QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il pensionamento progressivo negli USA: chi lo sceglie e a che scopo?

1. Introduzione

La manodopera degli Stati Uniti sta invecchiando e continuerà a farlo anche se si tratta di uno sviluppo contrario rispetto alla tendenza storica. In America, il tasso di partecipazione alla popolazione attiva degli ultrasessantacinquenni ha continuato a diminuire nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, toccando il 10,8% nel 1985, per poi risalire al 12,8% nel 2000. Si prevede che entro il 2015 oltre il 16% della popolazione con oltre 65 anni d’età farà ancora parte della popolazione attiva (Toossi, 2001; 2004). L’età media dei lavoratori è aumentata da 34,6 anni nel 1982 a 40 anni nel 2002.
Un simile incremento del tasso di partecipazione alla popolazione attiva da parte degli americani in età avanzata può anche non essere il semplice riflesso dell’invecchiamento della popolazione in generale. I motivi suscettibili di spingere gli anziani a continuare a lavorare possono comprendere il bisogno di denaro, un livello di istruzione più elevato, il miglioramento delle condizioni di salute, la diminuzione delle invalidità, il cambiamento dei fondi pensione, un ambiente giuridico ed economico più favorevole ai lavoratori anziani e il passaggio dall’economia industriale a quella informatizzata.
Inoltre, da parte dei lavoratori anziani vi può anche essere il desiderio di rimanere attivi a prescindere dalle condizioni economiche. Il lavoro potrebbe garantire vantaggi di ordine sociale e psicologico che la pensione non permette, e qualcuno potrebbe non assegnare al tempo libero la stessa importanza che dà all’attività lavorativa.
Tuttavia, la volontà di continuare a lavorare potrebbe non tradursi nel desiderio di un’occupazione a tempo pieno. Alcuni dipendenti riescono a modificare i propri orari in modo tale da “disimpegnarsi” gradualmente dall’attività professionale mentre si avvicinano al pensionamento completo.2 Chi non può usufruire del pensionamento progressivo presso l’azienda per cui lavora spesso “va in pensione” per poi trovare un altro impiego part-time. In genere nessuna di queste due opzioni risulta formalizzata, né rientra in programmi di ampio respiro, anche se esistono ricerche che hanno evidenziato l’interesse dei datori di lavoro nei confronti della futura adozione di una qualche forma di pensionamento progressivo (Watson Wyatt Worldwide, 1999; Ehrenberg, 2001; Hutchens, 2003).
Il presente lavoro esamina diversi aspetti del pensionamento progressivo e contribuisce per diversi aspetti alle attuali ricerche sul regime di pensione/lavoro adottato dai dipendenti anziani. Vengono prese in considerazione numerose questioni, ivi compresi i fattori che in casi particolari conducono al pensionamento progressivo, l’impatto che esso ha sulle probabilità di pensionamento completo e le ricadute economiche su chi opta per questa soluzione.
Tali aspetti vengono affrontati per mezzo di una vasta indagine longitudinale condotta mediante interviste tra i lavoratori anziani, prendendo in considerazione l’atteggiamento dimostrato nei confronti del lavoro e del tempo libero come pure altre variabili di natura demografica, familiare, lavorativa e finanziaria.

2. Premesse

Esistono diverse tendenze di natura demografica ed economica suscettibili di rendere possibili nuovi scenari in termini di lavoro e pensionamento e di generare negli americani in età avanzata un nuovo atteggiamento nei confronti dell’attività lavorativa. Gli americani vivono più a lungo e, durante gli ultimi anni della loro esistenza, paiono godere di condizioni di salute migliori, risultando così in grado di lavorare più a lungo, se lo desiderano. Le necessità economiche derivanti dalle insufficienze patrimoniali, dall’assenza di una copertura garantita da un fondo pensione, dall’aumento delle spese sanitarie o dalla mancanza di un’assicurazione sanitaria durante la pensione sono tutti fattori che negli Stati Uniti possono spingere gli anziani a rimanere o a rientrare sul mercato del lavoro. Allo stesso tempo, l’adozione di normative contro la discriminazione in base all’età e i cambiamenti relativi alla natura delle mansioni lavorative offrono sempre più opportunità e sempre più incentivi volti all’aumento della partecipazione alla popolazione attiva da parte degli anziani. Di conseguenza, potrebbe esservi anche più spazio per i pensionamenti progressivi. In questa parte dell’articolo si fornisce un’analisi preliminare di tali fattori di influenza e di sviluppo, molti dei quali verranno ripresi nei modelli metodologici e analitici discussi nei paragrafi successivi.

Yung-Ping Chen, Ph.D, University of Massachussets, Boston.
John C. Scott, J.D., M.A., Cornell University.
Il presente articolo è tratto dalla pubblicazione dell’istituto AARP Public Policy Institute, organizzazione fondata nel 1985 in seno al Policy and Strategy Group di AARP. Uno degli obiettivi dell’istituto è promuovere studi e ricerche su alcuni aspetti delle politiche pubbliche che hanno un notevole impatto sugli americani di mezza età e anziani, e la pubblicazione di cui sopra rientra in questo intento. Le opinioni qui presentate sono intese a informare i lettori e stimolare il dibattito, ma non necessariamente rappresentano le politiche ufficiali di AARP; www.aarp.org/ppi.

Questa possibilità è stata variamente descritta come pensionamento progressivo, parziale e graduale. In alcuni studi il “pensionamento progressivo” indica schemi in base ai quali il dipendente riduce gradualmente la propria attività lavorativa pur mantenendo il proprio inquadramento, mentre per “pensione parziale” si intende la riduzione del lavoro al di fuori della carriera professionale perseguita nel corso dell’esistenza; nel presente articolo le due espressioni saranno utilizzate con questi significati.


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