QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il pensionamento flessibile in Europa

3. L’introduzione della flessibilità in Europa e in Italia

Lo stimolo all’introduzione di elementi di flessibilità nei sistemi pensionistici europei è duplice. Esso viene sia — in un’ottica di modernizzazione del sistema — dalla volontà di consentire margini di scelta individuale, sia dalla necessità di far fronte a problemi di sostenibilità finanziaria. La flessibilità nei tempi e modi del pensionamento è infatti uno strumento che può risultare efficace per l’innalzamento dell’età pensionabile, da affiancare ad innalzamenti uniformi e generalizzati del requisito di età.
Queste diverse finalità sono visibili anche nel metodo di coordinamento (open method of coordination, OMC) adottato dall’Unione Europea in materia pensionistica. Dei tre obiettivi generali per la struttura dei sistemi pensionistici futuri — adeguatezza, sostenibilità e modernizzazione — gli ultimi due hanno a che fare anche con la flessibilità. In particolare, nell’ambito della sostenibilità, i sistemi pensionistici degli Stati Membri dovrebbero creare gli strumenti per l’estensione della vita lavorativa (obiettivo 5) attraverso l’aumento dell’occupazione nella fascia di età 55-64 e un mutamento radicale nella concezione del pensionamento anticipato, in modo che non sia più utilizzato principalmente come mezzo per creare occupazione a beneficio delle coorti più giovani o per ridurre la disoccupazione. Inoltre, quanto alla modernizzazione dei sistemi pensionistici, essi devono tener conto dei cambiamenti del mercato del lavoro europeo (obiettivo 9), adattandosi a modelli di occupazione e di carriera flessibili (European Commission, 2006b). Infine, fatta salva la necessità di incoraggiare o almeno non scoraggiare una permanenza più lunga nel mondo del lavoro, la flessibilità ha anche il pregio di mitigare il contrasto tra la generalità delle regole e la varietà delle esperienze e delle preferenze individuali (Diamond, 2005).
In questa sezione si cercherà di delineare i principali elementi distintivi dei processi di riforma degli ultimi anni e la situazione attuale in materia di flessibilità pensionistica, dedicando una sotto-sezione all’Europa in generale (Italia esclusa) e poi all’Italia.

3.1 Lo stato dell’arte in Europa

Le disposizioni europee in materia di flessibilità, così come il grado di libertà di scelta che esse consentono, sono abbastanza diversi fra gli stati. Alcuni garantiscono sia la facoltà di scegliere il momento del pensionamento sia la possibilità di ricevere una frazione dell’ammontare della pensione piena per un certo periodo, mentre in altri paesi non è data nessuna delle due. Le diversità nazionali sono abbastanza evidenti anche per quanto riguarda la partecipazione da parte di individui e imprese. Nel caso del pensionamento parziale, infatti, in alcuni dei paesi la partecipazione allo schema è minima o nulla.
In questa sezione saranno passati in rivista solo quei paesi che garantiscono un certo livello di flessibilità — e comunque senza pretese di esaustività — tralasciando invece quelli dove gli elementi di flessibilità sono praticamente inesistenti. Dal momento che nei sistemi pensionistici europei la flessibilità dell’età pensionistica e il pensionamento parziale sono trattate come misure distinte, anche in questa panoramica saranno trattate distintamente per comodità. Per informazioni più dettagliate sulle normative nazionali si rimanda alla Tabella 1 (flessibilità dell’età pensionabile) e alla Tabella 2 (pensionamento parziale).

Tabella 1: Flessibilità nell’età pensionistica in Europa
(clicca sulla miniatura per vedere la tabella)
fornero-tabella-1-ok.gif

Fonte: Danimarca: Bingley et al. (2005); Bingley et al. (2002); Herbertsson et al. (2000); OECD (2005c); – Estonia: European Commission (2006a), – Finlandia: Lassila e Valkonen (2006); OECD (2004b); – Francia: COR (2004); French Service Public, (2004); – Germania: Berkel e Börsch- Supan (2003); Börsch- Supan e Wilke (2004); Hinrichs (2003); – Lettonia: Bite e Zagorskis (2003); Casey (2004); Fox e Palmer (1999); Vanovska (2006). – Polonia: Chlon- Dominczak e Góra (2006); Góra e Rutkowski (2000); Perek Bialas et al. (2001); – Regno Unito: OECD (2004a); PPI (2006); – Spagna: OECD (2003a); Spanish Ministry of Labor and Social Security (2006); – Slovacchia: European Commission (2006a); – Svezia: Swedish National Social Insurance Board (2003); OECD (2003b).

Tabella 2: Pensione parziale
(clicca sulla miniatura per vedere la tabella)
fornero-tabella-2-ok.gif
Fonte: Svezia: Anderson (2005); Wadensjö (2006); – Danimarca: Danish Ministry of Foreign Affair of Denmark (2003); – Finlandia: Lassila e Valkonen (2006); OECD (2004b); – Spagna: Spanish Ministry of Labor and Social Security (2006); OECD (2003a); – Francia: Buffeteau e Godefroy (2005); CNAV (2006); OECD (2005b); – Germania: Antolin e Scarpetta (1998); Börsch- Supan (2000); Mandin (2003); OECD (2005a).
3.1.1 Età flessibile

I paesi europei che — oltre l’Italia — hanno adottato un sistema a “contributo definito figurativo” (NDC), cioè Svezia, Lettonia e Polonia, consentono tutti ampia flessibilità quanto all’età in cui cominciare a ricevere la pensione. Nel primo caso, vi è una vera e propria finestra delimitata da due età precise (61 e 67 anni), mentre per i restanti due paesi è stata fissata solo l’età minima con possibilità illimitata di posticipo.
Anche tra paesi che non utilizzano una formula NDC vi sono margini di scelta dell’età di pensionamento con corrispondenti correzioni dell’importo della pensione. In Danimarca, i pensionamenti dopo l’età di riferimento di 65 anni sono premiati fino ai 70 anni. Nel Regno Unito l’età di pensionamento può essere spostata in avanti indefinitamente, e avere inoltre la possibilità di ricevere l’incremento attuariale sotto forma di liquidazione forfettaria, anziché come incremento mensile, per posticipi superiori ai dodici mesi. In Francia il pensionamento può avvenire tra i 60 e i 65 anni, con riduzioni o aumenti legati all’anzianità contributiva attraverso i meccanismi di surcote e décote. In Finlandia l’età di pensionamento è limitata da una finestra (63-68 anni), all’interno della quale non sono applicati fattori attuariali. Tuttavia tali correzioni sono adottate per pensionamenti anticipati o posticipati al di fuori della finestra. Ad ogni modo, una forma di adeguamento all’età anche tra i 63 e 68 anni è costruita dal coefficiente di rivalutazione delle retribuzioni che è legato all’età ed è tale da premiare in misura consistente il proseguimento della carriera oltre i 63 anni. Meccanismi analoghi a quelli descritti sopra sono applicati anche in Estonia, Germania, Slovacchia e Spagna (Tabella 1).


Pagine: 1 2 3 4 5 6


Tag:, ,