QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Lavorare oltre i 60 anni: aspetti fondamentali e raccomandazioni

3.6 Lavorare più a lungo — una necessità inevitabile

Una notevole percentuale degli appartenenti alla generazione del baby boom dovrà lavorare più a lungo a cause della riforma delle pensioni. Inoltre, una certa fetta di quelli che hanno lavorato part-time per buona parte della vita (si tratta soprattutto di donne, anche se gli uomini sono in aumento) dovranno continuare a lavorare per rafforzare il secondo pilastro pensionistico.
Al momento, però, le donne non solo sono più abituate al part-time e al lavoro flessibile e temporaneo ma, data l’esiguità dei contributi versati e alla luce del fatto che la loro attività ha sovente subito interruzioni per motivi famigliari, a parità di qualifiche le prestazioni maturate sono spesso inferiori a quelle spettanti agli uomini. Nonostante il graduale avvicinamento dei sistemi pensionistici nazionali in seno all’UE, la Commissione europea non nega che nel caso delle donne che hanno svolto lavori atipici permarrà a lungo una notevole differenza nelle pensioni maturate, soprattutto in riferimento al secondo pilastro. Di conseguenza, come per esempio dimostra una recente pubblicazione,15 nel Regno Unito tra le donne coniugate una su quattro vive nell’indigenza e il numero delle donne in pensione che si affidano a sussidi calcolati in base alla condizione economica risulta doppio rispetto a quello degli uomini.
Fortunatamente, nella maggior parte dei membri dell’Europa dei 15 i dati non sono così allarmanti. Tuttavia, la maggior parte delle donne, soprattutto quelle che si trovano a invecchiare da sole (perché divorziate, vedove o non coniugate) avrà bisogno di continuare a lavorare anche dopo l’età pensionabile perché reddito e pensione raggiungano un livello accettabile.
Dato che nella maggior parte dei Paesi le donne hanno una speranza di vita ben maggiore di quella degli uomini, non sarebbe giusto che lavorassero più a lungo? A prescindere dalla risposta che si vuole dare, pensiamo che occorra incoraggiare entrambi a lavorare per più tempo (e a continuare a formarsi fino al termine della vita attiva), soprattutto a tempo parziale, in modo da continuare a contribuire all’economia e massimizzare le proprie prestazioni pensionistiche. È tuttavia innegabile che le donne in genere si accollino più degli uomini la responsabilità della cura dei figli e di anziani e ammalati in seno alla famiglia e alla comunità. Per esempio, non è raro trovare donne di circa 60 anni che si occupano dei genitori o dei suoceri che invecchiano, fornendo in pratica la maggior parte dell’assistenza necessaria. Come nonne, svolgono un ruolo centrale anche nell’educazione dei più piccoli, rappresentando spesso l’unica soluzione che permette alle figlie e alle nuore di conciliare famiglia e lavoro. È anche indubbio che le donne spesso rappresentino la maggioranza dei collaboratori delle organizzazioni di volontariato. In effetti, in tutto il mondo, sono le donne che svolgono la quota di gran lunga maggiore del lavoro non retribuito (cioè non monetarizzato, benché essenziale per la comunità), mentre gli uomini svolgono gran parte delle mansioni retribuite. Nonostante quanto è stato fatto per ridurre le differenze in campo lavorativo, i ruoli maschili e femminili rimangono fondamentalmente complementari. È per questo motivo, se non altro, che la Commissione europea sta promuovendo sistemi e regimi pensionistici liberi da differenze di trattamento connesse al genere.


3.7 L’importanza della scelta informata

Anche la flessibilità riveste un’importanza enorme al termine della vita lavorativa perché se si vogliono trattenere i lavoratori dall’andare in pensione, occorre motivarli e mantenerli produttivi, e ciò non sarà possibile a meno che non venga assicurata loro libertà di scelta (un valore fondamentale nella società moderna) in proposito essi devono essere pienamente a conoscenza delle alternative disponibili: in pratica, lasciare il lavoro prima con una pensione ridotta o continuare a lavorare per poi godere di prestazioni superiori. Di qui la necessità da parte dei lavoratori di ricevere regolarmente il saldo della pensione maturata in funzione del numero di anni in cui hanno lavorato (per esempio il bollettino arancione sulle pensioni distribuito ogni anno in Svezia).
Ma la realtà della vita quotidiana di ciascuno non può né deve cambiare da un giorno all’altro. È dunque importante prolungare di qualche anno, rispetto alla sua durata odierna, la vita lavorativa al fine di massimizzare le prestazioni pensionistiche e garantire un passaggio dolce tra il lavoro a tempo pieno e il pensionamento completo. Tuttavia, è anche importante che questo prolungamento risulti flessibile e per lo più a tempo parziale; inoltre, tutti dovranno approvarne pienamente i termini e le condizioni. In altre parole, il pensionamento dovrebbe diventare un processo piuttosto che la brusca transizione che è oggi nella maggior parte dei casi.


4. Raccomandazioni principali

Per riuscire a prolungare la vita lavorativa occorre soddisfare alcuni prerequisiti qualsiasi nuova politica o nuova misura adottate dalle autorità, qualsiasi cambiamento significativo della cultura d’impresa dovranno essere preceduti da un dibattito coerente, veramente democratico, ampio e informato sulle questioni sul tappeto. A questo proposito i Paesi scandinavi possono essere d’esempio. È inoltre di fondamentale importanza che tutte le normative che disciplinano pensioni, assicurazione sociale e disposizioni fiscali siano improntate allo stesso obiettivo: prolungare la vita lavorativa. In seno alle aziende, questa decisione dovrà essere accompagnata dalla modifica degli orari di lavoro, mentre i Paesi che dispongono di un numero elevato di manodopera qualificata a tempo parziale avranno molte meno difficoltà degli altri. Analogamente, la formazione permanente fino al termine della carriera sarà fondamentale per mantenere livelli ottimali in termini di produttività e motivazione. Infine, il part-time porterà a una riduzione dei costi legati ai lavoratori anziani. Di seguito verranno esaminate brevemente quattro raccomandazioni relative alla necessità (1) di un approccio olistico, (2) di coordinare le politiche sociali ed economiche, (3) di un dibattito approfondito e informato e (4) di un piano d’azione rapido ed efficace.


4.1 La necessità di un approccio olistico

I Paesi che finora hanno avuto più successo nel garantire la flessibilità del prolungamento della vita lavorativa, come la Finlandia, la Danimarca e il Regno Unito, hanno tutti adottato un approccio globale per permettere un invecchiamento attivo e in buone condizioni di salute e la gestione degli ultimi periodi di lavoro. Oggi a quasi tutti i livelli — istituzioni europee, governi nazionali, aziende e sindacati — si è convinti della bontà di tale scelta. Ciò si è dimostrato vero in particolare in Paesi come la Germania, la Francia, l’Italia, l’Austria e i Paesi Bassi, dove esisteva una cultura del prepensionamento particolarmente radicata. Solo quando cominciano a cambiare tutte le variabili — riforma delle pensioni, normative previdenziali, occupazione e politiche aziendali — cambiano progressivamente anche i comportamenti, le norme e la cultura che caratterizzano tutti gli attori sulla scena economica e sociale. Ricordiamoci che le questioni a lungo termine possono essere affrontate solo con politiche di ampio respiro perduranti nel tempo. Il grafico che segue indica non solo che le politiche socioeconomiche necessitano del corretto coordinamento ma che devono prendere atto anche della gestione dell’età a livello aziendale e della nuova configurazione del ciclo biologico. A questo punto risulta evidente che se vogliamo la riforma delle pensioni, dobbiamo farla accompagnare da una profonda revisione dei contesti in cui essa si troverà ad agire, marcatamente nell’ambito del pensionamento e delle fasi finali della vita lavorativa (Figura 1).


4.2 La necessità di politiche socioeconomiche coordinate

Già nel 1996 un esperto giapponese, I. Shimowada, concludeva che non si sottolineerà mai abbastanza l’importanza della corretta integrazione delle politiche pubbliche e private volte a promuovere il lavoro degli anziani.16 Effettivamente, nel corso degli anni ’90, la maggior parte dei Paesi occidentali ha riformato il proprio sistema pensionistico, ma i governi si sono accorti solo recentemente che, per incoraggiare il prolungamento della vita lavorativa, alle riforme sociali occorreva affiancare misure occupazionali a livello dello Stato e delle aziende.

Figura 1: Modello per prolungare il lavoro oltre i 60 anni
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Fonte: G. Reday-Mulvey, in Report Avenir Suisse, 2002.

15 Conseil d’Analyse Economique (2000).
16 Delsen and Reday-Mulvey (1996, p. 162).


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