QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Il pensionamento flessibile in Europa

1. Introduzione

I sistemi pensionistici dell’Europa allargata stanno progressivamente adattando le proprie caratteristiche alle necessità imposte dall’invecchiamento della popolazione in uno scenario in cui la loro sostenibilità finanziaria è posta sempre più sotto pressione. Uno dei canali principali attraverso cui tale obiettivo può essere raggiunto è l’innalzamento dell’età pensionabile. In questa ottica quasi tutte le recenti riforme pensionistiche riflettono la volontà di aumentare gli incentivi al posticipo del pensionamento e alla promozione di vite lavorative fino ad età più avanzate.
L’introduzione di elementi di flessibilità — oltre a rispondere alla domanda di maggiore scelta individuale — è senz’altro da collocare tra gli strumenti volti innalzare l’età media di pensionamento.
In tutti i paesi europei, i sistemi pensionistici consentono qualche margine di manovra a coloro che vogliono anticipare o ritardare l’uscita dal mondo del lavoro e collocare il momento del pensionamento diversamente rispetto all’età di riferimento stabilita dall’età di pensionamento “legale”.
A ben vedere, però, il fatto stesso che ci si riferisca spesso ad un’età legale di pensionamento, fa intendere come la rigidità prevalga sulla flessibilità nei tempi e nelle modalità di pensionamento, anche se molti cambiamenti sono occorsi in questo senso nell’ultimo decennio. Esistono infatti quasi ovunque schemi di pensionamento anticipato che premiano le carriere precoci o offrono facilitazioni nei casi di invalidità e disoccupazione, con l’eccezione di quei paesi come Danimarca, Paesi Bassi, Irlanda e Regno Unito dove il beneficio pensionistico è flat-rate (cioè non è proporzionale a retribuzioni o contributi, ma alla durata del versamento dei contributi o della residenza nel paese).
Tuttavia, la flessibilità vera a propria non si limita a questo, e, anzi, comporta caratteristiche qualitativamente diverse. Nelle prossime sezioni, si cercherà di descrivere in cosa consista il pensionamento flessibile, quali siano le sue caratteristiche e le implicazioni micro e macroeconomiche, nel panorama legislativo europeo. Una parte del paragrafo 3 — indirizzata alla situazione normativa corrente in Europa — sarà dedicata al caso italiano, al fine di mostrare l’evoluzione degli interventi succedutisi nell’ultimo decennio, nel corso dei quali alcuni fattori si flessibilità sono stati ridotti e altri non hanno trovato applicazione concreta.

2. Framework concettuale e caratteristiche generali

Vista la notevole diversità nell’ideazione e applicazione di misure volte a introdurre elementi di flessibilità nei sistemi pensionistici europei, si procederà inizialmente a una disamina delle loro caratteristiche da un punto di vista generale senza soffermarsi sulle peculiarità nazionali, per poi passare ad una breve rassegna dello stato dell’arte a livello europeo nella prossima sezione.
Astraendo dai singoli casi nazionali, la flessibilità nel pensionamento consiste nel lasciare al singolo lavoratore la possibilità di scegliere sia quando cominciare a ricevere la pensione sia quanto riceverne in proporzione al beneficio pensionistico pieno che gli spetta e, infine, come riceverlo, decidendo ad esempio tra liquidazione del montante (lump-sum) o rendita (annuity), e in questo ultimo caso, tra una dinamica della rendita costante o crescente in termini reali. Per evitare di replicare forme di pre-pensionamento che non possono essere se non onerose per il sistema, tutti questi elementi di scelta devono essere accompagnati dalla responsabilizzazione del lavoratore attraverso meccanismi di correzione attuariale dei benefici. Di conseguenza, la “ricchezza pensionistica”1 del singolo (social security wealth, SSW) deve essere indipendente tanto dal momento in cui avviene il pensionamento, quanto dalle modalità con cui la ricchezza pensionistica viene man mano incassata. Ciò implica correzioni attuarialmente neutrali dei benefici pensionistici. Tuttavia, va ricordato che la completa flessibilità non è possibile e forse neanche desiderabile. In sistemi obbligatori — come quelli europei — tutti e tre gli aspetti (quando, quanto e come) sono ovviamente delimitati, ad esempio rispetto alle età a cui è possibile accedervi.
Nell’uso comune, si usa distinguere la flessibilità nel momento del pensionamento e quella riguardante l’importo di pensione ricevuto come due2 misure ben distinte — cioè la “flessibilità dell’età pensionabile” e il “pensionamento parziale” — rendendo meno evidente il legame tra loro.3 In realtà si tratta di due componenti che potrebbero essere ulteriormente integrate.
Per quanto le modalità di pensionamento siano flessibili, il momento in cui si comincia a percepire un reddito pensionistico deve necessariamente essere limitato all’interno di una fascia di età, anche per una questione di adeguatezza, come si vedrà oltre. In alcuni casi, tuttavia, si sceglie di fissare solo un’età minima lasciando piena libertà ai lavoratori di posticipare il pensionamento — come accade in Polonia e Lettonia — oppure introducendo disincentivi che di fatto penalizzano la continuazione dell’attività lavorativa oltre una certa età, come avviene in Italia o come avveniva in Finlandia prima della riforma del 2005.
Come già evidenziato, parte della flessibilità consiste anche nella possibilità di cominciare a ricevere una parte della pensione contestualmente a un reddito da lavoro ridotto proveniente da un’attività part-time. L’ammontare di pensione è in genere inversamente proporzionale al numero di ore lavorate o direttamente legato al reddito da lavoro perso a causa della riduzione di orario. Anche dove tale rapporto non sia proporzionale — ad esempio in Francia — il lavoratore può comunque scegliere, all’interno di diverse fasce orarie, per quanto tempo dedicarsi all’attività lavorativa e quanto ad attività ricreative. Come nel caso della flessibilità relativa all’età, è possibile un pensionamento graduale, ma generalmente è limitato a una determinata fascia di età.
L’ampliamento delle possibilità di scelta legate all’età di pensionamento si accompagna abbastanza naturalmente a sistemi “a contributo definito figurativo” (notional defined contribution, NDC), come avviene in Svezia, Lettonia e Polonia e come stabilito dalla legge Dini in Italia. Tuttavia, una certa libertà di scelta è data in molti casi anche in sistemi a “beneficio definito”, con correzioni dei benefici orientate alla neutralità attuariale del tutto simili a quelle applicate ai sistemi DC.
La flessibilità vera e propria implica un avvicinamento alla neutralità attuariale, cioè ad un calcolo della pensione che non penalizzi né conceda benefici immeritati al cambiare dell’età del pensionamento, ceteris paribus. Ad esempio, a parità di ricchezza pensionistica, in caso di pensionamento successivo all’età di riferimento, il beneficio pensionistico risulterà relativamente più alto per effetto sia degli ulteriori contributi versati sia del ridotto orizzonte temporale durante il quale sarà corrisposta la pensione. In questo senso, al fine di salvaguardare la ricchezza pensionistica accumulata dal lavoratore, l’ammontare della pensione dipende — oltre che dai parametri stabiliti dal sistema per il computo di benefici pensionistici, quali contributi, salari degli ultimi anni, anzianità contributiva, ecc. — anche da fattori attuariali che possono premiare in misura maggiore o minore la scelta di ritardare il pensionamento e, viceversa, a penalizzare più o meno la decisione di affrettarlo.

Elsa Fornero: Center for Research on Pensions and Welfare Policies (CeRP) e Università degli Studi di Torino.
Chiara Monticone: Center for Research on Pensions and Welfare Policies (CeRP), monticone@cerp.unito.it. Si ringraziano Serena Trucchi e Michele Belloni per la collaborazione nella ricerca delle fonti legislative e bibliografiche.
1 La ricchezza pensionistica (social security wealth) per un lavoratore in età a che rivendicherà il suo primo beneficio pensionistico all’età A è definita come il valore attuale dei benefici pensionistici futuri meno il valore attuale dei contributi da versare nello schema pensionistico prima del pensionamento:
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dove a è l’età del lavoratore nel momento in cui è calcolata la ricchezza pensionistica, Pi A è la pensione che sarà pagata, alla fine di ogni anno, al lavoratore pensionato dall’età A per tutta la durata della sua vita, T è l’età massima, cj rappresenta i contributi versati in età j, h, è la probabilità di essere in vita in età i, condizionato a essere vivi in età A (assumendo certa la vita in l’età lavorativa) (Ferraresi e Fornero, 2000).
2 Anche la possibilità di cumulo tra pensione e retribuzione da lavoro senza limiti reddito costituisce un elemento di flessibilità sempre più diffuso, che tuttavia non sarà trattato in questa sede.
3 Un esempio della distinzione tra le varie misure riguardanti la flessibilità si può trovare nelle tavole MISSOC (European Commission, 2006a).


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