QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

6. Adeguamento delle riserve tecniche

Anche questo è un elemento rientrante nel novero dei prerequisiti: la valutazione prudenziale year by year delle riserve è elemento imprescindibile, le obbligazioni attese devono essere immediatamente rilevate con prudenza. Anche in questo caso, il prerequisito genera costi.

7. Caricamento di sicurezza

Se l’aspettativa diffusa è di una non gestibilità prospettica di tale rischio, è evidente che in fase assuntiva è necessario “prezzare” tale elemento.
Dal punto di vista del cliente-assicurato, viene fatta pagare la copertura del rischio concreto di allungamento della vita umana.
Esiste chiaramente un limite superiore alla determinazione di tale caricamento, che è la necessità che il value-for-money (ovvero money’s worth, secondo la terminologia di O. Mitchell) rimanga adeguato per non incidere sulla (ora già non elevata) willingness to pay della potenziale clientela.
Pertanto è tale disponibilità a riconoscere il valore della copertura che può determinare l’entità di tale caricamento, piuttosto che un modello teorico di determinazione quantitativa, che peraltro è sempre assai utile nel definire il quadro decisionale di fondo.
Tale caricamento è un ricavo aggiuntivo, pertanto si contrappone logicamente alle possibili perdite future.

8. Limiti assuntivi

In tale contesto, è fondamentale che l’impatto massimo del rischio sia assorbibile da altre fonti di reddito generate dall’impresa, per quanto sia difficile individuarne di correlate negativamente in modo robusto, eccetto quella derivante dal rischio di mortalità: il player ideale, oltre che solido, deve dunque essere ben diversificato.
Ciò rende plausibile ipotizzare che adeguati gestori di tale rischio siano soggetti in grado di generare redditi anche con altre fonti e non operatori di nicchia per cui il rischio di longevità sia la principale area di business.
È ciò che è avvenuto sino ad oggi almeno sul mercato italiano, dove gli operatori che si propongono nel mercato delle rendite tendono a coincidere con i principali gruppi assicurativi.

9. Adeguamento dinamico delle variabili operative

Se le ipotesi utilizzate si rivelano inadeguate, è fondamentale intervenire immediatamente per l’assunzione delle generazioni successive: ciò fa sì, assieme ai limiti assuntivi, che il rischio sia contenuto entro limiti assoluti coerenti con le dimensioni e la risk tolerance dell’impresa. In generale, crediamo sia fondamentale che il rischio demografico assuma una valenza organizzativa precisa, uscendo dal puro alveo tecnico.
Come la gestione del rischio finanziario è diventata una leva potente con lo sviluppo dei sistemi di A.L.M. e dei relativi processi organizzativi, quali i comitati interfunzionali, allo stesso modo è necessario che analoghi meccanismi operativi si sviluppino con il tempo per far fronte in modo profittevole al rischio di longevità.

10. Flessibilità del prodotto e sharing del rischio con l’assicurato

L’assicurato è il detentore primo del rischio, laddove questo sorge e tende a rimanere se non si sviluppano articolati meccanismi alternativi.
Non dovrebbe dunque apparire scandaloso che parte del rischio venga accollato dal sottoscrittore, non solo mantenendo modificabili per il periodo del differimento i coefficienti di conversione ma ad esempio tramite meccanismi di bonus ossia partecipazioni agli utili o alle perdite di mortalità relativi a una generazione di annuitants.
Siamo consci dei vincoli e degli inevitabili scetticismi commerciali ma è una strada da battere. Anche l’adozione di tavole di sopravvivenza proiettate (si “vende” la longevità futura attesa, non quella attuale) è fondamentale ma non sufficiente.
Lo stesso dovrebbe dirsi per quanto concerne la differenziazione assuntiva, sesso ed età restano variabili generali, potrebbero essere utilmente integrate da altre valutazioni atte a “tarare” opportunamente il rischio: il tema della maggiore aspettativa di vita della popolazione benestante andrà prima o poi affrontato con pragmatismo.
Anche diagnosi di propensità genetica verso determinate malattie potrebbero tarare opportunamente il rischio ma non ci vogliamo qui avventurare in un terreno che, dal punto di vista assicurativo, è davvero minato.
Su questo può e deve fare molto la ricerca e sviluppo condotta dai riassicuratori, che pare il vettore di innovazione più logico e naturale in termini di sviluppo di prodotti, attesa la possibilità di ritorni su scala globale degli investimenti compiuti.


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