QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

11. Le politiche commerciali di bundling

La copertura dal rischio di longevità è una “merce” assolutamente pregiata, all’interno di quella assicurativa, pur pregiata di per sé. In altri settori, l’accesso alla “merce pregiata” viene reso possibile se si acquista anche altra merce. Senza arrivare a tale estremo, sarebbe utile esplorare tutte le forme di bundling possibili, incentivando le coperture più ampie ed inserendole all’interno di pacchetti integrati. Tale modello consentirebbe di unire, nel caso singolo cliente, una fonte di profitto ulteriore per coprire il rischio, offrendo l’usuale vantaggio del one-stop-shopping e dell’assistenza integrata.
Per limitarci all’esempio più tecnico, è evidente che, in un’ottica di profittabilità del cliente, chi entrasse in rendita al termine di una polizza term assurance ventennale avrebbe un profilo di redditività ben diverso da un nuovo cliente che sottoscrive una rendita immediata.
Term assurance e annuity all’interno dello stesso ramo di bilancio rappresentano una forma di hedge naturale, nella misura in cui gli allungamenti della vita attesa avvengono proporzionalmente in tutte le fasce di età. In questo senso il mortality gap, ossia la diffusa carenza di copertura contro il caso di morte precoce, rappresenta un’altra area di opportunità.
La compensazione tra posizioni lunghe e corte favorisce il bundling: va ovviamente calibrata la correlazione tra aumenti della vita delle età basse e aumento nelle età lunghe. In questo sarebbe davvero fondamentale l’esistenza di un mercato dei derivati di mortalità, che consentirebbe elevata flessibilità “nell’aggiustare” le posizioni naturalmente assunte tramite l’attività commerciale.

12. Riassicurazione

Strumento tradizionale del mercato assicurativo, in particolare nei rami danni, per certi versi assimilabile a capitale di terzi, proprio nel caso della longevità sembra aver sofferto e soffrire tuttora di una drammatica carenza di offerta.
Crediamo che alcuni dei punti della corrente disamina possano essere validi anche per il player riassicurativo e che lo sviluppo di un mercato riassicurativo sia fondamentale, anche per quanto tratteremo al punto successivo.
Il primo passo, insufficiente ma coraggioso, che ha accompagnato la tentata emissione del 2004 del longevity bond da parte della Banca Europea degli investimenti — ma soprattutto l’affascinante idea di un mercato della longevità, come vedremo sotto — lascia ben sperare in possibili evoluzioni, nel medio termine, anche su questo fronte.
Limitazione della durata attesa di svolgimento del rapporto e ancoraggio del contratto a un indice e non ad una popolazione identificata sembrano essere i requisiti richiesti dai riassicuratori per lo sviluppo delle relazioni riassicurative. Anche il mondo delle rendite “tarate”, le cosiddette unpaired annuities, per le quali la durata attesa della vita degli assicurati è inferiore, meglio si presta a godere dell’approccio riassicurativo.
Al mondo della riassicurazione molto è richiesto in termini di ricerca e sviluppo di nuove soluzioni; forse la concorrenza di un mercato della longevità adeguatamente sviluppato potrà fungere da stimolo appropriato per gli attori del comparto.
Purtroppo invece, non ci appare ricca di prospettive la gestione degli asset tradizionali come fonte di copertura, poiché è difficile individuare strumenti di investimento diretto che potenzino i ricavi per far fronte alle eventuali perdite generate dal rischio di longevità.
L’investimento diretto nel settore dell’assistenza agli anziani ad esempio si esporrebbe ad altra forme di rischio non diversificabile ed immunizzabile ossia tutti gli altri rischi tipici di questo segmento operativo.
Vale lo stesso per quanto concerne l’investimento in azioni del pharma, anche in relazione a quanto discuteremo più sotto: non è possibile l’hedging diretto tramite l’acquisto di titoli emessi dalle società farmaceutiche, perché l’investitore si esporrebbe a rischi incrementali non voluti che potrebbero vanificare l’effetto della copertura.
A conclusione di questo sintetica disamina, crediamo che tutti gli strumenti descritti, congiuntamente considerati, possono rendere ragionevolmente gestibile il rischio, purché inseriti nell’adeguato contesto organizzativo che, come oramai riconosciuto per altre fonti di rischio, è un humus fondamentale per sviluppare la giusta cultura ed gli appropriati meccanismi operativi.
Rimarchiamo l’avverbio, congiuntamente, perché la longevità non è e non sarà mai il mondo delle killer application, tutto sommato semplici ovvero soluzioni banali. Il longevity risk può essere gestito in modo efficace soltanto tramite un articolato blend di competenze ed approcci tecnici da un lato e visione e strumenti manageriali dall’altro.
Un’adeguata ma sostenibile strategia di caricamento, prodotti flessibili, articolati e inseriti in appropriati pacchetti d’offerta possono essere anche la strada per una gestione potenzialmente profittevole del rischio per la compagnia di assicurazione, assuntore naturale ed interfaccia professionale del cliente.
Ma quando la longevità diventa un tema di interesse generale e rilevanza epocale, non si può fare a meno del contributo dato dalla possibilità di attivare un mercato diffuso.


Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12


Tag:, , , ,