QUADERNI EUROPEI SUL NUOVO WELFARE

Longevità, modelli sistemici e rischio d’impresa

Sul concetto di ruolo e di funzione istituzionale di queste ultime, è opportuno essere espliciti: stiamo trattando di attività e compiti che possono e debbono essere svolti non in virtù di una qualche “riserva di caccia” normativamente predefinita ma per propria caratteristica peculiare, ossia legata alla natura intrinseca di compagnia di assicurazione.
Tutto questo è vero e rilevante tanto più quanto l’aumento della longevità rappresenta un fenomeno generale per l’occidente avanzato, risaputo, sistematico e in teoria irreversibile. Quanti infatti scommetterebbero su una inversione di tendenza all’aumento della speranza di vita, anche lontana nel tempo, per i paesi occidentali? Il tema è piuttosto capire se ci stiamo avvicinando ai limiti genetici dell’aumento della speranza di vita e molti studiosi non pensano che sia questo il caso (J.W. Vaupel del Max Planck Institute,2 ad esempio).
Come sopra accennato, i fenomeni di invecchiamento presentano aspetti tipicamente multidisciplinari, in particolare di valenza tipicamente macroeconomica e sociale, per cui l’approccio corretto non può che partire dallo scenario che va maturando, su cui la capacità di influire delle compagnie, ovunque nel mondo, può tranquillamente essere assunta scarsa ovvero, forse più correttamente, nulla.
L’invecchiamento strutturale genera progressivamente nuovi bisogni: cresce ovvero esplode la domanda di assistenza sanitaria, legata o meno alle dinamiche di non autosufficienza, come ci viene confermato dai trend di tutti i paesi avanzati.
Scendendo ad aspetti di carattere micro, tende a cambiare il customer life value del cliente, che aumenta in modo netto: un cliente in tarda età non cambia facilmente un rapporto di fidelizzazione maturato nel tempo, ha uno stock importante di risparmio allocato, da allocare o da mobilitare.
Staticamente osservata, cambia l’età media dell’acquirente del servizio e quindi facilmente alcune sue propensioni decisionali, come quelle al rischio. Per i contratti che esplicano i loro effetti su periodi così lunghi, aumenta — e di molto — la funzione ed il ruolo della solvibilità prospettica delle compagnie ed il suo monitoraggio. Già solo questi pochi cenni ci inducono a comprendere la valenza pervasiva del fenomeno. Certo, l’impatto sugli equilibri sociali ed economici derivante dall’invecchiamento è diverso nei vari paesi. Nel 2003 il CSIS (Centro studi strategici ed internazionali di Washington) ha prodotto un ampio rapporto3 in cui arrivava a definire un indice di vulnerabilità ai fenomeni dell’invecchiamento: assieme a Francia e Spagna, l’Italia risultava tra i paesi ad alta vulnerabilità.4
In questo contributo vorremmo concentrarci sul fenomeno della longevità e sul connesso rischio, consistente nella carenza di risorse derivante da una vita effettiva più lunga rispetto all’attesa in base alla quale era stato pianificato il ciclo vitale risparmio-consumo.
Muovendo da una classificazione delle società in funzione delle modalità di gestione del rischio demografico, arriveremo a definire un modello di allocazione del rischio di longevità a quattro pilastri, parzialmente simmetrico ai tradizionali quattro pilastri focalizzati sugli aspetti di accumulazione, per poi individuare gli strumenti e le modalità di gestione di tale rischio da parte dell’impresa assicurativa e il ruolo che può realisticamente essere svolto dalla medesima.
Sosterremo infine che anche i mercati finanziari, con la loro congenita creatività strutturale e dinamicità allocativa, possono — tendenzialmente — essere parte fondamentale del sistema.
Almeno in Italia, i tempi appaiono ancora lunghi perché un vero e proprio mercato delle rendite possa svilupparsi, ma è fondamentale cominciare a muoversi.
Implicitamente, vorremmo sostenere che siamo di fronte a un problema di offerta piuttosto che di domanda; non tanto perché “insurance is sold, not bought”, come recita un vecchio adagio, ma soprattutto perché da quel lato del mercato ci sembrano essere al momento gli ostacoli più articolati. La domanda, potremmo dire parafrasando Say, sarà creata anche da un’offerta adeguata e da appropriate politiche pubbliche (fiscali e regolamentari), anche se la forza inerziale di certi comportamenti passivi non deve essere sottovalutata.5
La nostra convinzione di fondo è che, laddove si riscontra un deficit culturale diffuso sia dal lato della domanda che dell’offerta, sia necessario animare progressivamente e costantemente un dibattito interdisciplinare per poter superare la carenza nel medio termine, ovviando alle tentazioni della specializzazione scientifica, a beneficio di una domanda consapevole, un’offerta adeguata ed efficace e quindi, in definitiva, di un mercato vettore di benessere anche sociale.

2 Citato in Reday–Mulvey, G., Working beyond 60.
3 Citato in Corneli, A., Invecchiamento: la sfida del XXI secolo.
4 Il Paese a minore vulnerabilità è stato identificato da tale ricerca nell’Australia, in virtù di buoni flussi demografici, settore pubblico flessibile ed efficiente sistema assicurativo per la terza età.
5 In altra occasione, con riferimento alla fase di accumulo, abbiamo avuto modo di definirla “sindrome della dieta”: c’é sempre un prossimo lunedì in cui cominciarla.


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