QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

L’invecchiamento demografico in Italia: verso un miglioramento della relazione tra età e lavoro


3. Invecchiamento e lavoro

3.1. Lavoratori maturi e partecipazione al mercato del lavoro

Appare chiaro dalle analisi sin qui compiute come il processo di invecchiamento demografico pone molte questioni importanti in relazione ai necessari riassetti del mercato del lavoro, dei sistemi pensionistici e fiscali a seguito delle mutate condizioni di contesto. Nella direzione di mantenere la sostenibilità dei sistemi economici e sociali europei, nel marzo 2000 il Consiglio Europeo di Lisbona stabilì l’obiettivo generale di raggiungere un tasso di occupazione pari al 70%. Poiché la quota di popolazione che costituisce la forza lavoro tende progressivamente ad assottigliarsi, la partita decisiva si giocherà sulla capacità di incrementare la partecipazione dei lavoratori (in particolare quelli maturi e anziani) al mercato, aumentando i tassi di occupazione femminile, allungando il periodo lavorativo e disincentivando l’uscita prematura dal sistema produttivo.
Nella direzione del raggiungimento di quanto stabilito a Lisbona, i due Consigli successivi di Stoccolma (2001) e di Barcellona (2002) hanno definito due obiettivi:
1. elevare il tasso di occupazione dei lavoratori di età compresa tra 55 e 64 anni al 50% entro il 2010 (obiettivo di Stoccolma);
2. aumentare progressivamente di circa 5 anni (fino a 65,4) l’età media effettiva alla quale i lavoratori cessano di lavorare (obiettivo di Barcellona).
L’analisi dei tassi di partecipazione dei lavoratori maturi in Italia e in Europa sarà condotta proprio in riferimento a questi obiettivi, allo scopo di comprendere quali progressi sono stati compiuti e quali regioni presentano, invece, un ritardo in tal senso. La Tabella 4 mostra i tassi di occupazione delle persone di età compresa tra 55 e 64 anni per regione. Il dato interessante che emerge è che i tassi di partecipazione dei lavoratori maturi sono maggiori nelle regioni meridionali che non in quelle settentrionali e centrali: i valori più elevati si registrano, infatti, in Calabria (37,7%), in Molise (37,4%), in Basilicata (36,5%) e in Abruzzo (35,8%). I valori più bassi, invece, sono quelli di Friuli Venezia Giulia (26,4%), Veneto (27,4%), Puglia (unica eccezione tra le regione meridionali, col 27,7%) e Piemonte (28,1%).
La distanza del valore italiano dall’obiettivo di Stoccolma si è progressivamente ridotta, passando da 22,4 punti percentuali del 1999 a 18,6 nel 2005. Tra le regioni italiane solo la Puglia ha manifestato un decremento della partecipazione dei lavoratori maturi, mentre in tutte le altre la tendenza alla crescita è evidente. Le regioni che hanno manifestato i tassi di variazione più elevati sono Valle d’Aosta (132), Toscana (129) e Umbria (126). I valori italiani sono, però, ancora eccessivamente bassi e, come apparirà evidente dal confronto con gli altri paesi europei nel paragrafo successivo, molto distanti dai valori medi dell’Unione Europea a 15 e a 25.

Tabella 4: Tasso di occupazione della popolazione tra 55-64 anni. Valori percentuali
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Eurostat, 2006a.

Tabella 5: Tasso di occupazione della popolazione 55-64 anni per sesso. Valori percentuali
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Eurostat, 2006a.

L’innalzamento dei tassi di partecipazione al mercato del lavoro dovrà, ovviamente, riguardare entrambi i sessi. Se i tassi di occupazione femminili italiani sono tuttora molto bassi, ancora più negativa, anche se in miglioramento, è la situazione per quanto concerne le lavoratrici più anziane. La Tabella 5 mostra, appunto, le differenze tra i due sessi: tra il 1999 e il 2005 la distanza tra i tassi di partecipazione maschili e femminili si è progressivamente ridotta, attestandosi su un valore di 21,9 punti percentuali nel 2005. Il tasso di partecipazione delle donne nella fascia d’età 55-64 anni è cresciuto dal 15% del 1999 al 20,8% del 2005, con una variazione complessiva nel periodo del 139%, contro una sostanziale immobilità dei tassi di partecipazione maschili (crescita 1999-2005 pari al 104%). La crescita a ritmi più elevati dei tassi di partecipazione delle donne mature al mercato del lavoro può essere mostrata attraverso la Figura 5, che presenta i risultati del calcolo dell’accrescimento attraverso i numeri indice a base 1999.
L’analisi dei dati disaggregati per sesso ci permette di notare come in due regioni, Lazio e Campania, vi è stata, in realtà, una diminuzione dei tassi di partecipazione dei lavoratori anziani maschi compensata, però, dall’aumento della partecipazione femminile. Ciò ha fatto sì che si determinasse, in ogni caso, una crescita (la variazione totale delle due regioni è stata pari, rispettivamente, a 104 e a 101). In Puglia, invece, la diminuzione nella partecipazione ha interessato entrambi i sessi, determinando un decremento generale dei tassi di partecipazione (variazione 1999-2005 pari a 93). Tali osservazioni ci permettono di confermare l’importanza della partecipazione femminile nella direzione di un riequilibrio del mercato del lavoro.6

Figura 5: Crescita dei tassi di partecipazione dei lavoratori 55-64 anni al mercato del lavoro. Numeri indice per sesso a base 1999 = 100
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat, 2006

Ulteriori considerazioni in relazione al differenziale di genere possono essere fatte stimando il rapporto di mascolinità tra i tassi e l’indice di eccedenza maschile,7 i cui risultati per l’Italia sono raccolti nella tabella 6: se al 1999 i lavoratori anziani di sesso maschile eccedevano del 46,62% quelli di sesso femminile, tale eccedenza si è ridotta al 34,49% nel 2005. Ciò equivale ad affermare che, se nel 1999 vi erano oltre 274 uomini ogni 100 donne tra i lavoratori di età compresa tra i 55 e i 64 anni, tale proporzione si è ridotta a un valore di 205 a 100 nel 2005. L’entrata massiccia delle donne nel mercato del lavoro ha, dunque, contribuito in una prima fase (e contribuisce tuttora) a mitigare gli effetti negativi dell’invecchiamento. È chiaro, comunque, che le ricadute positive dell’affermazione della partecipazione femminile al mercato del lavoro sono destinate a ridursi, a mano a mano che il processo d’invecchiamento proseguirà e il ricambio all’interno della fascia produttiva non sarà più garantito né dagli uomini e né tanto meno dalle donne.

Tabella 6: Progressiva riduzione degli squilibri di genere tra i lavoratori italiani 55-64 anni
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Fonte: nostre elaborazioni su dati Eurostat, 2006a.

6 L’importanza dell’affermazione della partecipazione femminile è rimarcata anche dal fatto che tra gli obiettivi fissati a livello europeo per far fronte agli squilibri indotti dai processi demografici vi è anche l’innalzamento dei tassi di occupazione femminili ad un livello del 60% entro il 2010 (Consiglio Europeo di Lisbona, marzo 2000).
7 Il rapporto di mascolinità viene calcolato come stranges-f4.gif per lo specifico sottogruppo.
L’indice di eccedenza maschile viene calcolato utilizzando la formula (Leti, 1983, p. 515):stranges-f5.gif
Entrambi sono solitamente calcolati sui valori assoluti dei due gruppi (maschile e femminile), ma in questo caso sono stati utilizzati i valori percentuali. Il risultato comparativo a cui si perviene in ogni caso non cambia.


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