QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento demografico in Italia: verso un miglioramento della relazione tra età e lavoro

3.2. Un confronto con gli altri paesi europei: progressi verso il raggiungimento degli obiettivi programmati

Per comprendere qual’è la posizione italiana rispetto agli altri paesi europei, confrontiamo i tassi di occupazione dei lavoratori 55-64 anni nei diversi paesi. Il valore medio dell’Europa a 15 è cresciuto dal 35,7% del 1994 al 44,1% del 2005, anche se con valori molto difformi tra i diversi stati. Agli estremi più bassi troviamo Austria, Belgio, Lussemburgo e Italia (tutti sotto il 32%), mentre agli estremi più elevati troviamo Svezia, Danimarca, Regno Unito e Finlandia (tutti sopra il 50%). Il valore medio dell’Europa a 25 presenta valori più bassi a causa del ridotto apporto dei nuovi dieci paesi, attestandosi al 42,5% nel 2005. Tra i nuovi paesi europei, i valori estremi sono rappresentati dal 27,2% della Polonia e dal 56,1% dell’Estonia.

Tabella 7: Tassi di occupazione dei lavoratori 55-64 anni nei paesi UE15 e UE25. Valori percentuali
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Eurostat, 2006a.

Osservando la figura 6 è possibile individuare chiaramente i paesi che hanno raggiunto l’obiettivo del 50% del tasso di partecipazione dei lavoratori anziani e quelli che, invece, sono ancora lontani. Al 2005 solo otto dei 25 paesi hanno superato l’obiettivo stabilito dal Consiglio di Stoccolma: Irlanda, Cipro, Portogallo, Finlandia, Estonia, Regno Unito, Danimarca e Svezia. Tra i paesi che sono al di sotto dell’obiettivo ve ne è un gruppo, costituito da sette paesi (Grecia, Spagna, Germania, Repubblica Ceca, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia), che presentano valori inferiori, ma di non oltre 10 punti percentuali, all’obiettivo del 50%. Infine, è possibile individuare un ultimo gruppo di dieci paesi (Francia, Malta, Ungheria, Lussemburgo, Italia, Belgio, Slovenia, Slovacchia, Austria e Polonia) che presentano valori inferiori all’obiettivo di Stoccolma di oltre 10 punti percentuali.

Figura 6: Tassi di partecipazione dei lavoratori 55-64 anni al mercato del lavoro nei paesi europei. Distanza dall’obiettivo di Stoccolma (2004 e 2005)
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Eurostat, 2006b.

Oltre all’aumento dei tassi di partecipazione dei lavoratori più anziani, un altro elemento fondamentale per la lotta agli squilibri indotti dai processi demografici è l’allungamento del periodo lavorativo (e, quindi, del periodo contributivo). L’indicatore Eurostat riportato in Tabella 8 fornisce un’età media in corrispondenza della quale le persone attive si ritirano definitivamente dal mercato del lavoro. La stima è basata su un modello probabilistico che considera i cambiamenti relativi dei tassi di attività da un anno all’altro a una specifica età. Il tasso di attività rappresenta la forza lavoro (occupata e inoccupata) come percentuale rispetto al totale della popolazione per una data età. I dati sono tratti dallo European Labour Force Survey condotto dall’Eurostat.
La distanza media dei paesi EU15 dall’Obiettivo di Barcellona (65,4 anni) è di 4,4 anni, mentre la distanza media dei paesi EU25 è di 4,6 anni. L’età media di uscita femminile è inferiore a quella maschile in tutti i paesi, tranne Francia, Irlanda e Portogallo, dove la distanza è, rispettivamente, di 0,6, 1,0 e 1,4 punti percentuali a favore del sesso femminile. Negli altri paesi la distanza a favore degli uomini varia da un massimo di 4,6 punti percentuali della Polonia a un minimo di 0,2 dei Paesi Bassi. Nessun paese europeo ha ancora raggiunto l’obiettivo fissato dal Consiglio Europeo di Barcellona, anzi vi sono addirittura stati nei quali si è manifestata una diminuzione dell’età media all’uscita dal mercato del lavoro: tra questi la Danimarca (il cui valore totale era di 61,6 nel 2001, sceso a 60,9 nel 2005), la Lettonia (62,4 nel 2001 e 62,1 nel 2005) e, seppur in misura lieve, l’Italia (59,8 anni nel 2001 e 59,7 nel 2005). Gli altri paesi hanno manifestato una crescita dell’età media, anche se in alcuni casi molto lieve (Finlandia e Austria). I maggiori passi in avanti nella direzione di una posticipazione del pensionamento sono stati fatti dal Belgio (+3,8 anni sul valore totale tra il 2001 e il 2005), dalla Polonia (+2,9 anni), dal Lussemburgo (+2,6) e dalla Spagna (+2,1).

Tabella 8: Età media di cessazione del lavoro (ponderata con la probabilità di ritiro dal mercato del lavoro) nei paesi UE15 e UE25
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Fonte: dati Eurostat, 2006b.

Figura 7: Età media di cessazione del lavoro nei paesi europei. Distanza dall’obiettivo di Barcellona (20058)
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Fonte: dati Eurostat, 2006b.

Come per l’esame dei progressi verso il raggiungimento dell’obiettivo di Stoccolma, anche in questo caso l’analisi grafica (Figura 7) ci consente di individuare tre gruppi di paesi.9 Il primo gruppo, composto da sette stati (Lettonia, Spagna, Regno Unito, Cipro, Portogallo, Svezia e Irlanda), prossimi all’obiettivo di Barcellona, che hanno età media di uscita dal mondo del lavoro maggiore di 62 anni; un secondo gruppo, composto da nove paesi (Lituania, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Grecia, Estonia), in posizione intermedia, con un’età di uscita compresa tra 60 e 62 anni; infine, il terzo gruppo, composto da nove paesi (Ungheria, Austria, Italia, Polonia, Lussemburgo, Slovacchia, Malta, Francia, Slovenia), a elevata distanza dall’obiettivo, la cui età di uscita è inferiore a 60 anni. Come si può notare, anche in questo caso l’Italia non presenta una situazione favorevole rispetto agli altri paesi europei e alla media UE15 e UE25.

8 I dati per la Germania e per Cipro sono relativi all’anno 2004, non essendo disponibili dati per l’ultimo anno di osservazione (2005).
9 Si tratta, ovviamente, solo di una schematizzazione che consente di capire quali paesi sono più vicini e quali più lontani dallo specifico obiettivo. Nella formulazione della tripartizione l’ipotesi implicita è che proseguano le tendenze già in atto di aumento dell’età media di uscita del mercato.


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