QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

L’errore si presentava significativo già a soli due anni di distanza dalla formulazione della previsione e ha rivelato la sua natura di sistematicità (errore per difetto), nonostante le modifiche normative abbiano ridotto progressivamente l’accesso alla pensione per le età più giovani.
A noi pare che il punto chiave del rischio demografico e delle previsioni in tema di longevità sia dato dalle caratteristiche della conoscenza scientifica: l’indeterminismo della realtà, la congetturalità della scienza e alla fine l’ineludibile “non prevedibilità” della scoperta scientifica.13
Non siamo in possesso di una teoria che ci possa spiegare con precisione il fenomeno della longevità di una data popolazione, anche perfettamente note le condizioni iniziali (indeterminismo); se anche lo fossimo, sarebbe pur sempre una teoria suscettibile di essere falsificata e superata successivamente (congetturalismo).
Ma ammettiamo pure per un istante di possedere un qualche buon costrutto teorico che ci conduca a formulare previsioni esatte in tema di longevità e di considerarla vera e ultima.
Dipendendo la durata della vita umana in maniera senza alcun dubbio precipua — per quanto non esclusiva — dal progresso scientifico ossia dalle nuove scoperte e dalle loro applicazioni, in campo medico ma non solo, è evidente che, per prevederla con buona approssimazione, si dovrebbe avere perfetta conoscenza delle scoperte future (e dei loro impatti), il che è logicamente impossibile e contraddittorio, trattandosi di eventi che, se fossero perfettamente conosciuti, perderebbero la loro natura di scoperte future.
Logico corollario di tale sillogismo è che, se è vero che un rapporto strutturato e costante tra mondo scientifico e mondo assicurativo è certamente utile per consentire di utilizzare pienamente almeno tutta l’informazione disponibile, non può ovviamente risolvere logicamente il problema della previsione della durata della vita umana: l’impatto della ricerca sulla longevità è conoscibile, al più, a eventi avvenuti, dobbiamo essere consci di quanto poco sappiamo.
Personalmente, credo che sia questo il motivo profondo per cui le metodologie più robuste e quindi le previsioni più affidabili in tema di longevità restino (e siano destinate a restare) quelle di fonte statistico-attuariale e non quelle di origine medico-biologica.
La sintesi del percorso logico compiuto è formulabile nel modo che segue:
• lo Stato ha assunto e mantenuto, dai tempi di Bismark in poi, una sorta di monopolio del mercato della copertura del rischio longevità;
• ciò è dovuto sia a robuste ragioni strutturali (flessibilità finanziaria ex post, rendimento sociale atteso maggiore del rendimento privato e accountability limitata del decisore politico) che ideologiche (depotenziamento progressivo del ruolo della famiglia e della responsabilità dell’individuo a beneficio dello Stato);
• anche nell’odierno contesto, lo Stato rimane il principale “proprietario” naturale nella gestione del rischio;
• il poderoso fenomeno di longevity, unito alla “crisi finanziaria” dello Stato e ai limiti intrinseci della famiglia moderna come “assorbitore” di rischio, conduce prospetticamente allo sviluppo di un ruolo — integrativo, non sostitutivo — per un mercato privato del rischio demografico di longevità e quindi degli strumenti per la sua gestione.
Ci accingiamo dunque ad entrare in una terza epoca, in cui:
1. lo Stato, tramite il suo ruolo di erogatore pensionistico tradizionale;
2. le risorse individuali/familiari accumulate e liberamente disponibili (risparmio finanziario precauzionale);
3. il sistema assicurativo tramite le rendite vitalizie derivanti dal risparmio accumulato.
Saranno necessari, ma nessuno di per sé sufficiente, per affrontare a livello individuale — né tanto meno collettivo — il fenomeno della longevità umana e le sue connesse sfide.
Ci vorranno molti anni per trasformare il sistema attuale in una realtà a tre pilastri equilibrata ma si fa fatica a vedere un’alternativa socialmente praticabile nel lungo periodo.
Va detto che nelle realtà anglosassoni tale fase di convergenza è già iniziata e alcuni problemi emersi possono essere un utile suggerimento per chi viene dopo nell’affrontare la tematica.
Inoltre, se il problema è così impostato, non appare impossibile un consenso anche dell’operatore pubblico, visto che l’insostenibilità dei trend è condivisa da tutti, se si eccettuano pochi estremisti ideologizzati e le usuali, quanto inevitabili, oscillazioni ed incoerenze della politique politicenne.
Per chiarezza, vale la pena rilevare che i “tre pilastri” qui sommariamente delineati non coincidono con quelli normalmente identificati quanzdo si parla dei nuovi sistemi previdenziali, che sono delineati tenendo a mente implicitamente il momento dell’accumulo delle risorse.
Infatti in questa classificazione nel terzo è compresa tutta la previdenza privata comunque accumulata, mentre il secondo è rappresentato dalle risorse finanziarie accumulate anche non finalizzate, che possono essere spese in quanto non destinate all’eredità.
Vedremo sotto che per quanto concerne il quarto, anche una flebile correlazione tra le due classificazioni viene del tutto meno; l’identità del numero dei pilastri, attuali e prospettici, nella fase di accumulo ed in quella di erogazione è dunque abbastanza casuale.

13 Superfluo ricordare che questa riflessione deve tutto alla lezione epistemologica di K.R. Popper.


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