QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Una montagna troppo lontana? La saga dei conti individuali previdenziali negli Stati Uniti

2. Il regime contributivo: l’idea originaria di Franklin Delano Roosevelt

Naturalmente, le pecche del sistema previdenziale sono proprie di qualsiasi regime in cui i contributi versati da chi lavora finanziano le prestazioni versate ai pensionati e ad altri beneficiari. Questo tipo di ritenute alla fonte funziona bene quando la forza lavoro cresce a un tasso maggiore rispetto a quello della popolazione dei percipienti. Tuttavia, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, si sta assistendo a un grande cambiamento demografico. L’invecchiamento della generazione del baby boom, insieme a tassi di fecondità costantemente bassi e all’innalzamento della speranza di vita, fa sì che in proporzione ci saranno sempre meno lavoratori a mantenere una popolazione anziana in espansione. In effetti, negli anni Cinquanta si avevano 16 lavoratori per ogni assistito della previdenza sociale; oggi sono poco più di tre, tra una generazione il rapporto scenderà a poco più di due a uno.
Ironicamente, quando ha proposto per la prima volta misure legislative in materia di previdenza sociale, il Presidente Franklin Delano Roosevelt aveva in mente un sistema di rendite pensionistiche finanziato dai contributi dei lavoratori stessi. Nel suo messaggio rivolto al Congresso nel gennaio 1935, fece appello a favore di pensioni di vecchiaia non contributive per chi era troppo anziano per finanziarsi un’assicurazione da solo, parallelamente a rendite contributive obbligatorie che nel tempo sarebbero sfociate in un sistema autosufficiente per i giovani e le generazioni future. Di conseguenza, le due disposizioni principali sulla sicurezza sociale adottate dal Congresso nel 1935 furono il Titolo I, che finanziava i programmi previdenziali statali per gli anziani, e il Titolo II, il precursore del sistema odierno, che prevedeva prestazioni basate sui contributi prelevati dal ruolo paga dei lavoratori stessi. È interessante notare che il discorso tenuto da Roosevelt nel 1935 prevedeva anche rendite contributive volontarie grazie alle quali l’iniziativa individuale poteva far lievitare l’importo delle pensioni di vecchiaia. Settant’anni dopo, questo programma è ancora oggetto di discussione.
Il nuovo programma previdenziale era volto a garantire un regime contributivo finanziariamente stabile nel quale i lavoratori stessi contribuivano alle prestazioni pensionistiche che avrebbero ricevuto in futuro effettuando versamenti regolari in un fondo comune. Tuttavia, a causa delle necessità economiche verificatesi dopo la Grande Depressione e della forte recessione del 1938, l’anno successivo il Congresso apportò modifiche sostanziali al programma stesso. Nello specifico, vennero aggiunte due classi di prestazioni: quelle dei dipendenti riservate ai pensionati e gli assegni per i superstiti, destinabili alle famiglie nel caso della prematura scomparsa di un lavoratore assistito. Per far fronte all’aumento delle prestazioni, invece di dar luogo a un regime in cui attività e passività si equivalessero, si optò per un sistema volto a trasferire il reddito dalle generazioni più giovani a quelle più anziane.
Negli anni ’70 l’ulteriore rafforzamento delle prestazioni, comprendente l’adeguamento automatico al costo della vita, e la situazione economica sfavorevole determinarono la prima grossa crisi nel finanziamento a breve termine del sistema di previdenza sociale. Nel 1977 il Congresso modificò in maniera incrementale sia le imposte sul ruolo paga che le prestazioni previdenziali: una mossa del tutto inadeguata. Nel 1983 il regime previdenziale si trovò a fronteggiare un ammanco finanziario immediato di $150-200 miliardi, oltre a una previsione di insolvenza a lungo termine a causa del futuro pensionamento della generazione del baby boom. Il Presidente Ronald Reagan nominò una commissione bipartisan presieduta da Alan Greenspan la quale, dimostrando notevole visione politica, giunse ad un accordo su un pacchetto di riforme che scongiurò la crisi immediata e permise al sistema di accantonare eccedenze, eccedenze che continueranno ad aumentare fino al 2017. In base alle raccomandazioni della Commissione Greenspan, il Congresso apportò numerose modifiche al sistema, per esempio tassando le prestazioni previdenziali, prevedendo il graduale aumento dell’età pensionabile e includendo i dipendenti federali tra gli assistiti.
La Commissione Greenspan aveva guadagnato tempo ma non era riuscita a risolvere i problemi di solvibilità a lungo termine del sistema. L’Amministrazione Clinton incaricò tre commissioni nazionali di analizzare le eventuali possibilità di riforma: si trattava della Bipartisan Commission on Entitlement and Tax Reform (1993-1995), dell’Advisory Council on social Security (1994-1996) e della National Commission on Retirement Policy (1997-1998). Tutte e tre le commissioni stilarono relazioni in cui i conti individuali erano annoverati tra le opzioni valide per la riforma. I commenti della stampa indicano che i funzionari del Tesoro avevano preso in seria considerazione una soluzione di questo genere, ma l’Amministrazione Clinton non avanzò alcuna proposta ufficiale in tal senso.


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