QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

figura 1: La spesa pubblica per il sistema pensionistico in Italia e lo sviluppo demografico atteso
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Fonte: ANIA.

Le strategie di sostituzione dell’operatore pubblico sono peraltro non solo esercizi di pura teoria, essendo la regressione del ruolo dello Stato dalle posizioni acquistate de facto irrealizzabile, non solo nel campo previdenziale, anche quando fossimo tutti d’accordo e convinti che fosse desiderabile.
Forse in questo caso la pura sostituzione sarebbe anche tatticamente e concettualmente sbagliata. Mutatis mutandis, alla fine si tratterebbe del medesimo errore storico compiuto dallo Stato nei confronti della famiglia.
Concettualmente, una gestione complessa come quella della totalità del rischio di longevità richiede una notevole capacità di “aggiustamento ex post”, che è tipicità esclusiva dello Stato, che opera tramite la fiscalità generale e che anzi trova ormai molti limiti anche per tale soggetto.
Le opzioni infatti realmente disponibili all’offerta politica (e quindi di fatto praticate) nel gioco politico variano tendenzialmente dal mantenimento alla lieve diminuzione della pressione fiscale, in un contesto di disavanzi pubblici strutturali che, anche se in misura e con dinamiche diverse, affliggono tutte le economie avanzate.
Siamo dunque di fronte a un vero e proprio bene pubblico;9 non tradizionale, dato che non sono i classici problemi di free riding e di non piena appropriabilità che emergono.
Possiamo infatti assumere tranquillamente che nessun soggetto razionale si riduce volontariamente all’indigenza in vecchiaia contando sulla rete di salvataggio pubblica, assumendo rischi eccessivi (ad esempio mediante un eccesso di consumo) in una tipica situazione di azzardo morale.
Siamo piuttosto di fronte a una tipica capacità dell’operatore pubblico, che definirei “flessibilità finanziaria ex post”: essere legati rigidamente ai contratti e all’adempimento delle relative obbligazioni rende costoso e potenzialmente catastrofico il rischio per l’attore privato (assicurativo o meno).
Inoltre il “gioco demografico” è fonte di aleatorietà non banale per il singolo e ciò tende a ridurre la produzione del bene rispetto a quanto il valore medio atteso del bene suggerirebbe a un attore razionalmente ottimizzatore.10
Una maggiore similitudine tra posizione dell’operatore pubblico e del privato esiste e rientra nell’ambito dei temi di accountability. In genere le perdite demografiche in gran parte non vengono subite da chi ha assunto il rischio che le genera ma ne risponde una qualche generazione successiva, tanto di politici come di manager.
Esiste peraltro una differenza, fondamentale e che tende a prevalere: i sistemi contabili privati fanno emergere tali perdite almeno quando si verificano, tramite gli obblighi di riservazione,11 mentre il bilancio pubblico registra la perdita demografica solo mano a mano che viene realizzata tramite i cash flow in uscita. Già molti anni fa si parlava di secondo debito pubblico, nascosto e più grande del primo.

Con l’avvento degli I.F.R.S., è del tutto prevedibile che la logica del fair value restringerà ancora i gradi di libertà in termini di valutazione delle passività demografiche. D’altronde in tema di rischio di longevità è assai facile sbagliare: prendiamo — ma è solo un esempio “indiretto” — le previsione formulata dall’INPS meno di venti anni fa.12 Il modello previsivo forniva le seguenti cifre in merito al numero di pensioni dei lavoratori dipendenti privati in Italia:
1990 9.407.000
1995 9.340.000
2000 9.361.000
2005 9.525.000
2015 9.859.000
La realtà effettiva è stata, per ora:
1990 9.871.000
1995 10.520.000
2000 10.334.000

9 Usiamo il termine nel tradizionale senso della teoria economica.
10 Se ci è consentita un’analogia, è con la tematica della ricerca e sviluppo, ove la forte aleatorietà dell’investimento (che ha anche probabilità non nulle di payoff pari alla perdita del 100%) rende in genere socialmente subotttimale l’investimento in R & D. Sul punto convincente appare S. Rossi, “La regina ed il cavallo”.
11 In Italia, basterà pensare alla circ. ISVAP 343/D che ha definito gli obblighi di riservazione per insufficienza rendite, prevedendo anche l’opzione di un ammortamento dell’aggravio nel tempo.
12 Tratto da Palladino, 2003, “Le pensioni domani: si salvi chi può!”


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