QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

4. La longevità come rischio d’impresa

La nostra ipotesi di fondo è che solo il combinato e sinergico operare di una pluralità eterogenea di adeguati strumenti, in parte endogeni al sistema aziendale e in parte esogeni, può consentire all’impresa assicurativa vita di svolgere in modo proprio il ruolo che l’evolvere descritto dello scenario di fondo tenderebbe a riservargli.
D’altro canto, appare evidente che solo l’impresa assicurativa possa accedere congiuntamente, in un sistema moderno, a tutti gli strumenti di gestione del rischio; da qui la pertinenza del suo ruolo nell’area di bisogno indotta dal progredire della longevità. In questo sta la sua esclusiva ontologica, da cui deriva (o può derivare) quella regolamentare, non viceversa.
Prima di affrontarli ciascuno brevemente, elenchiamo qui di seguito gli strumenti di gestione individuabili, provando a classificarli per macrotipologia:
• strumenti endogeni di solidità patrimoniale
• strumenti endogeni gestionali e organizzativi
• strumenti esogeni di riequilibrio sistemico
È una classificazione in parte coincidente con quella riportata in Blake, Cairns e Dowd (2006),16 che è comunque meno orientata a evidenziare le leve interne a disposizione dell’impresa.
Gli strumenti interni di solidità patrimoniale rappresentano prerequisiti per l’accesso al gioco, piuttosto che strumenti per evitare o coprire il rischio e sono:
1. il margine di solvibilità ossia il capitale allocato,
2. l’ adeguamento delle riserve tecniche.
Sono entrambi vettori di costo per il sistema d’impresa, non di ricavo.
Gli strumenti interni gestionali ed organizzativi incarnano la sfera prettamente manageriale del trattamento imprenditoriale del rischio di longevità e sono:
3. il caricamento di sicurezza,
4. i limiti assuntivi,
5. l’adeguamento dinamico delle variabili operative,
6. la flessibilità del prodotto e lo sharing del rischio con l’assicurato,
7. le politiche commerciali di bundling.
Qui incontriamo essenzialmente possibili fonti di ricavo o di contenimento di costo; siamo quindi di fronte a strumenti di fronteggiamento del rischio.
Infine, gli strumenti esterni all’impresa di riequilibrio sistemico rappresentano eminentemente vettori di contenimento di costo e sono:
8. la Riassicurazione,
9. l’hedging tramite il mercato finanziario (derivati in particolare).
All’ultimo punto dedicheremo l’ultimo paragrafo del nostro contributo, poiché è il punto chiave per la creazione del quarto pilastro, andando oltre i confini operativi dell’impresa assicurativa.

5. Margine di solvibilità

Più che uno strumento per gestire profittevolmente il rischio, ci appare un mero prerequisito: senza adeguata capitalizzazione non esiste possibilità di assumere un rischio di tale rilevanza, con questo orizzonte temporale e dove l’insorgere di perdite inattese non può essere considerato un caso estremo. Senza adeguata patrimonializzazione, potrebbe essere impossibile gestire fluttuazioni di breve periodo e tutelare di conseguenza il cliente-annuitant.
Il grado di patrimonializzazione deve essere definito sviluppando una modellistica quantitativa adeguata, come avviene per altre tipologie di rischio.
Da ciò l’esigenza di adeguata remunerazione di tale rischio, tramite i margini di caricamento e quelli derivanti dalla gestione degli asset.

16 Blake, D., Cairns, A. and Dowd, K. (2006): “Living with mortality: longevity bonds and other mortality-linked securities”, Pensions Institute.


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