QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Una montagna troppo lontana? La saga dei conti individuali previdenziali negli Stati Uniti

3. Gli sforzi dell’Amministrazione Bush mirati a una riforma strutturale

Nel corso della sua prima campagna presidenziale, il Governatore Bush fece riferimento ai conti individuali come a un tassello della sua generale visione della “società dei proprietari”, secondo la quale la proprietà non avrebbe dovuto essere appannaggio di un club esclusivo, né si poteva riservare l’indipendenza a una comunità ristretta: tutti avrebbero dovuto essere comproprietari del sogno americano.
Durante il primo anno della sua Amministrazione, il Presidente Bush nominò una commissione bipartisan per esaminare le riforme strutturali — ivi compresi i conti individuali — volte a garantire la sopravvivenza della previdenza sociale. La commissione — presieduta dall’ex senatore democratico Daniel Patrick Moynihan in coabitazione con il dirigente d’azienda Richard Parsons — presentò la relazione finale nel dicembre 2001, concludendo che era giunto il momento di introdurre i conti individuali. Nella relazione venivano illustrati tre modelli di riforma e in tutti si prevedevano mezzi alternativi che permettessero ai lavoratori di “ritagliarsi” una piccola fetta di imposte sul ruolo paga da investire sui mercati azionari e obbligazionari. Le tradizionali prestazioni sarebbero state controbilanciate dai contributi destinati ai conti individuali dei lavoratori. Nel perorare questa soluzione, la Commissione elencò i principali argomenti a favore:
• i conti individuali avrebbero garantito una parte dei finanziamenti anticipati dei redditi pensionistici, rafforzando così la stabilità finanziaria del sistema, che a sua volta sarebbe risultato più sostenibile.
• Le pensioni sarebbero state più sicure perché i conti individuali facilitano la creazione di ricchezza da parte dei singoli assistiti dalla previdenza sociale. Sulla scorta di ricerche universitarie, la Commissione Moynihan scoprì che la proprietà patrimoniale contribuisce al verificarsi di mutamenti psicologici e comportamentali comprendenti anche una maggiore sensazione di sicurezza economica e una più spiccata propensione al risparmio.
• La proprietà patrimoniale avrebbe aumentato la sicurezza, se il diritto alle prestazioni fosse stato costantemente oggetto di contrattazione politica. Analogamente a qualsivoglia diritto acquisito su scala federale, le prestazioni previdenziali risentono di eventuali cambiamenti delle regole, mentre i conti individuali risentirebbero meno di eventuali interventi del Congresso.
• I conti individuali rappresenterebbero proprietà ereditabili. La Commissione Moynihan scoprì che la possibilità dar luogo alla successione sarebbe un vantaggio in particolare per i lavoratori maschi afroamericani e per altri gruppi demografici caratterizzati in genere da redditi più bassi e inferiore speranza di vita.
• I conti individuali permetterebbero ai singoli di ricevere utili maggiori sui contributi sul ruolo paga. La maggior parte delle stime indica che nel sistema tradizionale i rendimenti dei contributi derivati dall’imposta sul ruolo paga si aggirano attorno al 2%, mentre i lavoratori potrebbero aspettarsi guadagni notevolmente maggiori da adeguati investimenti sui mercati finanziari, ottenendo così un incremento delle prestazioni globali.
• Con tutta probabilità i conti individuali determinerebbero un aumento del risparmio a livello nazionale e incoraggerebbero la partecipazione alla popolazione attiva. Poiché le eccedenze della previdenza sociale storicamente sono state usate per permettere la spesa in disavanzo da parte dello Stato, la Commissione giunse alla conclusione che, destinando parte delle imposte sul ruolo paga ai mercati finanziari, il risparmio sarebbe aumentato a livello nazionale. Inoltre la Commissione scoprì che i conti individuali avrebbero fornito un incentivo alla partecipazione alla popolazione attiva perché i contributi avrebbero corso un minor rischio di essere considerati delle “tasse”.
Nonostante le reiterate raccomandazioni e le probanti analisi fornite dalla Commissione, l’amministrazione Bush, consapevole del fatto che i conti individuali si prestavano facilmente alla manipolazione politica, decise di incoraggiare ulteriormente il dibattito pubblico in proposito. Tuttavia, all’inizio del secondo mandato presidenziale, per l’Amministrazione Bush la riforma della previdenza sociale e i conti individuali si trasformarono in una questione interna di primo piano. Il Presidente e l’intera squadra economica portarono avanti un intenso sforzo di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui problemi di insolvenza a lungo termine del sistema previdenziale e sull’importante ruolo svolto dai conti individuali per una durevole riforma strutturale. Con eguale energia, gli oppositori — che comprendevano i parlamentari democratici e organizzazioni di base come l’associazione dei pensionati americani (American Association of Retired Persons — AARP) — denunciavano i conti individuali come un tentativo di “privatizzare” la previdenza sociale. Le argomentazioni principali addotte in questo senso erano le seguenti:
• Assorbendo parte delle imposte sul ruolo paga, i conti individuali peggiorano la solvibilità e rendono ancor più necessari i tagli alle prestazioni e gli aumenti fiscali. I conti individuali assorbirebbero ricchezza alcuni decenni prima di vedere controbilanciata la riduzione delle prestazioni tradizionali. Per esempio, se ai lavoratori fosse concesso di contribuire ai conti individuali per il 2% del ruolo paga in cambio di una riduzione delle prestazioni tradizionali, al valore attuale non ci sarebbero conseguenze sul sistema previdenziale. Tuttavia il flusso di cassa risulterebbe negativo oltre i 45 anni — il lasso di tempo necessario affinché le prestazioni compensative superino il reddito reindirizzato (Orszag, 2004).
• I conti individuali esporrebbero gli assistiti al rischio di mercato, che potrebbe rivelarsi maggiore nel caso dei lavoratori a basso reddito perché in materia di investimento non dispongono delle stesse competenze di chi percepisce redditi elevati. Dato che le pensioni private hanno sposato sempre più la strategia dei fondi di contribuzione definita come quelli denominati 401(k) e IRA, i quali chiedono al lavoratore di assumersi il rischio di mercato dei propri investimenti, non ha molto senso incrementare ulteriormente tali rischi tramite la previdenza sociale. Il lavoratori hanno bisogno di almeno una fonte di reddito stabile e affidabile che tenga il passo dell’inflazione e perduri finché rimangono in vita.
• Difficilmente i conti individuali offriranno le stesse garanzie delle prestazioni previdenziali nei confronti dell’inflazione, del rischio di esaurire il proprio patrimonio e — per chi è a carico — in caso di decesso prematuro del lavoratore. Di conseguenza, anche se il fatto che siano “ereditabili” può rappresentare un vantaggio per i lavoratori che vivono meno a lungo della media, i conti individuali non garantirebbero lo stesso reddito ai famigliari a carico e ai superstiti.
• I conti individuali indurranno gli assistiti del sistema previdenziale a usufruire anticipatamente delle relative prestazioni, il che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza della pensione.
• In assenza di eccedenze di bilancio o di aumento delle imposte, i conti individuali non contribuiscono al risparmio nazionale, oltre a rendere più incerto il futuro della previdenza sociale a causa della riduzione dei finanziamenti alle prestazioni correnti.
Nonostante i grandi sforzi compiuti dall’Amministrazione americana per estendere il consenso popolare sui conti individuali, i sondaggi hanno sempre dimostrato che le argomentazioni opposte riuscivano a far presa sulla maggioranza della popolazione. Secondo l’ultima ricerca Gallup, realizzata il 30 giugno 2005, solo il 44% degli intervistati era favorevole ai conti individuali, mentre il 53% si dichiarava contrario. Le opinioni politiche spiegavano la divisione più netta, essendo due terzi dei repubblicani favorevoli all’idea, mentre quasi tre quarti dei democratici erano contrari. Ma anche le differenze tra fasce d’età risultavano quasi altrettanto nette: il 57% degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 29 anni vedeva di buon occhio i conti individuali, così come il 51% del gruppo compreso tra i 30 e i 49 anni d’età. Al contrario, si opponeva il 63% di chi aveva tra i 50 e i 64 anni e il 57% degli ultrasessantacinquenni. Il favore relativamente marcato di cui godevano i conti personali tra le generazioni più giovani trova conferma in un’indagine informale che ho condotto tra i miei studenti, che nella maggior parte sono convinti democratici. In genere essi pensano che, quando andranno in pensione, del sistema di previdenza sociale non sarà rimasto nulla, quindi preferiscono i conti individuali perché li rendono proprietari di un patrimonio. Ma non si tratta dell’unica ragione. Uno studente, tra l’altro un oppositore particolarmente fiero dell’amministrazione Bush, mi ha detto che era favorevole ai conti individuali perché non voleva che le imposte sul ruolo paga da lui versate a fini previdenziali finissero per finanziare la guerra in Iraq voluta dal governo.


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