Per scelta o per forza: l’innalzamento dell’età di pensionamento in Italia
5. Conclusioni
L’analisi delle riforme previdenziali intervenute in Italia negli ultimi 15 anni offre interessanti spunti per valutare l’efficacia di politiche volte a posporre il pensionamento.
Coerentemente con quanto previsto dalla teoria economica, l’andamento dell’età media di pensionamento appare più sensibile a imposizioni di vincoli minimi per accedere al trattamento pensionistico che a norme che ne incentivano il posticipo. Occorre tuttavia sottolineare che l’aumento dei requisiti minimi provoca una perdita di benessere per gli individui coinvolti.
Per quanto riguarda il futuro, studi empirici mostrano che il passaggio al sistema contributivo, che prevede l’erogazione di una pensione attuarialmente neutra, potrebbe non essere sufficiente ad aumentare l’età media di pensionamento. Se lasciare la possibilità di ritirarsi a 57 anni, come previsto originariamente dalla riforma del 1995, può sembrare una politica insufficiente a raggiungere gli obiettivi (anche ribaditi in sede europea) desiderati, l’imposizione di vincoli troppo stringenti sull’età minima di pensionamento potrebbe tuttavia essere una strada troppo “costosa” in termini di benessere degli individui. Tale scelta sarebbe inoltre ingiustificata in quanto la pensione contributiva, calcolata seguendo il principio della neutralità attuariale, non è un “regalo” nemmeno per quei lavoratori che scelgono di andare in pensione ad età relativamente giovani. Una soluzione più equilibrata, già proposta in Fornero e Castellino (2001), sarebbe quella di incrementare il limite minimo di età, nel rispetto del principio di flessibilità dell’età di pensionamento, legandolo ad esempio alla durata della vita attesa.
Riferimenti bibliografici
Belloni, M., Borella, M. e Fornero, E. (2005): “Retirement choices of older workers in Italy”, Pension Systems: Beyond Mandatory Retirement, Fornero, E. e Sestito, P. (a cura di), Cheltenham, Edward Elgar, pp. 185-224.
Belloni, M. (2006): “Retirement Incentives in Pension Systems: Theoretical Models with Applications to the Italian Transition”. Tesi di Dottorato, Università di Torino, Torino.
Belloni, M. e Fornero, E. (2003): “Ma l’incentivo non convince”, Il Sole 24 Ore, 28 dicembre.
Boeri, T. (2005): “Non scordiamoci la Riforma delle pensioni”, www.lavoce.info, 11 novembre.
Brugiavini, A. e Peracchi, F. (2004): “Micro-modeling of Retirement Behavior in Italy”, Social Security Programs and Retirement Around the World, J. Gruber e D. Wise (a cura di), Chicago e Londra, NBER, The University of Chicago Press, Chicago, pp. 345-398.
Disney, R. (1999): “Notional Accounts as a Pension Reform Strategy: an Evaluation”. Word Bank Social Protection Discussion Paper, no. 9928.
Disney, R. (2004). “Are Contributions to Public Pension Programmes a Tax on Employment?” Economic Policy, 19(39), pp. 267-300.
Feldstein, M. e Liebman, L. (2002): “Social Security”, Handbook of Public Economics, Handbooks in Economics, Elsevier Science, Amsterdam.
Fornero, E. e Castellino, O (2001): La riforma del sistema previdenziale italiano, Il Mulino, Bologna.
Gronchi, S. (2003): “Perdere con gli incentivi”, in www.lavoce.info, 16 ottobre.
INPDAP (2001): Andamento della spesa pensionistica nell’anno 2000.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2001): Rapporto di Monitoraggio, n. 2/2001.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2002): Rapporto di Monitoraggio, n. 1/2002.
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (2002b): Rapporto sulle strategie nazionali per i futuri sistemi pensionistici (Italia 2002), appendice statistica.
Thompson, L. (1998): Older & Wiser: The Economics of Public Pensions, University Press of America, Lanham.
Tag:età pensionamento Italia, incentivi