QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Lavorare oltre i 60 anni: aspetti fondamentali e raccomandazioni

4.7 Altre politiche

Offriamo alcuni ulteriori esempi di misure politiche che consideriamo utili e che possono essere distinte in tre categorie.

4.7.1 La necessità di aumentare la partecipazione al lavoro in genere e di controllare i flussi migratori

La prima misura riguarda l’incremento dell’occupazione totale, in questo caso aumentando i tassi di partecipazione di tre categorie specifiche di potenziali lavoratori: le donne, i disoccupati e gli invalidi. Come abbiamo visto, tra i membri dell’UE emergono differenze importanti nei tassi di partecipazione alla popolazione attiva di queste tre categorie.
I paesi scandinavi, per esempio, ottengono risultati migliori rispetto agli stati meridionali, ma nel lungo periodo il principio della convergenza dovrebbe far sì che questi valori migliorino un po’ ovunque. Il lavoro a tempo parziale risulta essenziale soprattutto nel caso delle donne e degli invalidi perché non solo rappresenta un’ottima possibilità per passare dall’inattività all’attività, ma permette anche di conciliare lavoro e impegni famigliari, potendo così contribuire all’innalzamento del tasso di fertilità femminile.
Una simile svolta richiede misure tese a favorire l’occupazione in maniera attiva e meno protezione sociale passiva. Paesi come la Finlandia, la Danimarca, la Svezia, i Paesi Bassi e altri hanno adottato ottime disposizioni speciali volte a favorire l’occupazione degli invalidi, compresi i lavori sorretti da sussidi statali, spesso con contratti a tempo parziale. Altri Stati membri (Austria, Francia, Germania, Irlanda e Regno Unito) hanno fissato degli obiettivi nazionali riguardanti l’occupazione degli invalidi.
Un’altra soluzione, oggetto di frequenti discussioni negli ultimi anni, prevede di incrementare, ove possibile, i flussi migratori verso i membri dell’UE. Sia l’ONU18 che l’OCSE hanno calcolato il numero di nuovi immigrati necessario a controbilanciare lo sviluppo demografico e il conseguente calo della forza lavoro in Europa. Per esempio, in base alle stime redatte dall’ONU nel 2000, il numero di immigranti necessari per mantenere invariata la popolazione in età lavorativa in Francia e nel Regno Unito è circa il doppio rispetto al fabbisogno registrato negli anni Novanta. Analogamente, la Germania necessiterebbe di circa 3,4 milioni di immigranti ogni anno, cioè oltre 10 volte i nuovi arrivi registrati tra il 1993 e il 1998. Nel caso tedesco, per esempio, il solo fattore numerico condurrebbe a enormi problemi sociali e politici. È per questo motivo che a nostro avviso, in Germania come altrove, sarebbe utile aggiungere una qualche forma di controllo sui flussi migratori.

4.7.2 La necessità di rafforzare le politiche per la famiglia

La seconda tipologia di misure da adottare riveste secondo noi una maggiore importanza rispetto all’immigrazione ed è rappresentata da politiche per la famiglia volte a promuovere un costante aumento dei tassi di fertilità a lungo termine in Europa. Diverse indagini dimostrano che le donne non concepiscono quanti figli vorrebbero. Riteniamo che vi sia una correlazione sia diretta che indiretta tra la presenza di politiche in favore della famiglia e il tasso di fertilità.
Tali politiche devono comprendere, tra l’altro, assegni famigliari generosi, un sistema di imposte favorevole ai nuclei famigliari più estesi, la disponibilità di strutture adeguate alla cura dei bambini e di altre persone a carico e un migliore equilibrio tra lavoro e vita famigliare. Lo scarto tra il tasso di occupazione delle donne con e senza prole è particolarmente pronunciato in Irlanda (16,3%), Germania (21,4%) e Regno Unito (22,8%). In questi Paesi, come anche in Spagna o in Grecia, dove la forbice è relativamente più contenuta, i servizi assistenziali disponibili sono colpevolmente incapaci di far fronte alle necessità. Dove le strutture sono migliori, come in Svezia (1,7 nel 2002) o in Francia (1,9), il tasso di fertilità risulta superiore rispetto agli Stati del sud dell’Unione.19
A questo proposito, risulta alquanto interessante l’esempio offerto dalla Norvegia.
Si tratta di uno dei Paesi contraddistinti dai tassi di fertilità più elevati in Europa (1,8) ma evidenzia anche uno dei migliori tassi di occupazione femminile. Tutto ciò risulta sorprendente, salvo poi scoprire che le aziende norvegesi attirano la manodopera femminile offrendo ottime strutture per l’infanzia.
In breve, le politiche destinate alla famiglia svolgeranno un ruolo essenziale in Europa al fine di garantire un aumento dei tassi di fertilità nel lungo periodo ed evitare i pericoli di una società “anziana” affetta dal calo sia della popolazione che della manodopera.

4.7.3 La necessità di migliorare la qualità del lavoro

Al glorioso trentennio successivo alla Seconda guerra mondiale ha fatto seguito un periodo di vent’anni durante il quale l’importanza assegnata agli interessi personali, alla famiglia e al tempo libero è andata aumentando, mentre si tendeva a dare meno valore al lavoro. Nei Paesi europei si è ridotto l’orario lavorativo, le condizioni lavorative sono state personalizzate e flessibilizzate, le vacanze si sono allungate e oggi la stragrande maggioranza della popolazione può dedicare il proprio tempo ai viaggi e ai propri interessi personali.
Se l’invecchiamento attivo deve diventare un fenomeno comune, è necessario rivedere il ruolo assegnato al lavoro nella nostra vita. Dobbiamo migliorare la qualità del lavoro ad ogni costo per convincere un maggior numero di cinquantenni e sessantenni, ma forse anche di settantenni, a modificare l’equilibrio tra attività lavorativa e tempo libero a favore della prima. Come abbiamo già avuto modo di ricordare, chi ha un’occupazione di bassa qualità si ritira dal mercato del lavoro tra i 2 e i 4 anni prima di chi invece ha mansioni di alta qualità. L’effetto di coorte — in virtù del quale aumenta il numero dei lavoratori qualificati impiegati nel settore dei servizi con orari flessibili, i quali usufruiscono di corsi di formazione permanente e continua — renderà più semplice rispetto al passato ritardare l’uscita dal mercato del lavoro e flessibilizzare gli orari.
Forse una delle maggiori sfide che ci attendono oggi è data dalla necessità di organizzare meglio la nostra società laddove la richiesta di moltissimi dei “servizi tradizionali” rimane inevasa. Dobbiamo ripensare il lavoro e il pensionamento e considerarli parte di un continuum integrato in cui riformando un aspetto se ne modifica un altro. Aumentare gli anni di contribuzione ai fondi pensione è semplicemente inconcepibile senza riconsiderare completamente il nostro concetto di lavoro e occupazione. Non basta chiedere alle aziende di far continuare a lavorare i dipendenti fino a 65 anni e oltre. Le attività e le mansioni assegnate, siano esse retribuite o meno, devono risultare soddisfacenti per chi le espleta e devono rimanerlo per tutto il periodo che va dall’ingresso all’uscita dal mondo del lavoro.20
Le nostre società non dovrebbero prevedere la scelta tra tempo libero e lavoro, mentre dovrebbero essere in grado di offrire un equilibrio soddisfacente tra i due. Ciò che è vero a livello individuale vale anche a livello dell’intera società se si prendono in considerazione benessere e lavoro. Questo cambiamento di prospettiva è necessario se si vuole che nel giro di pochi anni o decenni la vita lavorativa possa allungarsi di qualche anno ancora.
Oggi, di fronte sia alle sfide demografiche che alla prevista riduzione della manodopera, dobbiamo riscoprire il valore e il piacere del lavoro. Naturalmente, questo ci porta a ripensare e migliorare le condizioni lavorative. Nel giro di poco tempo saranno sempre di più le aziende che offriranno condizioni migliori per trattenere i dipendenti anziani più a lungo di oggi. Ma è necessario un processo di umanizzazione che incoraggi ritmi più flessibili, una formazione adeguata, l’ergonomia e l’igiene del posto di lavoro, oltre a rendere la vita professionale compatibile con attività assistenziali e altri impegni volontari importanti per la comunità, soprattutto se si tratta di una comunità di anziani.
Le nostre società si sono evolute dalla produzione di beni industriali alla creazione di un’economia basata soprattutto su servizi e informazioni, con il conseguente e radicale mutamento dell’organizzazione del lavoro. Le nostre società, caratterizzate da una popolazione che sta invecchiando (e in futuro l’invecchiamento sarà sempre più marcato), vedranno la maturità prendere il posto dell’odierno culto della giovinezza, mentre alla solidarietà e all’utilità sociali verrà data l’importanza che meritano.

18 United Nations (2000).
19 Godet (2003).
20 Buck and Dworschak (2003).

Riferimenti bibliografici

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