiungere l’obiettivo supremo dell’attuazione dei processi di lifelong learning: mantenere nel tempo una base di popolazione attiva più ampia e maggiormente qualificata, che possa contrastare in maniera adeguata gli squilibri economici che ineluttabilmente s’ingenerano in una popolazione che invecchia (Stranges, 2006). L’adattamento sociale ed economico presuppone un preventivo cambiamento culturale: la sfida posta dal mercato del lavoro diviene, dunque, una sfida anche per i sistemi educativi dei diversi paesi.

Riferimenti bibliografici

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Stranges, M. (2006): “Invecchiamento demografico e mercato del lavoro: il ruolo dei processi di lifelong learning”, Affari Sociali Internazionali, n. 1/2006, Franco Angeli, Roma, pp. 123-144.


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